Archivi categoria: Opere di Jane Austen

Sanditon, l’incompiuto irresistibile e i suoi tanti completamenti

Sanditon, completions: Dobbs, Bebris, Riordan

I sei romanzi completi di Jane Austen sono da oltre un secolo fonte di inesauribile ispirazione per altri romanzi ad essi variamente ispirati, i cosiddetti Austen inspired novels, ovvero i “derivati” austeniani: tra sequel, prequel, spinoff, retelling, crossover… ogni opera viene costantemente rielaborata in varie combinazioni, per la gioia di tanti ammiratori di Jane che, non riuscendo a farsi bastare i sei capolavori originali, cercano di restare immersi nel mondo austeniano anche attraverso questi surrogati.
Un romanzo di Jane Austen incompleto costituisce forse una tentazione ancor più irresistibile per provare a dare una forma più delineata a un microcosmo narrativo appena abbozzato, anche perché permette di scatenare la fantasia a briglie sciolte. Questo sembra essere vero per entrambi gli incompiuti austeniani: The Watsons (I Watson), il romanzo che Jane scelse di abbandonare intorno al 1805 e non riprendere mai più in seguito, in anni recenti è stato più volte completato e pubblicato (ad esempio da Joan Aiken con il romanzo I Watson e Emma Watson); ma tra i due è senza dubbio Sanditon a vantare numerosissimi e costanti tentativi di completamento, anche in forma di adattamento per lo schermo, come ad esempio la serie tv sceneggiata da un grande esperto di trasposizioni letterarie austeniane come Andrew Davies e prodotta da ITV e PBS, andata in onda per la prima volta in Italia nel settembre 2020 (che ho recensito nel mio tè delle cinque “La Riviera dei cuori infranti“).
Il tè delle cinque di oggi ripercorre questa intensa, sorprendente storia d’amore tra Sanditon, lo scintillante incompiuto austeniano, e i suoi numerosi continuatori.

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Emma abita a Beverly Hills, da 25 anni | Clueless (Ragazze a Berverly Hills), film 1995

Clueless, Ragazze a Beverly Hills

Uno degli adattamenti per lo schermo più rappresentativi della cosiddetta Austen Renaissance della metà degli anni ’90 è una trasposizione moderna di Emma. Si tratta di Clueless (un aggettivo del gergo americano di quegli anni, letteralmente: non avere la più pallida idea, oppure essere incapace), una commedia giovanile che, alla sua apparizione nelle sale statunitensi nel luglio del 1995, colse tutti di sorpresa e conquistò pubblico e critica in men che non si dica, diventando presto un film di culto. Arrivò nelle sale italiane l’estate successiva con il titolo poco accattivante, e molto fuorviante, di Ragazze a Beverly Hills. Ancora oggi, a distanza di ben venticinque anni, studiosi e ammiratori di Jane Austen lo nominano tra i migliori adattamenti austeniani mai realizzati. Sì, perché – come ci insegna Jane Austen – le prime impressioni possono essere ingannevoli…
A distanza di un quarto di secolo, in questo strano e complicato 2020, la superstar del grande schermo è sempre lei, Miss Emma Woodhouse, classe 1815, la bella, intelligente e ricca eroina dell’omonimo romanzo di Jane Austen: oltre al nuovo film di Autumn De Wilde (di cui ho già parlato in un mio tè delle cinque) uscito la scorsa primavera in piena emergenza Covid-19, infatti, non possiamo non ricordare lo scintillante e fondamentale venticinquesimo anniversario dell’uscita di Clueless, un gioiellino che fece epoca e non ha mai smesso di conquistare il pubblico.
L’occasione per guardarlo insieme è particolarmente propizia perché in questo periodo il film è visibile in chiaro sulla piattaforma Netflix. Inoltre, a testimonianza della sua gloria imperitura, è appena stata annunciata la prossima uscita di una serie spin-off (per ora senza titolo) tratta dal film, che sarà disponibile su un’altra piattaforma analoga, l’americana Peacock di NBC.
Servitevi di tè freddo e pop-corn, e seguiamo la protagonista del film, la sedicenne studentessa di high school Cher Horowitz (Emma Woodhouse), nella sua vita dorata in California. Non siete curiosi di sapere come Jane Austen si sia ambientata in questa modernissima Highbury della West Coast?…

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Leggere Jane Austen | Sanditon

