GiveAway Jack & Alice – Il libro in regalo va a…


E’ venuto il momento di radunarci nei saloni di Pemberley per festeggiare degnamente la persona che è stata scelta dalla Dea Bendata (attraverso Random.org…) per vincere il primo GiveAway di Un tè con Jane Austen.
Come annunciato nel post della scorsa settimana, il premio è una copia gratuita di un piccolo gioiello dell’editoria italiana, Jack & Alice – Ozi e Vizi a Pammydiddle, racconto (o, meglio, romanzo breve) di una giovanissima Jane Austen che Donzelli Editore ha scelto per questa splendida edizione illustrata da Andrea Joseph, una giovane artista del Derbyshire.

(Per tutti i dettagli su questo libro, vi invito a leggere il post Un gioiellino austeniano: Jack e Alice, nella preziosa edizione Donzelli)

Non indugerò oltre e procedo subito all’estrazione e alla proclamazione. Ecco l’elenco dei partecipanti, in ordine di commento:

Ed ora, rullo di tamburi per sapere chi ha vinto…

GIADA M.

Congratulazioni, Giada! E grazie a tutti coloro che hanno partecipato!
Per loro ho ancora un annuncio da fare: le ragioni per festeggiare non sono esaurite. Nel mio bollitore, per i frequentatori fissi di questa sala austeniana sono in serbo altre sorprese libresche: ve lo rivelerò tra pochissimi giorni… Non perdete il prossimo tè delle cinque!
A Giada, vincitrice del mio primo Giveaway, un ultimo brindisi con la mia tazza per le grandi occasioni, creata dalla brava e cara amica Aldina (di Aldina’s Corner).

Un gioiellino austeniano: Jack e Alice, nella preziosa edizione Donzelli


Un gioiellino. Ancora un po’ grezzo, sì, ma così brillante da splendere di una potente luce propria nonostante la sua immaturità.
Questo si può dire dell’insieme di tutti quegli scritti che Jane Austen compose durante l’adolescenza, approssimativamente tra il 1787 ed il 1793, raccolti sotto il nome di Juvenilia e che lei stessa aveva catalogato in tre volumi dai nomi pomposissimi – Volume The First, Volume The Second, Volume The Three – già applicando a se stessa e alla propria vocazione di scrittrice quell’ironia sferzante che avrebbe deliziato schiere di lettori nei secoli seguenti.
Ed è sempre con grande rammarico che devo constatare come questi scritti piacevolissimi siano pressoché sconosciuti persino presso i più convinti ammiratori della cara Zia Jane.

Non mi sono stupita, dunque, quando nel 2010 Donzelli Editore pubblicò questo Jack & Alice – Ozi e vizi a  Pammydiddle e molti Janeite italiani furono sorpresi e si trovarono in preda a mille domande sulla provenienza di questo scritto. Mi sono invece assai rallegrata del fatto che una casa editrice italiana, di propria iniziativa, abbia colto una delle gemme più preziose di quel gioiellino dedicandole tante premurose attenzioni.
Questa edizione di Jack & Alice, infatti, è illustrata con disegni originali di una giovane artista inglese, Andrea Joseph, commissionati appositamente da Donzelli.
E’ dunque con grande soddisfazione (anche un po’ nazionalista) che ho scoperto sul blog dell’artista, in alcuni post dedicati a questo splendido libriccino, che questa edizione è un pezzo unico, persino ricercato dagli stessi lettori anglofoni, perché non ancora uscito in inglese.

Ebbene, oggi vi invito ad un tè delle cinque molto prezioso, alla scoperta di un piccolo, grande racconto di una piccola ma già grande (grandissima) Jane Austen, in un’edizione piccola solo per le dimensioni perché grande nella qualità.

E se riuscirò ad incuriosirvi, una volta bevuto il vostro tè non mancate di trattenervi per un commento: potreste avere la fortuna di vincere una copia omaggio di questo libro…!

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Zia Fay parla di Zia Jane: Letters to Alice on first reading Jane Austen

fay_weldon_letters_to_alice_011Ho scoperto questo libriccino – minuscolo ma densissimo – del tutto per caso, passeggiando nella blogosfera alla ricerca di tracce sull’adattamento televisivo BBC di Pride & Prejudice che Fay Weldon sceneggiò nel 1979 (andato in onda nel gennaio del 1980).
(per tutti i dettagli in merito, si veda il post: (Ri)Scoprire Pride & Prejudice BBC 1980) 
Minuscolo è un aggettivo forse adatto alle sue dimensioni (e anche al fatto che è tra i lavori meno conosciuti di Mrs Weldon) ma non certo alla sua qualità:  la sua portata in termini di sollecitazione delle nostre celluline grigie, infatti, è inversamente proporzionale alle sue dimensioni ridotte. E non si limita all’argomento principale, cioè Jane Austen.
Intendiamoci: non c’è nessuna grandiosa rivelazione ma è un lussuosissimo, frizzante, talvolta commovente  e di certo sempre originale spunto per la riflessione su ciò che, in quanto Janeite, amiamo di più: Jane Austen e le letteratura.
E che per questo io consiglierei vivamente anche a coloro che di Jane Austen non hanno mai sentito (anche volutamente…) parlare.

