Una storia di mare e di spionaggio per Jane Austen – in “Jane e il prigioniero di Wool House” (serie S. Barron, vol. 6)

barron_jane_austen_prigioniero_di_wool_houseLe mie esperienze di lettura dei romanzi di Stephanie Barron, della serie “Le indagini di Jane Austen”. Sesta puntata: Il prigioniero di Wool House (vol.6). 
Per il giudizio generale su questo tipo di lettura e le note sull’autrice Stephanie Barron, rimando alla puntata dedicata a La disgrazia di Lady Scargrave, vol.1.
Per le puntate precedenti: Il Mistero del Reverendo, vol.2Il Segreto del Medaglione, vol.3Lo spirito del Male vol.4L’Arcano di Penfolds Hall vol.5


Questo post arriva a compimento quando ormai la casa editrice italiana delle indagini di Jane Austen, TEA, ha deciso di non proseguire la traduzione dei titoli successivi all’Eredità di Sua Signoria, l’ottavo volume della serie. È un vero peccato perché questi derivati austeniani sono tra i pochissimi davvero degni di essere pubblicati come si deve (TEA ha sempre fatto un ottimo lavoro) in modo che possano essere letti con la dovuta soddisfazione, e non solo dai Janeite. Mi associo a coloro che, in lungo e in largo per il mare di internet, stanno esprimendo la richiesta alla casa editrice di ripensarci. TEA, per favore, prosegui la serie delle Indagini di Jane Austen!


Se penso alla parabola evolutiva di questa serie, noto un lento andamento iniziale seguito da una decisa virata verso una qualità superiore che non è stata soltanto confermata di titolo in titolo ma, addirittura, è aumentata.
Practice makes perfect, la pratica rende perfetti, e di certo Stephanie Barron ne è un ottimo esempio. Il primo libro è stato una piccola rivelazione: ben scritto (e ben tradotto), il secondo e il terzo sembravano un po’ appannati forse perché perduti nelle nebbie del mystery (il problema fisiologico del mantenimento del livello iniziale è sempre in agguato in una serie), ma dal quarto volume l’impostazione è tornata alle ottime caratteristiche iniziali ed il quinto (L’arcano di Penfolds Hall, intrecciato in modo originale anche al darling child Pride and Prejudice) è stato davvero entusiasmante.
Credevo di aver raggiunto la condizione ideale ma sbagliavo: Stephanie Barron ci regala un sesto episodio inaspettatamente mozzafiato, con una vera spy-story che si intreccia con un’ambientazione sociale ed una ricostruzione biografica e caratteriale dell’augusta protagonista del tutto verosimili. Nel trovarlo il più bello letto finora scopro di essere d’accordo con l’autrice stessa che, nella prefazione, lo definisce “uno dei più affascinanti” scritti fino a questo momento.  – Il più bello, certo, fino al prossimo romanzo (di cui parleremo presto)…

Il primo elemento che colpisce è l’acqua, nello specifico quella del mare. Questa, infatti, è innanzitutto una tumultuosa storia di mare, che si svolge a Southampton, sul finire dell’inverno del 1807.

(c) Southampton City Art Gallery; Supplied by The Public Catalogue Foundation

(c) Southampton City Art Gallery; Supplied by The Public Catalogue Foundation

S. Barron ricrea una realtà romanzesca fedele a quella biografica. La vita reale di Jane Austen, sembra davvero essersi intonata alla stagione invernale. Dopo la morte del padre, avvenuta nel gennaio di due anni prima, la sua esistenza è cambiata: le condizioni economiche più ristrette la portano, con la madre e la sorella, a vivere della carità dei fratelli e a soggiornare presso di loro; questa instabilità logistica e materiale ha una conseguenza anche sul piano creativo poiché ha già abbandonato i Watson e non si hanno notizia di altri componimenti in questo periodo, a parte qualche poesia. Tant’è vero che anche la Jane investigatrice non viene più ritratta mentre scrive o riflette sulla propria attività preferita. Ma c’è altro a riempire la sua mente vivace e attenta.
Ora che abita a Southampton in casa del fratello Frank (chiamato Fly in famiglia), sposato con Mary, in attesa del loro primo figlio, Jane è saldamente al centro di un mondo che ha imparato a conoscere e ad amare da tempo, quello della regia marina militare, in cui Frank serve il suo Paese (analogamente all’altro fratello, Charles, il piccolo di famiglia, cui Jane era particolarmente affezionata) e che presto le darà ampio materiale per le sue opere.

Persuasion 1995

Ciaran Hinds (Cap. Wentworth), Persuasion, 1995

E infatti i primi capitoli sono particolarmente marinareschi, con profusione di tecnicismi e di racconti di battaglie e politiche militari che ci catapultano nel bel mezzo della vicenda (e ricordano tanto l’oggetto delle conversazioni del Capitano Wentworth e dei suoi colleghi in Persuasione).