L’insostenibile indeterminatezza di un capolavoro in potenza

Sanditon - walking dress, parasol, bathing machines
Abito da passeggiata con parasole per località balneari (sullo sfondo una “bathing machine”) – fonte: janeaustenslondon.com

Sanditon è l’ultimo romanzo di Jane Austen, rimasto incompiuto a causa della sua morte, avvenuta il 18 luglio 1817 dopo una malattia lunga e dolorosa, i cui primi sintomi erano iniziati nella primavera del 1816. Questo abbozzo di romanzo è costituito da appena 24.000 parole, le ultime che l’autrice ha composto con l’intento di raccontare una nuova storia.
Tra le opere più trascurate dagli appassionati, questa è forse la più dimenticata di tutte. Non è l’unica incompleta di Jane Austen: anche The Watson (I Watson) resta privo di una fine ma per scelta dell’autrice stessa, che lo abbandonò per non riprenderlo mai più, e addirittura sappiamo come sarebbe finito grazie a una nota del nipote biografo James Edward Austen Leigh, il che rende la sua incompiutezza più sopportabile. Sanditon è tra i due il più doloroso.
Un romanzo incompleto è un concetto che la mente non considera perché contrario al raccontare una storia: prima o poi, ogni storia che si rispetti arriva ad una conclusione o, meglio, ad una compiutezza così come l’ha voluta chi l’ha concepita, anche se decide di lasciare volutamente qualcosa in sospeso. Iniziare a leggere una storia sapendo già che saremo abbandonati in mare aperto, nel bel mezzo dell’azione, perché così ha voluto il fato e non l’autore, non depone a favore di questa esperienza.
E questo è più che mai vero se si tratta di Jane Austen perché già è faticosamente insostenibile rassegnarsi a farsi bastare i sei romanzi completi che ha regalato all’umanità. Se poi aggiungiamo il fatto che questo incompiuto è tale a causa delle sua morte, avvenuta dopo oltre un anno di crescenti sofferenze, diventa impossibile avvicinarlo senza avvertire un’ombra di dolore per la sua sorte e di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere e non sarà mai.
C’è chi rifiuta di leggerlo, e chi lo fa come se dovesse togliersi un dente.
Eppure, così facendo si rischia di perdere una Jane Austen appassionante – sì, appassionante – perché inedita, intenta a costruire una nuova se stessa letteraria, che esce dal salotto di casa e dal proverbiale villaggio con tre famiglie a lei tanto caro per approdare su una spiaggia in faccia al mare aperto, tutta proiettata al futuro oltre quell’orizzonte. Se possibile, una Jane Austen ancora più geniale e potente, che sembra trovare in queste pagine la forza uguale ma contraria per contrastare quanto le sta accadendo mentre scrive.

È indispensabile abbandonare ogni resistenza, ogni mestizia, per cambiare prospettiva: non si tratta “solo” di 11 capitoli e un frammento del 12mo, ma sono le ultime, scintillanti 24.000 parole di Jane Austen. Non le si può ignorare, devono anzi essere onorate e amate perché hanno tutte le carte in regola per essere potenzialmente il suo capolavoro più grande: un orizzonte ampio quanto il mare sulle cui rive è ambientato, un’intera comunità di personaggi come protagonista e un’ironia dirompente, senza precedenti.
Servitevi di tè abbondante, indossate allegri costumi e cuffie da spiaggia, e lasciatevi convincere a tuffarvi con me nel mare della cittadina balneare di Sanditon. Venite a conoscere l’ultima strepitosa Jane Austen.

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Sanditon, serie ITV, 2019 | La Riviera dei Cuori Infranti

..tra cui il mio, insieme a quello di una quantità imprecisata, ma di sicuro enorme, di spettatrici e spettatori in giro per il mondo.
Ormai conoscete, tutte e tutti in ogni angolo del globo, un paio di dettagli fondamentali su questa serie, Sanditon, prodotta dalla rete britannica ITV e dalla statunitense PBS, uscita nell’agosto del 2019 e molto discussa fin dalla prima puntata. Perciò anche se non l’avete vista, so che non commetterò alcun Grave Reato da Spoiler parlandovene con assoluta & affranta sincerità.

