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Ventisette come gli anni di Jane Austen quando disse no

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Olivia Williams (Jane Austen), in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen) BBC, 2008

Credo fermamente nelle coincidenze significative (anche quando il loro significato mi sfugge)…
Ed è di una di queste coincidenze sfuggenti ma evidenti che vorrei parlarvi oggi. No, niente di accademico o minimamente sensato. Semplicemente, si tratta di una delle mie ricorrenti elucubrazioni sulla coincidenza che ho notato.

Mi ci ha fatto ripensare la cara amica di blogosfera Silvia di Vorrei essere un personaggio austeniano quando, qualche giorno fa, ha compiuto gli anni (ancora auguri, cara Omonima Janeite!). Giustamente, ha ricordato una curiosa cabala austeniana legata ai suoi 27 anni. Cercando su internet, tanto per togliermi lo scrupolo, ho scoperto che… non c’è nulla da scoprire, insomma, forse è una coincidenza significativa solo per me.
I ventisette anni di età ricorrono spesso nei romanzi di Jane Austen.
Silvia, nel suo post, ha ricordato tutti i casi. Ed io ho ripreso a chiedermi, per l’ennesima volta, per quale ragione Jane si sia trovata così di frequente a stigmatizzare questa età nei suoi romanzi…
Ricapitoliamo.

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Il vero volto di Jane Austen? (3)

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Il presunto ritratto di Jane Austen, ritrovato nel 2011

Impossibile non ricordarlo. Il presunto ritratto di Jane Austen miracolosamente ritrovato da una studiosa britannica (che sta per pubblicare una biografia sulla Nostra) ha tenuto banco sul finire del 2011, tanto che persino l’autorevole (ma pur sempre interessata al profitto) BBC gli ha dedicato un documentario.

Per chiarire la situazione, abbiamo già fatto due passeggiate nella Galleria dei Ritratti di Zia Jane scoprendo che manca un suo ritratto ufficiale vero e proprio e che solo due sono i ritratti autentici (uno è addirittura di spalle, e l’ho scelto come immagine di questo post) insieme ad una piccola costellazione di immagini presunte tali ma impossibili da verificare.
E ci siamo stupiti di come anche il vero aspetto di Jane ricada in quella zona d’ombra che sembra ammantare tutta la vita dell’autrice…
Oggi, per completare il quadro, resteremo comodamente seduti ad ascoltare le voci di chi l’ha conosciuta, nelle testimonianze scritte che ci parlano di come i suoi contemporanei la vedevano, per tentare di mettere insieme un’immagine più chiara, quasi come in un identikit.

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Novità 2012: le biografie familiari di Jane Austen in italiano

In apertura di questo 2012, dopo aver parlato delle edizioni speciali del 2011 dedicate al festeggiato dell’anno Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), chiudo il cerchio idealmente con una novità importante per le traduzioni italiane dei libri riguardanti Jane Austen.
Mi ero già rammaricata del fatto che sono introvabili nella nostra lingua i cosiddetti Memoir (ricordi) familiari, cioè le biografie che i familiari di Jane Austen hanno redatto negli anni seguenti la sua premaura scomparsa: questa lacuna ha precluso per troppo tempo a molte persone la possibilità di leggere quel poco che sappiamo di Zia Jane direttamente dalla voce di chi la conosceva bene.
(si vedano in proposito i post dedicati a questi scritti)
Ma il 2012 porta una novità che ritengo importante segnalare proprio perché colma questa lacuna e dà finalmente l’opportunità a chiunque lo desideri di leggere queste importanti biografie familiari anche nella nostra lingua.

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Il vero volto di Jane Austen? (2)

by Cassandra Austen, pencil and watercolour, circa 1810

Ritratto di Jane Austen, eseguito da Cassandra, acquarello e matita, 1810 ca.

La Galleria dei Ritratti di Jane Austen non ha un suo ritratto ufficiale. Ha due soli ritratti autentici ed una miriade di piacevoli variazioni sul tema, solitamente derivati da uno dei due succitati ritratti autentici. E ad oggi il suo vero aspetto non ci è noto con assoluta certezza.
Nel post precedente (Il vero volto di Jane Austen? 1), abbiamo passeggiato tra le sue immagini più famose cominciando da quelle certe e concludendo la visita davanti alla silhouette che abbiamo visto tante volte (anche in questa sala da tè!) ma che mi sono permessa di indicare come capofila della lunghissima serie di immagini non autentiche di Jane Austen.