Nell’incipit non manca un guizzo d’ironia che si stempera subito in una dichiarazione d’amore per la vita di mare:

Se avessi avuto la sfortuna di nascere uomo, mi sarei strappata presto agli affetti della mia famiglia e a tutte le comodità di casa per affidare il mio destino alla misericordia dei mari. (1)

e per questa cittadina portuale, grande protagonista della storia inglese:

Qui le truppe di re Enrico si erano imbarcate per la battaglia di Agincourt e i coloni puritani avevano levato l’àncora per i Nuovo Mondo. Era impossibile osservare e ascoltare le grigie acque ondeggianti e rimanere sordi al richiamo delle sirene. (1)

E mentre così riflette, Jane affronta (senza vacillare nonostante l’umanissima paura) la traversata dell’agitato Solent su una piccola imbarcazione, sotto gli occhi apprensivi del fratello Frank. Questa lunga scena iniziale dà un’impronta a tutte le pagine che seguono.
Un caro amico e collega di Frank, Tom Seagrave, è accusato ingiustamente di aver commesso un grave omicidio durante l’ultima battaglia in mare e Jane dovrà guidare Frank nelle indagini per riuscire a scoprire la verità. Ed è così che anche noi seguiamo Jane per le strade di Southampton in una rutilante storia di spionaggio e omicidi, capitani non sempre coraggiosi e inquietanti dark ladies, che si intreccia alla realtà storica di quel periodo ma anche alla vita quotidiana di chi (essenzialmente, le donne) non ingaggia battaglie sui mari ma deve, volente o nolente, combattere la guerra restando a casa.

La Wool House del titolo è un edificio medievale di Southampton, originariamente usato come magazzino di stoccaggio della lana (wool, appunto) da esportare in Italia.

The-Woolhouse-Southampton

La Wool House oggi – fonte: “The Woolhouse, Southampton, June 2014 (3)” by Richard Nevell

 

Durante le guerre napoleoniche, divenne una prigione per i Francesi catturati in battaglia.

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La targa sulla parete dell’edificio – fonte: “‘The Wool House’ plaque – geograph.org.uk – 1720740” by Stanley Howe.

Sulla scena di una goticissima Wool House, in cui Jane cerca indizi col pretesto di assistere i malati (sfruttando la sua conoscenza del francese), la figura dell’eroe misterioso è svolta da M. Etienne LaForge, il medico francese prigioniero e malato che diventa subito una figura chiave dell’intera vicenda, enigmatico e affascinante.

cassandra leigh austenLa vita familiare è sempre vivida nei romanzi di S. Barron, che ha imparato a centellinare le apparizioni dei parenti di Jane limitandosi a poche ma sapienti scene.

Per Mrs Austen, tra le tante caratteristiche che si possono rintracciare nelle lettere della vera Jane e nei ricordi familiari giunti fino a noi, Barron ha scelto di porre l’accento sull’ipocondria (anche in questo libro, spesso Mrs Austen è ritratta mentre si lamenta di qualche acciacco, passato, presente o futuro) ma anche su un tratto di fantasia, l’ossessione per accasare Jane – in questo rendendola assai più simile a Mrs Bennet che alla vera Mrs Austen che pure fu donna di polso e di cultura, capace di amministrare una famiglia numerosa ed una canonica che era anche una scuola per ragazzi.

Tra le comparse di lusso del romanzo, c’è la presenza significativa di Martha Lloyd, che nella vita della vera Jane ha effettivamente avuto un ruolo importantissimo. Si può dire che fosse la “terza sorella Austen”:

EN – With what true sympathy our feelings are shared by Martha, you need not be told; – she is the friend & Sister under every circumstance.
IT – Con quanta sincera partecipazione i nostri sentimenti siano condivisi da Martha, non c’è bisogno di dirlo; – è un’amica e una Sorella in qualsiasi circostanza. (2)

Cara amica di Cassandra e Jane, nel 1805 dopo la morte della madre si ritrovò sola (la sorella si era sposata da tempo con James, il maggiore degli Austen) ed andò a vivere con le tre signore Austen. Nel 1828 sposò proprio Frank, che nel frattempo era rimasto vedovo della Mary che nel libro è ancora la sua novella sposa.
Qui Martha è come ce la immaginiamo mentre leggiamo le lettere: un’amica saggia, spiritosa e complice, che risolve con facilità ogni situazione spinosa.

sposa_regencyBarron riesce anche a dare concretezza a persone che la vera Jane cita nelle sue lettere, ma senza dilungarsi. Oltre ad alcune figure della marina militare come L’Ammiraglio Bertie e il Capitano Edward-James Foote, facciamo conoscenza con la seconda moglie di quest’ultimo, Mary Foote, che impariamo ad apprezzare come bel personaggio positivo durante quello che credo sia il ballo più difficile e meno spensierato della vita di Jane investigatrice!