Sanditon, ITV, 2019

Molto probabilmente, infatti, sapete già [SE NON CONOSCETE IL FINALE DI STAGIONE, SALTATE AL PUNTO SUCCESSIVO: “All’inizio del 2020”] che questa serie è così drammatica da non avere un lieto fine, né per i due protagonisti (e un paio di altri personaggi) né per la serie in sé e per sé, che resta inopinatamente priva di seconda stagione.
All’inizio del 2020, il popolo del web ha lanciato una campagna, #SaveSanditon, per convincere ITV e PBS, a tornare sui loro passi e produrre la seconda stagione ma finora nessuna nuova (quindi, in questo caso, pessima nuova). Ma non è questo il giorno per muovere la protesta, anche se prometto che tornerò presto su questo punto dolente perché, oltre ad interessarmi in quanto Spettatrice Sedotta & Abbandonata, è anche un’interessante testimonianza di quanto Jane Austen sia oggi, nel 2020, un potentissimo fenomeno culturale di massa.
Oggi con il mio tè delle cinque voglio portarvi sulle coste del Sussex in compagnia della brillante Charlotte Heywood e del fascinoso Sidney Parker, per raccontare questa splendida (sì, splendida!) serie tv che, malgrado una ridottissima, se non quasi nulla, distribuzione nelle reti tv/web del mondo, non smette di conquistare i cuori ed agitare le acque profonde e infinite del Grande Mare di Internet.
Allacciate ben stretti i vostri copricapi e mantelli, rifornitevi di molti fazzoletti e altri generi di conforto, e preparatevi a restare appassionatamente in balia delle onde e del vento sulla riviera di Sanditon, dove un suono soltanto sembrerà riempire l’aria intorno a voi: quello dei cuori infranti.

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I mantelli rossi delle fanciulle di Highbury | Un dettaglio dal film “Emma.” di Autumn De Wilde

Emma., film 2020, Autumn De Wilde

Il film Emma., l’adattamento della regista Autumn De Wilde uscito lo scorso marzo, ha un impatto visivo eclatante: in ciascuna inquadratura, ogni singolo elemento che possa raccontare visivamente l’ambientazione storica e sociale nonché le dinamiche tra i personaggi viene sfruttato con accuratezza maniacale, così che ogni fotogramma è una vera scorpacciata narrativa per lo sguardo. Questa è anche la ragione per cui, più che mai, è necessario guardare questo film più volte per far emergere da questo tripudio di forme e colori ora uno ora l’altro dei dettagli disseminati ovunque.
Ho avuto il piacere di scambiare diverse conversazioni virtuali con lettrici e lettori su questo nuovo film, soprattutto in occasione della recensione a più voci pubblicata sul sito di Jane Austen Society of Itay (JASIT). Ed ho notato che c’è un dettaglio in particolare che ricorre nelle note degli spettatori, generando diverse ipotesi sul suo significato. Si tratta delle giovani ospiti della scuola di Mrs Goddard che se ne vanno in giro per la campagna di Highbury indossando degli sgargianti mantelli rossi, costellando tutto il film con le loro vivaci apparizioni di gruppo.
Il pubblico moderno le ha subito associate alle Ancelle del romanzo distopico Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, e in particolare alla serie tv che ne è stata tratta, dove le donne destinate da un governo teocratico totalitario a scopi riproduttivi sono obbligate ad indossare un mantello rosso e un cappello bianco. L’interpretazione data a queste giovani in mantelli rossi è, dunque, assai inquietante: si tratterebbe, in definitiva, del fantasma dell’eterna, dura discriminazione delle donne che si aggira come monito per tutto il film.
La spiegazione reale è, invece, più semplice e lieta anche se, per un pubblico moderno, risulta più difficile da cogliere: l’ha spiegata la stessa regista e deriva dalla fedelissima ricostruzione storica da lei voluta per il film.
Con il tè delle cinque di oggi, dunque, vi porto a vedere da vicino i mantelli rossi delle fanciulle di Mrs Goddard del film Emma.: lo faremo tuffandoci nelle illustrazioni di scene di vita quotidiana in epoca Regency a cui la costumista Alexandra Byrne e la regista Autumn De Wilde si sono ispirate per ricostruire con la massima accuratezza l’ambiente campagnolo dell’epoca di Jane Austen.
(anche se è lecito pensare che entrambe fossero ben coscienti dell’inevitabile associazione che gli spettatori avrebbero fatto con le Ancelle di Margaret Atwood…)

