E’ doverosa una premessa.
Jane Austen vs Charlotte Bronte. Chi crede a questa rivalità, non ha capito nulla né della prima né della seconda. Sì, Charlotte non amava Jane ma semplicemente perché, votata all’espressione diretta delle emozioni come contestazione dell’ipocrisia vittoriana che nascondeva e reprimeva tutto, non ne carpiva l’impetuosità implicita, che scorre come un fiume sotterraneo. Perciò, mettiamoci l’animo in pace.
Non potrei fare a meno di nessuna delle due, per quanto la mia predilezione vada alla Zia. Chi mi conosce sa bene che, subito dopo Jane Austen, il mio amore letterario è per Charlotte Bronte. Non a caso, a Jane Eyre riservo un posticino speciale nel mio altarino austeniano… con buona pace dei faziosi a tutti i costi!
Perciò so che nessuno, tanto meno le dirette interessate (troppo grandi, troppo superiori a queste nostre meschine rivalità terrene!), si risentirà se parlo di Shirley, romanzo di Charlotte Bronte, nella sala da tè di dear aunt Jane.
Lo confesso con molta vergogna: di Charlotte Bronte conoscevo soltanto il suo eccelso capolavoro, Jane Eyre, che ho letto e riletto, ed anche studiato all’università, e visto e rivisto nelle tante riduzioni per lo schermo. Quando mi è stato proposto di leggere Shirley in GdL su Anobii, non sapevo che cosa aspettarmi… di certo, visto la sua poca fama, qualcosa di meno entusiasmante. E invece…



«[…] Forse conservatrice sotto il profilo delle idee politiche, Jane Austen è una sovversiva in letteratura. […] la figlia del parroco di Steventon ha ideato il romanzo moderno in forma di commedia. […] Sotto la superficie della “Comedy of Manners”, si scorgono però i segni evidenti di una tenace lotta dei diritti femminili che fa di Jane Austen “l’artista migliore tra le donne”, secondo Virginia Woolf.»
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