Ventisette come gli anni di Jane Austen quando disse no

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Olivia Williams (Jane Austen), in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen) BBC, 2008

Credo fermamente nelle coincidenze significative (anche quando il loro significato mi sfugge)…
Ed è di una di queste coincidenze sfuggenti ma evidenti che vorrei parlarvi oggi. No, niente di accademico o minimamente sensato. Semplicemente, si tratta di una delle mie ricorrenti elucubrazioni sulla coincidenza che ho notato.

Mi ci ha fatto ripensare la cara amica di blogosfera Silvia di Vorrei essere un personaggio austeniano quando, qualche giorno fa, ha compiuto gli anni (ancora auguri, cara Omonima Janeite!). Giustamente, ha ricordato una curiosa cabala austeniana legata ai suoi 27 anni. Cercando su internet, tanto per togliermi lo scrupolo, ho scoperto che… non c’è nulla da scoprire, insomma, forse è una coincidenza significativa solo per me.
I ventisette anni di età ricorrono spesso nei romanzi di Jane Austen.
Silvia, nel suo post, ha ricordato tutti i casi. Ed io ho ripreso a chiedermi, per l’ennesima volta, per quale ragione Jane si sia trovata così di frequente a stigmatizzare questa età nei suoi romanzi…
Ricapitoliamo.

Due sono le ventisettenni frutto del suo genio letterario.
Una, in Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), è l’amica del cuore di Lizzy, la granitica Charlotte Lucas che sente di non avere più prospettive ed accetta di sposare un personaggio raccapricciante come Mr Collins.
L’altra è la splendida, indimenticabile protagonista di Persuasion (Persuasione), Anne Elliot, che all’inizio del romanzo è una donna senza speranze ma, alla fine, ritrova l’amore che credeva perduto per sempre e mai dimenticato.
Anche un personaggio minore di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), Lady Middleton, è tra i ventisei ed i ventisette anni. E proprio nel primo romanzo pubblicato, i ventisette anni sono stigmatizzati da una giovanissima e assolutista Marianne, durante un famoso scambio con Elinor (capitolo 8):

“Una donna di ventisette anni”, disse Marianne, dopo una breve pausa, “non può certo sperare di provare o suscitare ancora sentimenti di affetto, e se non si trova bene a casa sua, o ha scarsi mezzi, posso immaginare che si adatti al compito di infermiera, allo scopo di procurarsi l’agiatezza e la sicurezza di una moglie. Se sposasse una donna del genere quindi non ci sarebbe nulla da ridire. Sarebbe un patto di convenienza, e tutti ne sarebbero soddisfatti. Ai miei occhi non sarebbe affatto un matrimonio, ma questo non significa nulla. Io lo considererei solo uno scambio commerciale, dal quale ciascuno cerca di trarre profitto a spese dell’altro.”

Forse mi sbaglio o forse sto per dire una banalità. Ma ho sempre pensato che questo ricorrere dei 27 anni come età cruciale nei romanzi nasca da un evento che ebbe conseguenze molto importanti per la vita di Jane: “The Manydown Story”.

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Harris Bigg-Wither

Jane sta per compiere ventisette anni quando pronuncia il suo no più drammaticamente famoso. No all’offerta di matrimonio di Harris Bigg-Wither, che tutti all’epoca (ma temo anche oggi…) ritenevano impossibile rifiutare: ricco, ottima posizione sociale, amico di famiglia, due sorelle grandi amiche di Jane, una grandiosa casa di famiglia (Manydown, appunto)…

In realtà, Jane dice subito sì, quella sera del 2 dicembre del 1802.
Ma al mattino non può fare a meno di scusarsi e dire che si è sbagliata, è stata una decisione avventata, e perciò no, grazie, rifiuta l’offerta accettata poche ore prima, fa i bagagli e lascia Manydown, dove era ospite con Cassandra, e torna a casa.

