Una spada laser per Jedi Jane. Le sci-fi connections di Jane Austen, icona pop.

Jedi Jane, by Kelly Light
Jedi Jane, by Kelly Light – kellylight.com

Dal mio osservatorio in questo angolo di blogosfera, mi piace guardare e cercare i tanti segni austeniani che scorrono dentro e fuori la Rete perché sono un segno della qualità inossidabile e sempre moderna di Jane Austen, un’autrice di oltre duecento anni fa che riesce a parlare alle persone al di là delle categorie di tempo e spazio, coinvolgendole in un gioco di scambio reciproco di riflessioni e rielaborazioni che portano a sempre nuove e personalissime versioni della figura dell’autrice e di ogni aspetto del suo microcosmo. La Rete, appunto, nella sua totale libertà di espressione e condivisione, pullula di queste creazioni, frutto dell’ammirazione e dell’arte dei Janeite, che sono anche la prova schiacciante della doppia vita di Jane Austen come Autrice del canone letterario & Icona Pop della cultura popolare globale.
Come mi piace sempre ripetere, permettendomi di parafrasare un mio grande concittadino, Pier Paolo Pasolini, Jane Austen è più moderna di ogni moderno – e lo è talmente tanto che la si può proiettare con la più serena disinvoltura anche nel futuro più futuro che c’è, la fantascienza, senza danneggiare né diminuire in alcun modo il suo valore culturale originale.
E inevitabilmente, in questa trasferta nello spazio siderale della fantasia al seguito di qualche Janeite appassionato di questo genere, il mito Jane Austen non poteva non incontrare un altro mito, uno dei più consolidati e famosi: Star Wars (anche se io, che sono grande abbastanza da aver visto il debutto di questa saga al cinema alla fine degli anni ’70, la conosco ancora come Guerre Stellari).

Ora – mi chiederete voi, pazienti avventori della sala da tè più austeniana dell’Universo: che cosa c’entrerà mai Jane Austen con una galassia lontana, astronavi sfreccianti tra stelle e pianeti, un Eroe di nome Luke Skywalker, la Principessa (molto Anti-Principessa) Leia, un super-villain da romanzo gotico e nobili cavalieri Jedi, leggendari quanto la loro potente arma, la spada laser? Molto, moltissimo.
Oggi è il 4 maggio, ovvero il giorno che è universalmente riconosciuto come Star Wars Day per un gioco di parole (che potete scoprire sull’apposita pagina di Wikipedia IT) e non posso esimermi dal raccontarvi una delle incarnazioni contemporanee più originali e argute della vivace afterlife di Miss Austen da Steventon, classe 1775, che pur nella sua apparente lontananza spaziotemporale calcolabile in anni luce, ci restituisce un ritratto dell’autrice divertente e precisissimo. Come una spada laser – quella di Jane.

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Vita e amori dei Janeite contemporanei: Il Club di Jane Austen (film, 2007)

Il Club di Jane Austen, 2007

Nel complesso e travagliato, ma pur sempre entusiasmante, rapporto tra la pagina scritta ed il suo adattamento per lo schermo, chiunque ami leggere avverte di solito l’esigenza di osservare alcune leggi fondamentali, indiscutibili, universali nell’avvicinarsi alla trasposizione: 1) il libro è sempre e comunque migliore del film che ne viene tratto & 2) non si può vedere il film senza aver letto prima il libro da cui è tratto. In modo inesorabile e feroce, semplicemente inorridisce di fronte a qualunque infrazione a queste sacre leggi. Ma ogni legge ha il brutto vizio di possedere, per natura, le sue brave eccezioni – che non possono mancare neppure nell’ormai lunghissimo e proficuo rapporto tra libro e pellicola.