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“Emma.” di Autumn De Wilde, il film del 2020 tratto dal romanzo di Jane Austen

Emma, by Autumn De Wilde, 2020

Che cosa avrà mai questa Miss Emma Woodhouse da essere così ricercata ed acclamata come una vera star del cinema? E da ben venticinque anni! Sì, perché se facciamo bene i conti, peraltro assai facili, è dal quel lontano 1995 che Emma è una costante presenzialista dello schermo. Il 1995 è l’anno in cui la sua mamma artistica, Jane Austen, fece perdere la testa a cinema e tv in tutto il mondo conquistando ogni angolo del globo nel giro di un solo fotogramma – accadde del tutto involontariamente, s’intende, essendo la suddetta Miss Austen una campionessa inarrivabile di discrezione.
Ricorderete la scorpacciata & ubriacatura del biennio 1995-96 durante il quale uscirono sei, ben sei, adattamenti cinematografici e televisivi di opere di Jane Austen (io c’ero!, e fu un’apoteosi indimenticabile, che sarebbe passata alla storia come “Austen Renaissance”): in ordine di apparizione, ecco un Persuasione, una Emma moderna (Clueless – Ragazze a Beverly Hills), un Orgoglio e Pregiudizio (sì, LUI, quello di BBC), un Ragione e Sentimento (sì, quello di Ang Lee), e ben due Emma, quella di Gwyneth Paltrow e quella di Kate Beckinsale. Tre su sei, il 50%: congratulazioni, Miss Woodhouse, vittoria schiacciante.
Del resto, è pur sempre handsome, clever and rich, bella, intelligente e ricca, con una spiccata tendenza a porsi come guida luminosa per tutti, così che non potevano passare molti anni senza una sua nuova apparizione sulla scena: e rieccola nel 2009, nello sceneggiato di BBC con Romola Garai, il mio amatissimo Johnny Lee Miller ed un perfetto Michael Gambon. E rieccola adesso sul grande schermo a inaugurare gli anni ’20 di questo secolo, grazie alla regista Autumn De Wilde.

Avete già visto questo nuovo film, uscito in UK e USA all’inizio di marzo e poi, a causa dell’emergenza sanitaria mondiale, a noleggio online per tutti gli altri? Quale che sia la vostra risposta, vi invito ad un tè delle cinque con molti ospiti nella sala di Jane Austen Society of Italy (JASIT) dove ho recensito il film insieme agli altri componenti dell’associazione.

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Jane Austen online: ebook gratis, film e serie tv

Pride and prejudice, film, 2005
Svago domestico a Longbourn, dal film Orgoglio e Pregiudizio, 2005

Come riempire il tempo libero ritrovato in queste nostre vite quotidiane improvvisamente ridefinite dalla pandemia del coronavirus? La rete intenet offre una gamma vasta e ricca di opportunità. E quindi… #iorestoacasaconJaneAusten, sì, ma come e dove trovare libri, film, musica, ogni tipo di risorse dedicate a Jane Austen in rete?
Nei primi giorni della Chiusura Totale, abbiamo esplorato insieme le imperdibili, numerosissime occasioni offerte da un’ottima fonte gratuita, la Biblioteca Digitale per tutti Media Library Online.
Oggi, arricchisco questo suggerimento con qualche ulteriore indicazione, attingendo ad altre fonti facilmente accessibili, alcune gratuite, per leggere libri e guardare film e serie tv dedicate a Jane Austen.
Anche oggi, dunque, non mi resta che invitarvi ad accomodarvi in poltrona con il vostro dispositivo mobile, una fumante tazza di tè e seguirmi sulle onde del wi-fi. Buona lettura e buona visione!
#iorestoacasaconJaneAusten

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Jane Austen illustrata. La leggendaria “Peacock Edition” di Pride and Prejudice del 1894

Pride and Prejudice, Hugh Thomson, peacock edition, 1894
fonte: victorianweb.org

Ogni anno inizia sotto la stella, calda e luminosa, di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio). Gennaio è infatti il mese in cui cade il compleanno di questo romanzo, che vide la luce il 28 gennaio del 1813. Il giorno dopo, scrivendo di questa lieta notizia alla sorella Cassandra, Jane Austen stessa lo definì my own darling child, il mio adorato bambino, e tale sembra essere sempre stato nei suoi primi 207 anni di vita presso il pubblico di lettrici e lettori poiché resta inequivocabilmente (pur in assenza di alcun dato statistico alla mano) il più amato e il più famoso dei sei romanzi perfetti di Miss Austen.
Il suo compleanno è sempre un’ottima occasione non solo per rileggerlo ma anche per esplorare il terreno fertilissimo delle rielaborazoni che germogliano senza posa sulle sue pagine luminose.