Non è rimasta alcuna testimonianza diretta di questo evento, solo un accenno indiretto da parte di sua nipote Caroline Austen (in proposito, si legga un illuminante articolo su jausten.it). Ma, in definitiva, non sapremo mai che cosa portò Jane a questa decisione. Sappiamo benissimo, però, quali conseguenze ebbe…

Alle soglie dei 27 anni, Jane non ha ancora pubblicato nulla.
Da parte, ci sono già  Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) e Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), seppure nelle loro prime versioni. Sta lavorando alla revisione di Susan, il futuro Northanger Abbey (L’Abbazia di Northanger), i cui diritti vengono acquistati la primavera seguente dall’editore Benjamin Crosby che, però, non lo pubblicherà mai.
L’eclissi creativa è già iniziata e sarà alimentata da eventi determinanti, come la morte del padre nel 1805 e l’inizio di una vita da zitella squattrinata e senza fissa dimora, ospite in casa dei fratelli, più ricchi e sposati di lei.
Non è un caso che a questo periodo difficilissimo appartenga l’incompiuto The Watsons, che Jane sembra rigirarsi tra le mani (forse fin dal 1804) senza venirne a capo.

Sappiamo che non demorde anche se dovrà aspettare il 1809 per uscire dal buio, per trovare l’agognata stabilità a Chawton e tornare a sentire la magia fluire libera dalla penna.

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Il tavolino di Jane Austen, a Chawton

…Ve lo siete mai chiesto? Sì, immagino di sì, innumerevoli volte…
Che cosa ne sarebbe stato del suo talento, se non avesse coraggiosamente ritrattato il suo sì? Oggi, potremmo godere dei capolavori che ci ha regalato?
Ragionevolmente, si dovrebbe rispondere: non potremo mai saperlo. Ma la condizione femminile era (è?…) tale da farmi rispondere: no.

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Il cottage di Chawton, l’amatissima casa di Jane Austen, oggi museo e meta di visite da tutto il mondo.

Mi piace pensare che negli anni di Chawton, quando riprende a revisionare alacremente i suoi primi due romanzi preparandoli per la pubblicazione, e poi comincia a comporre i seguenti, scrivendo ogni giorno sul suo tavolino accanto alla finestra della dining room, Jane scelga di lasciare traccia di quell’evento che segnò i suoi 27 anni, come uno spartiacque, forse proprio come emblema della condizione femminile e quindi monito per le eventuali future lettrici.

Non si può avere tutto dalla vita: una donna di indole indipendente come Jane, dopo quel 2 dicembre 1802 marciò lentamente ma inesorabilmente (di certo, inconsapevolmente) verso l’immortalità, ed il prezzo da pagare alla società in cui viveva fu proprio rinunciare ad una vita convenzionale e non conoscere la vita coniugale, calandosi nel ruolo della zia zitella.
Non è un caso che nei suoi libri l’azione narrativa si fermi proprio nel momento del sì e il dopo sia affidato ad un breve epilogo, per quanto ricchissimo di promesse.
…Come la vita di Jane intorno a quei fatidici ventisette anni, finita e cominciata con un no sovversivo


Jane Austen, il matrimonio e la condizione femminile
Charlotte Lucas, ovvero: mi piego ma non mi spezzo
Marriageableness ovvero: il grande equivoco austeniano
Tutto il privilegio che reclamo. Ovvero: Jane Austen e il Dialogo sulla Differenza di Genere


Note
– post di Silvia Ponzo sul suo 27mo compleanno
– le citazioni dai romanzi o dalle lettere sono di G. Ierolli, tratte da jausten.it