Il film The Jane Austen Book Club (Il Club di Jane Austen) prodotto da Sony Pictures, che nel 2007 fu tratto dall’omonimo libro di Karen Joy Fowler, è un esempio perfetto quanto eclatante del sovvertimento delle due leggi sacre su citate perché: 1) è decisamente meglio del libro & 2) può essere serenamente visto senza nemmeno prendere in considerazione la fonte letteraria. Del resto, il film si discosta talmente dal libro, rielaborandone la materia da cima a fondo, che ci si ritrova di fronte a una diversa realizzazione della stessa idea. Un’idea peraltro bellissima, azzeccatissima, golosissima e, ahimè, sprecata malamente nel libro.
Ho effettivamente conosciuto questa idea seguendo proprio questo percorso poco ortodosso, cioè vedendo il film prima e leggendo il libro poi (per un gioco del destino che ho già raccontato in un tè delle cinque di qualche anno fa: Quando il libro è peggiore del film).

Mi preme precisare che nessuno dei due, tuttavia, dovrebbe mancare nel curriculum di ogni Janeite o, più in generale, di chiunque desideri conoscere il fenomeno Jane Austen e il suo impatto sulla cultura popolare perché entrambi, libro e film, ne sono un’espressione illuminante.
Per quanto mi dolga ammetterlo, il film prevale sul libro. Rispetto a quest’ultimo, infatti, ha innanzitutto il pregio di rendere la presenza di Jane Austen concreta, significativa e costante laddove il libro è clamorosamente lacunoso, ed ha la caratteristica preziosa quanto rara di non dimenticare mai l’intento, semplice e nobilissimo, di essere una commedia romantica di puro intrattenimento, sì, ma di buona qualità.
Per il tè delle cinque di oggi, quindi, non ci siederemo attorno a un tavolo ma sulle poltrone della sala cinematografica per vedere come The Jane Austen Book Club (Il Club di Jane Austen), film Sony Pictures del 2007 scritto e diretto da Robin Swicord, sia riuscito a raccontare la vita di un gruppo di persone che trovano nella lettura dei romanzi di Jane Austen uno strumento per conoscere meglio se stessi, le persone, il mondo, regalandoci così una scoppiettante anatomia dei Janeite.

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Jane Austen illustrata. Isabel Bishop per Pride and Prejudice

Isabel Bishop, Pride and Prejudice, Elizabeth

Lo scorso 28 gennaio, quando il darling child di Jane Austen, Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) ha compiuto 206 anni, ho voluto festeggiare questo notevole compleanno sulla pagina facebook di questa sala da tè & lettura con un brano tratto da una lettera del 4 febbraio 1813, in cui Jane racconta alla sorella Cassandra che cosa pensa della propria opera appena pubblicata:

Tutto sommato comunque mi sento discretamente fiera e discretamente soddisfatta. – L’opera è un po’ troppo leggera, brillante, frizzante; – le manca un po’ d’ombra; – avrebbe bisogno di essere allungata qui e là con qualche lungo Capitolo – pieno di buonsenso se fosse possibile, o altrimenti di solenni e speciose sciocchezze – su qualcosa di scollegato alla trama; un Saggio sulla Scrittura, un’analisi critica su Walter Scott, o sulla storia di Bonaparte – o qualsiasi altra cosa che possa fare da contrasto e riportare il lettore con un piacere ancora maggiore al brio e allo stile Epigrammatico che la caratterizza. – Dubito sul tuo pieno accordo con me su questo punto – conosco le tue rigide Convinzioni.(1)

A corredo di queste parole ricche di sottilissima autoironia, ho scelto delle immagini che esprimessero il più possibile il gioco di chiaroscuri con cui Jane si diverte a ritrarre la sua amata creatura. Sono di Isabel Bishop, pittrice statunitense, per un’edizione illustrata del romanzo pubblicata nel 1976 dall’editore E. P. Dutton di New York.
Presumo che qualche Janeite dall’occhio allenato ad ogni apparizione della Nostra abbia già riconosciuto l’immagine che apre questo articolo: si tratta di quella scelta dalla Bank of England per la nuova banconota da dieci sterline che raffigura Jane Austen dal 2017, anno del Bicentenario della sua morte.
Il tè delle cinque di oggi ci accompagna tra le tavole con cui l’arte dei segni di Isabel Bishop rende omaggio all’arte dei segni di Jane Austen e del suo sfolgorante Pride and Prejudice.