Nelle ultime settimane, nelle edicole italiane ha fatto furore l’apparizione di un volume di Orgoglio e Pregiudizio particolarmente curato nell’aspetto grafico – un po’ meno in quello testuale, che sta raccogliendo diverse segnalazioni di refusi piuttosto gravi, e assai meno dal punto di vista dello spot pubblicitario che lo ha accompagnato, con un raccapricciante “Jane Austen è di tendenza” pronunciato da una voce fuori campo sulle immagini di alcune giovani donne che, mostrando il libro, si specchiano e ammiccano come in una sfilata di moda. Un vero tripudio di stereotipi austeniani e femminili, purtroppo. Ma è pur sempre un’iniziativa che porta la Grande Letteratura all’attenzione del Grande Pubblico, e questo resta encomiabile.

La tanto elogiata copertina che raffigura un pavone con la sua gigantesca, coloratissima coda a ruota che campeggia su tutto lo spazio disponibile non è una creazione originale perché si ispira molto direttamente a una famosa, amatissima, leggendaria edizione di Pride and Prejudice di oltre un secolo fa: la cosiddetta peacock edition, ovvero edizione del pavone, così chiamata per la presenza di un pavone dalla grande coda dorata sulla copertina, appunto, che fu pubblicata dall’editore londinese George Allen nel 1894 (e non 1885, come indicato dall’edizione in edicola).
Alla bellezza e accuratezza dei disegni di un grande artista come Hugh Thompson, l’editore unì l’arguta analisi di un eminente studioso come George Saintsbury: nella sua brillante Prefazione, inventò la parola che ci identifica tutti, Janeite, fissando così sulla carta i contorni di quello che era già diventato un vero e proprio fenomeno, ovvero la crescente popolarità di Jane Austen, che da quel momento non si sarebbe più fermato.
In questo tè delle cinque desidero raccontare la storia e il valore di questa che è ancora oggi una delle edizioni di Pride and Prejudice più luminose e leggendarie e, molto probabilmente, la più amata dai Janeite di tutto il mondo. Non mi resta che aprire con voi la preziosa copertina col pavone.

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The Watsons arriva a teatro ed è il primo adattamento in assoluto (finalmente!)

The Watsons on stage
The Watsons a teatro – fonte: The New York Times, nytimes.com

Nel post di Capodanno, ho raccontato la scena di ballo più lunga e minuziosa mai scritta da Jane Austen, ovvero la grandiosa scena che apre l’incompiuto The Watsons (I Watson). In chiusura di quel tè delle cinque a passo di danza, ho sottolineato come sia sorprendente, in modo talmente eclatante da apparire inspiegabile nonché assurdo, che la settima arte non si sia mai appropriata dei Watson.
Ci sono stati tentativi letterari di completare l’opera abbandonata (a cominciare dalla nipote Catherine Hubback, nel 1850, per finire nel 1996 con Joan Aiken). Ma nessuno ha mai portato questo romanzo sul palcoscenico né sullo schermo, malgrado la sua natura teatrale. Proprio come qualunque altra opera di Jane Austen, infatti, anche questo incompiuto presenta una sceneggiatura perfetta già pronta per essere impastata, cotta e consumata. Se qualcuno si è preso il disturbo di portare sullo schermo il più doloroso degli incompiuti austeniani, Sanditon, legato strettamente alla morte della sua autrice, non si vede perché non possa esserlo quest’altro incompiuto, così luminoso e storicamente interessante.
Eppure qualcosa si è già messo in moto perché, come riportavo nell’ultima frase del mio post di Capodanno, si ha notizia di un recentissimo adattamento per il teatro, che è di fatto il primo adattamento in assoluto di quest’opera così spesso dimenticata anche dai Janeite più ferventi.
Oggi – anche per distrarre tutti i Janeite dall’imminente arrivo dell’ennesimo adattamento di Emma per il cinema (sì, lo so, non ne abbiamo mai abbastanza!) – mantengo la promessa che ho fatto a Capodanno: andiamo a prendere il nostro tè delle cinque nel West End londinese dove lo spettacolo The Watsons sta per compiere un grande debutto, dopo un rodaggio di successo iniziato nel 2018 a Chichester, nel Surrey, e proseguito in un dei teatri più brillanti e innovativi di Londra. Accomodiamoci in sala, dunque, lo spettacolo dei Watson ha inizio.