31 pensieri su “Ventisette come gli anni di Jane Austen quando disse no

  1. MaraB

    Che bello questo post, Sylvia! E vuoi sapere un’altra incredibile coincidenza a questo proposito? Io ho trascorso il giorno del mio 27° compleanno in visita a Chawton! Il più bel compleanno della mia vita… Che commozione!
    Qui citi “Miss Austen Regrets”, che inizia proprio a Manydown: ho mostrato la scena del Gran Rifiuto a Harris Bigg-Wither al mio pubblico durante una delle mie due conferenze su Austen, ed è stato davvero un momento molto intenso… Questo film è assolutamente meraviglioso, l’ho goduto con il cuore in mano dal principio alla fine, e non ho potuto evitare di commuovermi in moltissimi passaggi, e soprattutto durante il dialogo che Jane intrattiene con la vecchia serva, anche lei così legata ai suoi romanzi. Trovo che sia un capolavoro, attentissimo ai dettagli, e l’inglese di Olivia Williams mette i brividi quando legge da “Persuasion”.
    Ti ringrazio ancora una volta, perché ho scoperto l’esistenza di questo film proprio dal tuo blog!
    Un abbraccio

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    1. MaraB

      Entrambe le conferenze sono andate bene: la prima era dedicata solo a Jane, alla sua vita, alla sua personalità (la seconda invece alle opere), e mi pare abbia destato molta partecipazione… Ho saputo che in un negozio della cittadina dove abbiamo tenuto gli incontri c’è stata un’impennata di richieste di film ispirati a Jane Austen 🙂 Il titolo che ho dato alle presentazioni era “Ricordati di Jane”: spero di aver raggiunto l’obiettivo!

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    2. Sylvia-66

      Grazie per questo resoconto. Ah, l’Austen Power!
      Penso sempre che se, grazie alla nostra attività di condivisione, anche una sola persona impara a conoscere ed amare Jane Austen, abbiamo già fatto un’opera buonissima. Sì, perché sono convinta che la cara Zia Jane non sia semplicemente un’ottima scrittrice ma anche una… maestra di vita, e che conoscerla sia altamente terapeutico.
      L’impennata di cui parli credo sia la conferma che hai raggiunto un ottimo obiettivo!

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  2. Anonymous

    Mi è piaciuto tantissimo questo tuo post Silvia!!Hai ragione,potrebbe essere stato proprio quell’evento a lasciare un segno in Jane e,nel bene o nel male,a farla diventare quella che poi fu..
    A noi oggi appare quasi scontata la possibilità di essere sia mogli che donne in carriera(perdona l’espressione infelice),mentre all’epoca le cose devono essere state molto diverse!
    Chissà se Jane era consapevole del suo immenso talento..chissà se poteva immaginare che il suo “sacrificio” sarebbe stato ripagato con l’immortalità,come tu hai detto..
    Visto che è stato citato “Miss Austen Regrets”,colgo l’occasione per dire che anche io l’ho rivisto recentemente e mi ha nuovamente commossa tantissimo..mi chiedo sempre ,ogni volta che lo vedo ,quale sia stata veramente la vita di Jane..sopratutto mi interrogo sui suoi pensieri,i suoi sentimenti..e ogni volta mi trovo a pensare “No Cassandra,non bruciare quelle lettere!!!”
    Anzi,visto che sei così tanto informata(e ti ammiro per questo),potresti indicarmi dove trovare qualche informazione in più a proposito delle famose lettere o comunque qualcosa che abbia a che fare con la biografia di Jane?Anche tuoi precedenti post,scusami ma non mi oriento ancora molto bene..

    Ancora tanti complimenti per questo splendido blog,una miniera di spunti e riflessioni per tutti gli amanti di Jane Austen.:)
    Holly

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    1. Sylvia-66

      Grazie @Holly!
      Ecco come reperire le Lettere di Jane Austen e le notizie sulla sua vita.

      Per le biografie, riporto qui il collegamento ad alcuni tè delle cinque i cui abbiamo parlato di pagina del sito jausten.it in cui G.Ierolli le mette tutte a disposizione in originale ed in italiano, gratuitamente.
      Lo stesso dicasi anche per i Memoir.
      Sono letture emozionanti ed illuminanti, le raccomando vivamente a tutti!

      Ci sono molte biografie interessanti: al momento, posso consigliarti quella di Claire Tomalin. L’ho trovata molto accurata e scritta quasi come un romanzo.