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Kate Beckinsale e Andrew Davies per “Emma”, film ITV del 1996

Emma, ITV, 1996

Dimenticate la Emma bionda e algida di Gwineth Paltrow, o l’altra, sempre bionda ma spumeggiante, di Romola Garai. Qui c’è una Emma vera, cioè dagli occhi nocciola e perfettamente antipatica, proprio come la descrive la sua creatrice, Jane Austen.
Questa Emma vera è quella di una giovanissima Kate Beckinsale che nel 1996 diede vita alla famosa eroina austeniana in un film tv della rete britannica ITV, sceneggiato con la consueta abilità dal Gran Maestro austeniano Andrew Davies (lo stesso che un anno prima aveva sceneggiato il super blockbuster della BBC, Orgoglio e Pregiudizio). Si tratta – ahimè – di una Emma quasi sconosciuta in Italia perché di questo adattamento per lo schermo non è mai stata realizzata/trasmessa l’edizione italiana – peraltro, non mi risulta mai trasmessa in Italia nemmeno l’edizione originale (a meno di trovarla chissà dove online), con la sola eccezione della proiezione avvenuta alla Cineteca di Bologna nel dicembre del 2015 nell’ambito del festival austeniano organizzato dal Jane Austen Book Club di Biblioteca Salaborsa (di cui mi onoro di essere stata artefice e madrina).
Oggi, per la serie “mostra e dimostra”, vi racconterò molto volentieri perché la visione di questo adattamento non può mancare nel curriculum di ogni bravo/a Janeite. Servitevi abbondantemente di tè – e no, niente dolcetti, Mr Woodhouse li ha categoricamente proibiti… fanno male, dice.

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Gli ultimi sorrisi dell’anno: l’autunno di Jane Austen

Persuasion, ITV 2007Nell’anno del bicentenario di Persuasione (Persuasion), l’inizio dell’autunno sembra un’ottima occasione per raccontare una delle qualità più note e dibattute di questo romanzo. Di Persuasione, infatti, si dice sempre che sia autunnale: non solo perché la prima parte del romanzo si svolge nei mesi autunnali ma anche perché il tono e i temi della narrazione hanno il sapore malinconico e quieto della maturità compiuta e della fase discendente della vita.
Siamo all’opposto di quel darling child che Jane Austen stessa riteneva, con la consapevolezza ironica di chi sa di non aver sbagliato nulla, too light & bright & sparkling, troppo leggero, brillante e frizzante, come scrisse il 4 febbraio 1813 alla sorella Cassandra. Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice), infatti, brilla come un sole, il sole della primavera della vita anche se inizia e finisce proprio d’autunno, perché è durante una Pasqua primaverile che tutta la storia arriva a un punto di svolta su cui ruota la fine della prima parte e l’inizio di una nuova fase che porta allo svolgimento finale.
Persuasione brilla come la luna d’autunno, riscalda come il primo fuoco del caminetto, accende lo sguardo come il tappeto di foglie rosso-giallo sotto i nostri piedi. E Jane Austen lo dipinge con pennellate perfette, fino a regalarci il ritratto dell’autunno più azzeccato che abbia mai letto – sì, anche più delle tante, mirabili poesie che i Grandi della letteratura di tutti i tempi hanno dedicato a questa stagione (solo il genio poetico di Emily Dickinson, a mio parere, può essere ancor più perfettamente evocativo delle parole austeniane).
Non è un caso, forse, che il mio romanzo preferito sia in realtà questo binomio, Orgoglio e Pregiudizio & Persuasione: il mio cuore di Janeite è abbastanza grande da poterli amare entrambi con la stessa intensa consapevolezza, perché uno è sfolgorante come il sole e l’altro è ipnotico come la luna, e non potrei fare a meno di nessuno dei due, né preferire l’uno all’altro (si può stare senza sole o senza luna?)…

Il nostro tè celebrativo dell’inizio della stagione della natura che si addormenta dolcemente, dunque, ci porta nel mondo lunare eppur sfolgorante di Persuasione e nell’autunno di Jane Austen.

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