Oggi, riprendiamo la visita ai ritratti di questa galleria ideale proprio da qui, dalle immagini più incerte di Jane Austen, molte delle quali derivate dallo schizzo appena abbozzato disegnato da Cassandra.
(Curiosa questa analogia con i romanzi di Jane: esattamente come loro, infatti, anche i ritratti sono oggetto di moltiplicazione per partenogenesi!)
Partiamo…

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Il vero volto di Jane Austen? (1)

Jane Austen Potraits

Ma quanto si parla di Jane, ultimamente?
La danno per morta avvelenata dall’arsenico in un’oscura faida familiare (ma è solo un romanzo, opera di fantasia su labilissime evidenze, chiaro?) o finalmente ritrovata nelle sue fattezze reali in un ritratto finora sconosciuto (ma dalla provenienza ancora più oscura della faida di cui sopra, per di più donato all’attuale proprietaria il 1 aprile di quest’anno, chiaro?)…
Non è piacevole constatare che ci sono sempre ragioni commerciali, dietro queste strepitose scoperte del secolo. Ma c’è il lato positivo: si parla di Jane Austen. Che è sempre un toccasana. E in questo guazzabuglio mediatico, sono sicura che qualcuno sarà incuriosito e spinto a scoprirla nella sua vera dimensione: i suoi romanzi. Non tutto il fastidio viene per disturbare… E Jane Austen viene sempre e solo per farci tanto bene.


È notizia di pochi giorni fa il ritrovamento di un ritratto che viene ritenuto, da chi lo ha pubblicizzato, come quello più vicino alla realtà (in fondo al post, link utili per leggere la notizia).
È anche in questo caso, un’ipotesi abilmente sfoderata in occasione dell’imminente pubblicazione di un libro (guarda un po’ il caso). Tuttavia, la BBC ha già imbastito su ciò un documentario che andrà in onda il 26 dicembre prossimo. Non ci resta che sospendere il giudizio ed attendere ciò che sarà scoperto in futuro – anche perché è un ritratto spuntato dal nulla, del quale non si conosce, se non vagamente, la provenienza…
(Pensiero impertinente: e se fosse come le famose teste di Modigliani scolpite in garage da un gruppo di burloni?…)
Ma, intanto, vale la pena cogliere questa occasione per fare un po’ di ordine nella galleria dei ritratti di Miss Jane Austen. Qual è il vero volto che da quasi due secoli siamo abituati ad associare al suo nome?

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Elinor e Marianne come Cassandra e Jane?

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Elinor (Hattie Morahan) e Marianne (Charity Wakefield), da Ragione e Sentimento BBC 2008

E’ opinione diffusa, e talvolta sostenuta anche da studiosi e critici letterari, che le due sorelle Dashwood protagoniste di Sense and Sensibility/Ragione e sentimento, siano modellate sulle due sorelle Austen, e che quindi nella emotiva e solare Marianne, appassionata di letteratura e musica, si possa vedere Jane Austen stessa mentre, nella riflessiva e seria Elinor, punto di riferimento della famiglia, sua sorella Cassandra.
Di certo, non è mai giunto fino a noi alcun riscontro inconfutabile; ed i dati biografici delle due sorelle Austen sono insufficienti per fare deduzioni fondate. D’altro canto, siamo consapevoli che uno scrittore tende a parlare molto di sé nelle prime opere, e che Jane Austen in particolare descriveva la propria realtà quotidiana. Eppure, una cosa è certa: è almeno dal 1870 che questa associazione viene messa in discussione. E non da erudite confutazioni degli esperti. Ma da colui che è considerato il primo biografo ufficiale di Jane.

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Dear Aunt Jane: come nacque il mito – Il Memoir di J.E. Austen-Leigh (2)

Il Memoir più che una biografia è un vero e proprio ricordo familiare, come dice il titolo.

Scritta da James Edward Austen-Leigh nel 1869 sulla base dei ricordi raccolti per il vasto parentado austeniano, e pubblicata il 16 dicembre (questa data vi dice qualcosa?) dello stesso anno ma datata 1870, è di fondamentale importanza per l’origine del “mito” Jane Austen.