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    2. Anonymous

      Grazie mille!!Vado subito a dare un’occhiata ai link che mi hai indicato..e poi cercherò di procurarmi la biografia che hai citato!!Sono certa che saranno interessanti come ogni cosa che riguarda Jane Austen..
      Grazie ancora 🙂
      Holly

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  3. Giuseppe Ierolli

    L’ipotesi di un richiamo consapevole ai suoi ventisette anni, e a quel rifiuto così ben immaginato in “Miss Austen Regrets”, è stuzzicante e molto verosimile. La scena del film ricordata da MaraB piace molto anche a me, anche perché, non a caso, Madame Bigeon, la governante di Henry, è l’unica persona estranea alla famiglia ricordata nel testamento di JA, che le lasciò un legato di 50 sterline (una somma considerevole all’epoca) probabilmente come parziale risarcimento delle perdite che aveva subito nella bancarotta di Henry.

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  4. Giuseppe Ierolli

    P.S.
    vedo che il mio commento è datato oggi alle 04:27 PM. Probabilmente nelle impostazioni del blog c’è l’ora della costa del Pacifico degli Stati Uniti (la sede di Google), ovvero -9 rispetto a noi.

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    1. Sylvia-66

      Grazie per la segnalazione, Giuseppe. Ho verificato ed il fuso orario impostato è corretto (GMT +1, Roma): temo sia dovuto ad uno di quei misteri informatici di Blogger che non riuscirò mai a scoprire!

      Rispondi
  5. Silvia

    E’ più che plausibile effettivamente che sia stato l’evento di Manydown a creare la cabala dei 27 anni nei romanzi austeniani: Probabilmente quel no rappresentò una sorta di bivio per la vita di Jane, la quale comprese appieno che era il momento di fare una scelta, una scelta che avrebbe determinato la sua vita futura e dalla quale non sarebbe potuta tornare indietro; rifiutare a 27 anni un buon partito nella sua condizione significava fare una chiara scelta di vita, una scelta fatta con indubbia consapevolezza e probabilmente quel fatto da quel momento in poi ha simboleggiato per lei il passaggio alla maturità, alla consapevolezza, alla responsabilità… sapendo che non avrebbe mai avuto altre proposte di matrimonio, l’aver detto di no quella volta deve averla cambiata per sempre… e quindi i 27 anni per lei sono diventati il limite massimo per compiere scelte cruciali (come sposarsi) o meno… proprio come è successo a lei…

    😉

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  6. cri-val

    Molto molto bello questo post!
    Quando Silvia ne ha parlato, oltre al fatto che non l’avevo mai notato, mi sono venuti in mente un sacco di dubbi. “E’ solo una semplice coincidenza?” o “E’ una cosa voluta da Jane???”, ma poi ho pensato a quello che succede sempre a me….
    Non so se è una cosa normale, ma molto spesso m’invento dei personaggi, mi piace ambientarli in determinati posti e in epoche diverse, chiedendomi cosa farebbero in determinate circostanze o come si comporterebbero in determinate situazioni, e sempre, questi “Individui” hanno la mia stessa età…
    (Ho la testa affollata da gente che non esiste!!! hihihi). Chissà magari succedeva la stessa cosa a Jane. Non aveva senso creare dei personaggi più giovani, senza dargli la giusta esperienza o le stesse conoscenze e probabilmente voleva che le sue eroine avessero qualcosa di suo, come l’età….dei cambiamenti! Proprio come fai notare tu, Sylvia!!!
    ^____^
    Ciao e buon fine settimana
    cri

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  7. La Leggivendola

    Post meraviglioso. Non avevo mai notato il ripetersi dei 27 anni e ovviamente non sapevo niente dello ‘spartiacque’ della proposta… Credo che andrò a leggere Emma, che mi aspetta quasi intonso da prima dell’esame dell’altro giorno 🙂

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  8. *Maristella*

    Buongiorno carissima.
    Grazie per tutte queste notzie, ma mi piace pensare che forse se si fosse sposata, magari avrebbe continuato a scrivere lo stesso…le donne sono forti e riescono a fare bene, più cose nello stesso momento…. un caro saluto, *Maristella*.