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Il ballo più lungo e dettagliato scritto da Jane Austen è in The Watsons (I Watson)

Il ballo di Netherfield, BBC, 2013
Il ballo di Netherfield ricostruito da BBC nel 2013 a Chawton House (fonte: bbc.co.uk)

Nei romanzi di Jane Austen, la danza è una grande protagonista. Innanzitutto per una motivazione sociale: ai suoi tempi, era l’unica occasione che ogni persona aveva di interagire con altre persone, anche se sconosciute, e con un buon grado di libertà (benché all’interno di un quadro normativo ben preciso, dettato dalle regole dell’etichetta). Un ballo – grandioso o per pochi intimi, pubblico o privato – permetteva un’attività sociale di grande importanza che trascendeva il mero desiderio individuale e ne estendeva l’utilità all’intera collettività perché era il luogo ideale per rinsaldare i legami esistenti e intrecciarne di nuovi. Un ballo non era solo divertimento, dunque, ma un luogo sociale di capitale importanza per la vita dell’intera comunità. Inevitabilmente, i personaggi di Jane Austen partecipano ad una quantità di balli così come lei stessa, sua creatrice, e tutte le persone intorno a lei facevano nella realtà.
Il fine cesello austeniano dipinge in ognuno dei sei romanzi maggiori delle scene di danza memorabili, grandiose e avvincenti, in cui la penna dell’autrice si muove come la bacchetta di un direttore d’orchestra che concerta ogni elemento con gesto elegante e sicuro.
Ogni Janeite custodisce nel proprio cuore la preferenza per una scena di ballo in particolare. Ognuno di noi ha la sua preferita: l’intensissimo ballo di Netherfield in Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio); il perfetto ed emozionante ballo al Crown Inn in Emma; i tanti, avventurosi balli della giovane Catherine a Bath, con un cavaliere/pigmalione desiderabilissimo come Henry Tilney, in Northanger Abbey (L’Abbazia di Northanger)… Quanto è lungo l’elenco? Potremmo citarli tutti e conversarne per ore intere, fino a cogliere l’occasione per andarci a rileggere tutti i romanzi alla ricerca di ogni singola scena di ballo. Ma, sfogliandoli tutti in rigoroso ordine di pubblicazione, da Ragione e Sentimento via via fino all’ultima pagina di Persuasione, non mi sentireste mai esclamare “Ecco, questa è la mia preferita, in assoluto!”.
Non è tra i Fantastici Sei di Miss Austen, infatti, che troverete la mia scena di ballo più amata. La danza austeniana che più di tutte mi appassiona e mi lascia piena di ammirazione è in un romanzo incompiuto (e per questo assai poco conosciuto anche dai Janeite più convinti): The Watsons (I Watson).
È la scena di danza più lunga e accurata che Jane Austen abbia mai scritto, dove c’è tutto quanto necessiti sapere sia sul valore sociale del ballo a quei tempi sia sulla maestria dell’autrice nel raccontare la storia dei tanti personaggi in gioco, intrecciandola mirabilmente ai volteggi e alle regole della danza. Un diamante grezzo, che Jane non ha mai ripreso per la revisione finale e anche per questo inevitabilmente ancora lontano dalla perfezione assoluta dei balli che l’autrice comporrà negli anni successivi, ma pur sempre un gioiello che non può restare nell’ombra e deve far parte della conoscenza di ogni Janeite.

Per celebrare l’inizio del nuovo anno, dunque, vi invito al grande «ballo invernale della città di D., nel Surrey» con cui si apre il romanzo incompiuto The Watsons (I Watson). Indossate i vostri abiti più belli e le scarpe più fini, sciogliete un poco i piedi, calzate bene i guanti badando di non toglierli mai, ripassate le regole dell’etichetta, e tuffatevi con me ed Emma Watson nella lunga, affollata serata danzante. Che il ballo abbia inizio. Buon Anno!

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