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(Ri)Scoprire Pride & Prejudice BBC 1980

pride_and_prejudice_bbc_1980Attenti a quei due (e alla mia premessa).
Gli adattamenti cinematografici o televisivi di Pride & Prejudice sono forse i derivati austeniani più visceralmente discussi: basta nominarne uno dei due  – sì, perché è sempre e solo di “quei due” che si parla – che anche il più rilassato tè delle cinque si trasforma in un’arena piena di forzuti e motivati gladiatori, ben divisi su due opposte fazioni.
Io sarei costretta ad abbandonare il campo, sorseggiando le ultime gocce del mio tè e scuotendo sconsolatamente la testa.
Potrò sembrare banalmente e comodamente salomonica ma tra lo sceneggiato BBC 1995 e il film Universal 2005 (di Joe Wright) – “quei due”, appunto – non riesco proprio a scegliere la versione che preferisco. Per il semplice motivo che “questa o quella per me pari sono”, non riesco a fare a meno di nessuna delle due. Ognuna soddisfa aspetti diversi che cerco in un adattamento del mio amato P&P.
Ma il punto è un altro: non riesco a capacitarmi dell’ombra che il loro fulgore getta sugli altri adattamenti – come sul fantasmagorico e persino un po’ strampalato film MGM di Robert Z. Leonard del 1940, con una super-coppia di attori come Lawrence Olivier e Greer Garson.
O come sullo sceneggiato BBC del 1980.

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Quanti tra coloro che stanno leggendo queste righe sono a conoscenza di questa versione? O ne hanno anche soltanto sentito parlare?

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Mentre scorrono i cartelli della sigla dello sceneggiato (immagini qui sopra), servitevi di molte tazze di tè, accomodatevi sulla poltrona più comoda e partiamo alla scoperta di un adattamento ingiustamente semi sconosciuto.

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Quando il libro è peggiore del film: Jane Austen Book Club di Karen Joy Fowler

fowler-jane-austen-book-clubAlcuni anni fa, comprai questo libro ma non riuscii a leggerlo subito e questo rinvio fu fatale: nel corso degli anni dalla sua uscita sul mercato italiano, ho udito o letto troppi giudizi contrastanti, smaccatamente tendenti al negativo, per sentirmi interessata ad iniziarne la lettura.
Qualche tempo fa, ho visto il film, sulla spinta dei troppi commenti sul fatto che pare essere l’eccezione alla regola secondo la quale un libro è sempre e comunque migliore del film che ne viene tratto. Il film mi è parso una piacevole commedia senza infamia e senza lode, proprio come avevo letto/sentito, in cui, però, Jane Austen non è particolarmente presente. In breve, non ha compiuto l’impresa di invitarmi a passare al romanzo.

Dunque, ho sempre lasciato questo libro a oziare nella mia libreria senza alcun rimpianto, limitandomi a spolverarlo periodicamente con tutto il rispetto dovuto ad un libro, ammirandone la copertina, davvero azzeccata, ed il titolo, assolutamente invidiabile.
E no, non è mai servito a nulla blandirmi con il fatto che una delle protagoniste si chiami come me e che l’autrice sia omonima dello sfortunato fidanzato di Cassandra Austen.
Qualche settimana fa, però, una gentile frequentatrice dei miei tè delle cinque, Teresa, mi ha chiesto se non lo avessi mai letto, aggiungendo alcune domande specifiche.
Improvvisamente, a conferma dell’altra regola aurea dei bibliomani per cui è il libro a chiamarti e non tu a sceglierlo, ho sentito la sveglia: con decisione, sono andata a recuperarlo dal suo oblio nell’angolo meno raggiungibile del mio altarino austeniano e l’ho aperto. Per leggerlo. Con molto interesse, per giunta, curiosa di vedere come avrei vissuto questa esperienza libresca e desiderosa di colmare quella che, adesso me ne rendo conto, era un piccola lacuna nella conoscenza del vasto mondo del fenomeno Jane Austen.
Ma, ahimé, l’esito finale non si discosta molto dall’opinione più diffusa. Ecco perché.

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