    Rispondi
  9. Anonymous

    Cara Silvia e carissime cojaneites, dal calduccio della mia mansarda mi sono nuovamente immersa in questo meraviglioso blog e mi associo ai complimenti per questo post!
    Non possiamo sapere se avrebbe fatto meglio a sposarsi, dato che ha vissuto in un’epoca e in una società così diverse dalla nostra. Mi permetto di suggerire che ci possano essere altre ragioni dietro al “gran rifiuto”, oltre a quella della carriera letteraria (chissà poi se ci ha mai veramente pensato lei): forse la famiglia l’ha condizionata in qualche modo, specialmente Cassandra, della cui bontà io dubito ancora…

    Rispondi
  10. Aldina

    grazie mia deliziosa amica per questo post, si dice che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna …. e dietro una grande donna???? il sacrificio! grazie cara zia Jane ^.^
    bisous
    Aldina

    Rispondi
    1. Sylvia-66

      Ottima osservazione, ma chère amie! Purtroppo, è vero, una grande donna spesso si ritrova da sola – ma solitamente, per fortuna è circondata da alcune fidate e vere amiche! Bisous anche a te!

      Rispondi
  11. Gabriella Parisi

    Bellissimo post, Sylvia!
    Stavo pensando a Joan Aiken e a Eliza’s Daughter che abbiamo appena finito di leggere con il GdL di Old Friends & New Fancies. Probabilmente la sorte di Jane sarebbe stata la stessa di Elinor, con i suoi 6 libri nel cassetto che forse, nel suo caso, non avrebbero mai visto la luce, visto che Bigg-Wither non aveva i problemi economici dell’Edward Ferrars della Aiken…

    Rispondi
  12. Sylvia-66

    Da dove comincio?…
    Semplice, dai ringraziamenti a @tutti! A costo di sembrare banale e pure un po’ sdolcinata, devo dire che leggere i vostri commenti, con le vostre riflessioni, mi ha emozionato molto. E non aggiungo altro, potrei peggiorare la sensazione di cui sopra…

    Ebbene, mia cara @MaraB, la “tua” coincidenza della visita a Chawton il giorno del tuo 27mo compleanno sembra confermare questa curiosa cabala!
    E confermo l’ottima qualità di quel film, Miss Austen Regrets, nonché la sua straordinaria capacità di coinvolgere sia il cuore sia la mente. Raccomandatissimo.
    Come giustamente sottolineato da @G.Ierolli, nonché da @Holly, la scena iniziale del Gran Rifiuto di Jane è ricreata con grande efficiacia e rispetto – ed anche il rapporto con Mme Bigeon, la governante del fratello Henry. Ma, appunto, tutto il film è superlativo. Olivia Williams è una Jane strepitosa.

    Per chi desidera vedere il film, ricordo che è solo in inglese ma i sottotitoli italiani sono sempre disponibili gratuitamente nel sito subfactory.
    Basta scaricarli e seguire le semplici istruzioni del sito per sincronizzarli con il filmato.

    Rispondi
  13. Anonymous

    ciao!mamma mia,la ringrazio 1000 volte per quel no coraggioso! ricordo ancora la prima volta con orgoglio e pregiudizio a 13 anni,quello che ho pensato al primo apparire di mister darcy e la frase”passabile suppongo ecc..”quanto l ho odiato e poi quanto l ho amato,quando ho immaginato la prima volta gli occhi di elizabeth e la fossetta di darcy!la totale sensazione di rapimento misto a tanta magia che mi fanno passeggiare con la fantasia nei boschi di meryton,rosings,pemberly, che mi portano a rimproverare ogni volta il mio ragazzo di non essersi ancora “darcyzzato”!!!la risposta è sempre ovviamente:”sei ossessionata!”
    ricordo anche le prime e le migliaia di volte che ho letto tutti gli altri..la sofferenza di marianne,di anne, quanto l ho sentita mia!cosi tutte le altre..non posso pensare che un si avrebbe potuto togliere alla mia vita(e a quella degli altri) tutta quella magia,quel calore stupendo,quella gioia descritta talmente bene che puoi sentirla anche tu!
    bea84