Dopo aver chiacchierato della genesi di quest’opera nel post Dear Aunt Jane: come nacque il mito – 1, vi invito ad immergerci nelle sue pagine e scoprire come sono nati alcuni dei miti più radicati intorno alla figura di Jane Austen.

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Dear Aunt Jane: come nacque il mito – Il Memoir di J.E. Austen-Leigh (1)

MemoirJaneAustenUn elemento accomuna le prime notizie biografiche ufficiali di Jane Austen: sono una questione di famiglia, per di più attentamente sorvegliata e centellinata da coloro che si sono assunti il compito di comunicarle al mondo.
Così, dopo l’exploit di Henry (il fratello prediletto nonché suo “agente”) nella Biographical Notice da lui scritta ad introduzione di Persuasione e Northanger Abbey pubblicati postumi nel 1818 e 1833 (vedi il post La madre di tutte le biografie), il testimone passa al nipote James Edward Austen-Leigh, figlio di James (il fratello maggiore di Jane), vicario di Bray, assiduo frequentatore delle zie Jane e Cassandra da bambino, che scrive A Memoir of Jane Austen (in edizione italiana col titolo Ricordo di Jane Austen, Sellerio 1992, fuori catalogo, ahimé).

Malgrado il tono talvolta fin troppo edificante e vittorianissimo, che può far sollevare più di un sopracciglio, questo scritto resta fondamentale per la fama di Jane – per molti motivi.

Ma soprattutto perché è con questo Memoir che viene scolpito per sempre il mito Jane Austen.

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La “madre” di tutte le biografie: la Biographical Notice di Henry Austen

northanger-abbey-and-persuasion-title-pageIl suo nome non era mai stato ufficialmente rivelato.
E per quanto si fosse data da fare per tenerlo nascosto (o, quanto meno, non dirlo esplicitamente) pubblicando le sue opere in modo anonimo, la bellezza dei suoi scritti aveva fatto correre il suo nome di voce in voce – così che, prima di pubblicare Emma, un’ampia cerchia di persone (tra cui lo stesso Principe Reggente) sapeva chi era l’autrice di Mansfield Park e dei due romanzi precedenti.  
(Per un approfondimento, vedi il post Il nome mio nessun saprà)
Ma la sua morte cambia le carte in tavola.
La pubblicazione postuma di Northanger Abbey e di Persuasion in un unico volume, nel dicembre del 1817, è curata dal fratello prediletto, nonché suo “agente”, Henry – il quale, come omaggio estremo alla sua grande sorella, raccoglie i propri ricordi e li fissa per sempre, a beneficio di tutti, nella Biographical Notice of the Author che precede i due romanzi.
E’ così che il nome di Jane Austen viene regalato al mondo ed all’eternità.
Ed è così che nasce la prima biografia di Jane Austen – che avrà ripercussioni notevoli su tutto quanto di lei sarà raccontato successivamente…

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Il nome mio nessun saprà!

04_janeausten_watercolour_cassamdraPrendo in prestito un verso della famosa aria Nessun Dorma, dall’opera Turandot del grande maestro Giacomo Puccini, per ricordare un aspetto oggi poco conosciuto tra i lettori e le lettrici di Jane Austen.
Ella non volle mai rendere noto il proprio nome come autrice ed i suoi libri furono pubblicati anonimi.
Le motivazioni credo derivino da una mescolanza tra, da un lato, la naturale riservatezza ed umiltà dell’autrice stessa e, dall’altro, la convenzione sociale tristemente consolidata che di fatto impediva alle donne di pubblicare ufficialmente a proprio nome.

…Basti pensare che la stessa Frances “Fanny” Burney pubblicò il suo primo romanzo anonimo e, solo dopo che la sua identità fu scoperta e diffusa riscontrando grande successo, pubblicò con il proprio nome.
I romanzi di Ann Radcliffe uscirono quando era già sposata – forse l’avere un marito fosse considerata una sorta di garanzia di solidità anche editoriale?… E del resto, qualche decennio più tardi, anche le sorelle Bronte pubblicarono i loro scritti con degli pseudonimi…

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