La vita sociale si dipana davanti ai nostri occhi con dovizia di informazioni e così impariamo molte cose che, purtroppo, si è soliti ignorare quando si pensa alle ambientazioni di primo Ottocento, fuorviati da una visione più pulita ed edulcorata.
Ad esempio, era cosa del tutto ordinaria che i bambini, anche di ceto elevato, si unissero all’equipaggio delle navi da guerra, iniziando così la loro formazione di marinai. E che si ritrovassero a morire nelle battaglie, esattamente come accade al figlio di una dei personaggi della storia.
Sui mari, navigavano anche le navi delle spose, cioè navi su cui, oltre al solito carico di cose ed equipaggio, viaggiavano anche le spose (per procura) di uomini residenti nelle colonie.
Si parla della coscrizione forzata, voluta dal governo britannico nel secolo precedente per rimpolpare gli equipaggi in modo forzoso, a fronte di una sempre più scarsa disponibilità degli uomini ad arruolarsi. Squadre oganizzate andavano in giro a catturare liberi cittadini da imbarcare a forza sulle navi, sempre bisognose di rimpiazzi. Questa pratica fu abbandonata proprio dopo le guerre napoleoniche.
Si vede molto anche della scienza medica dell’epoca, con cure, rimedi, operazioni chirurgiche e condizioni igieniche che oggi appaiono barbare e preistoriche.

In conclusione, Jane e il prigioniero di Wool House è una bellissima esperienza di lettura anche a prescindere da Jane Austen. Avvincente spy-story con tutti i crismi (non per niente S. Barron è un’ex analista della CIA), un’accurata ambientazione, un’ottima caratterizzazione dei personaggi, ed il solito ma sempe più sapiente intreccio tra realtà biografica e fantasia romanzesca. Imperdibile.
Fa venire voglia di leggere subito il prossimo episodio, in cui Jane l’investigatrice è alle prese con I fantasmi di Netley


(1) S. Barron, Jane e il prigioniero di Wool House, cap. 1, TEA ed., trad. A. Zabini
(2) lettera di Jane del 13 ottobre 1808, a Cassandra, trad. G. Ierolli

Jane e il prigioniero di Wool House, di S. Barron, sul sito della casa editrice TEA

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

5 pensieri su “Una storia di mare e di spionaggio per Jane Austen – in “Jane e il prigioniero di Wool House” (serie S. Barron, vol. 6)

  1. Avatarbaby

    ciao sono nuova mi chiamo baby. il tuo blog mi ha incuriosito e mi ha fatto leggere cose lontane anni luce dai miei gusti,ebbene ho scoperto un mondo fatto di uomini affascinanti donne determinate balli e tazze da te i canonici li ho divorati e adesso mi dedico .ai derivati austeniani.. grazie per la passione che metti nei tuoi post. arriva dritta al cuore nonostante questo mezzo di comunicazione che so usare ancora poco ,il computer. un bacio

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    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Ebbene, @baby, sono ultra-felice di sapere che le mie elucubrazioni austeniane hanno avuto il migliore effetto possibile, cioè farti conoscere qualcosa di nuovo! Anche un mezzo così dis-umano come internet può trasmettere passione, ma credo che il merito sia essenzialmente di un’altra Autrice… 😀
      Ovviamente, non esitare a tornare da queste parti per raccontare la tua esperienza con i derivati. Pochissimi sono quelli che si salvano, quelli di S. Barron sono tra questi.
      A presto, carissima, e buona lettura!

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  2. Avatarsara

    Questi libri non li ho mail letti, me li segno, grazie 🙂
    Speriamo che la casa editrice si impegni a pubblicarli ancora!!

    Mi hanno regalato Mr Darcy Vampyre, l’hai letto?

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    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Tra tutti i derivati, questi sono i migliori, non ho dubbi. Quanto a Mr Darcy Vampyre… ebbene, non posso dire la stessa cosa. L’ho letto, sì, e l’ho anche recensito non proprio positivamente. Se vuoi leggere la recensione (ma ti prego di farlo dopo aver letto il libro, così da poterlo giudicare alla luce dei tuoi gusti personali, e soprattutto scoprendone il contenuto senza anticipazioni), qui puoi trovare il post in cui ne parlo “Il vampiro scrive un diario”. E ricorda di passare a dirmi com’è andata!

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  3. Pingback: Le ombre di Chawton devono essere profanate a tal punto? - Le indagini di Jane Austen, vol. 8 - Un tè con Jane Austen

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