    Rispondi
  14. Anonymous

    Sylvia avrei una domanda da farti su “temi austeniani e co.” e siccome non vorrei riempire il post di commenti fuori topic,posso mandartela via mail?Solo che ho provato a cliccare sull’indirizzo che hai nel profilo ma non mi compare!Ti dispiacerebbe indicarmelo di nuovo?
    Grazie mille 🙂
    Holly

    Rispondi
    1. Sylvia-66

      Eccomi qui, cara Holly! Ho visto una tua e-mail nella posta – il che mi conferma che, nonostante il mio ritardo nel postare questo commento, sei riuscita a rintracciarlo nel profilo – e ti ho subito risposto. Grazie per avemri scritto!

      Rispondi
  15. romina angelici

    Nonostante tutte le smentite dei familiari (che si ispirasse a personaggi reali) e le frasi fatte sulla vita povera di avvenimenti di J.A., sono convinta che c’è una componente autobiografica in ognuno dei suoi romanzi, ora in un evento, ora nel carattere di un personaggio, o nelle appassionate arringhe di un altro e questa ricorrenza dell’età ventisettenne, oltre ad essere un ottimo motivo per riconsiderare i romanzi in concomitanza agli eventi della biografia, è per me ulteriore riprova di quanto sospetto o forse meglio, intimamente sento.(interessantissimo!!!)

    Rispondi
  16. Sylvia-66

    Ebbene, sì, la componente autobiografica è presente in maniera, per così dire, “indiretta” per il semplice fatto che Jane Austen metteva sulla carta la vita quotidiana che lei stessa viveva o vedeva svolgersi intorno a sé, niente di più. Forse anche in questi punti di contatto risiede la sua trascinante forza evocativa.
    Io mi sdilinquisco, quando li avverto!

    Rispondi
  17. Elinor Dashwood

    Bellissimo post questo dei 27 anni! Anche secondo me Jane metteva tanto di se nei personaggi che creava. Quante volte, se potessimo guardare Elizabeth, Anne, Elinor etc. mentre si specchiano, vedremmo Jane di riflesso?

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  18. Pingback: Che cosa accadde a Bath? I cinque difficili anni di Jane lontano da casa - Un tè con Jane Austen

  19. pietro bognetti

    i 27 di età devono esser stati una pietra miliare nella vita di Jane, perché sono anche quelli di Anne Elliott in Persuasion: l’ultima occasione nella vita “reale” di potersi sposare, ma il trampolino di lancio per un grande amore da viversi nella creazione letteraria. Kipling ritiene che la storia di Persuasion abbia avuto del vero, che Jane abbia raccontato un suo amore realmente vissuto. Cosa c’è di fondato in questo convincimento?

    Rispondi
    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Ci piace sempre cercare riferimenti diretti alla vita dell’autrice in ogni romanzo, nessuno sfugge a questa tentazione, nemmeno il suo grande ammmiratore Kipling. Ma quanto ci sia di davvero riferibile alla realtà è frutto di ipotesi con una buona dose di fantasia perché la vita sentimentale di Jane Austen è fatta di pochissimi e vaghissimi indizi. Di certo sappiamo che, appunto, a 27 anni, ricevette questa sorprendente proposta di matrimonio, ma il buon Harris ed il rapporto tra i due non erano tali da poter diventare il trampolino di lancio per una palpitante creazione come Persuasione. Di certo sappiamo che a vent’anni flirtò spudoratamente con l’amico irlandese, Tom Lefroy, e sappiamo come andò a finire. Di quasi certo sappiamo che ci fu un amore misterioso, come riferisce una nipote riportando le parole della zia Cassandra. Puoi trovare un’ottima ricostruzione qui, sul sito jausten.it. Ma, ripeto, sulla vita sentimentale in generale e su un probabile riferimento reale per Persuasione, in particolare, possiamo solo costruire (è proprio il caso di dirlo) ipotesi.

      Rispondi

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