Il Salvataggio dell’Eroina secondo Jane Austen: Persuasione, cap. 9

In Jane Austen non assistiamo mai a scene grandiosamente esplicite. Negli atti di eroismo così come nei colpi di scena, l’autrice non viene mai meno alla tecnica stilistica che la caratterizza e continua a tessere per noi la trama e l’ordito di queste scene con lo stesso finissimo cesello con cui crea ogni opera, in un trionfo di ricerca della perfezione espressiva attraverso la massima economia della parola (less is more, appunto).
Nel mondo austeniano, il vero, grande, sorprendente Salvataggio dell’Eroina non è quello compiuto da un Willoughby che arriva atleticamente a cavallo sotto uno scroscio di pioggia lungo le pendici di una collina del Devonshire per soccorrere Marianne (Jane se la ride di questo genere di gesti): semmai, è quello compiuto da un Mr Knightley che con spontanea nobiltà invita a ballare la giovane e povera orfana Harriet che è appena stata rudemente rifiutata da un maleducato Mr Elton di fronte a tutti gli invitati alla festa al Crown; o da un Mr Darcy che si assenta con discrezione per una manciata di capitoli per mettere a posto tutti i guai dell’Eroina, rassegnandosi ad amarla da lontano in volontario silenzio… Discrezione & Nobiltà d’Animo, non Bicipiti portati dal caso.
In Persuasione, romanzo costellato di piccoli e importanti colpi di scena e di non pochi salvataggi, il capolavoro dell’orchestrazione di questi elementi è senza dubbio il penultimo capitolo del romanzo, quando un’insperata mossa dell’eroe non solo cambia per sempre gli eventi ma ci illumina a giorno su alcuni dettagli apparentemente insignificanti a cui abbiamo assistito fino a quel momento. Di questo meraviglioso capitolo 23 non parlerò mai abbastanza…
È però altrove, al capitolo 9, che possiamo trovare un salvataggio eroicissimo ed emozionante quanto minimale, una scena casalinga del tutto innocente, che nelle sapienti mani di Jane rivela tutta l’eccezionalità sotto l’aspetto ordinario. – Una delle scene che preferisco, forse la mia preferita, nel mondo di Persuasione.
Oggi vi offro un tè nel cottage di Uppercross, dove in un pomeriggio di novembre, dopo pranzo, Anne sta accudendo il piccolo Charles infortunato senza sapere che il suo autocontrollo sta per essere messo a dura prova da una serie di colpi di scena e da un salvataggio sorprendente sul finale, che lascerà lei e noi senza parole in un vortice di emozioni ma con una nuova consapevolezza.


Northanger Abbey and Persuasion first edition, four volumesIl capitolo 9 di Persuasione si apre nominando subito il protagonista assoluto di questa porzione del romanzo, il Cap. Wentworth. Ormai divenuto agli occhi di tutti il graditissimo partito delle giovani sorelle Musgrove, nonché il beniamino di tutti gli altri componenti della famiglia, è sempre presente persino quando è assente perché oggetto di continue conversazioni (o meglio, diatribe) su chi tra Henrietta o Louisa sarà scelta come futura Mrs. Wentworth.
Il culmine di questa ridda di ipotesi avviene quando Henrietta tratta con improvvisa malcelata indifferenza colui che fino a poche pagine prima veniva dato per suo promesso sposo, Mr Hayter, tutta presa con la sorella Louisa dall’arrivo imminente del Capitano, ormai ospite abituale praticamente quotidiano, di Uppercross. Il povero Hayter ora sa di avere un rivale, per di più temibilissimo..
Per quasi tutto il capitolo, partecipiamo al calvario di Anne, che deve sorbirsi le riflessioni di tutti, ma proprio tutti, sul destino matrimoniale dell’uomo che ancora ama in segreto, e cerca ogni occasione per evitare il supplizio peggiore, ovvero vederlo con i propri occhi partecipare attivamente alla gentile contesa. Ma accade un imprevisto.

Un giorno, poco dopo il pranzo dai Musgrove al quale Anne non aveva partecipato, il capitano Wentworth entrò nel salotto del cottage, dove c’erano solo lei e il piccolo Charles ammalato, che era sdraiato sul divano.
La sorpresa di trovarsi quasi da solo con Anne Elliot privò i suoi modi della solita compostezza; trasalì, e riuscì a dire soltanto, “Pensavo che le signorine Musgrove fossero qui… Mrs. Musgrove mi aveva detto che le avrei trovate qui”, prima di andare alla finestra per ricomporsi e capire in che modo comportarsi.
“Sono di sopra con mia sorella… credo proprio che scenderanno a momenti”, era stata la risposta di Anne, con tutta la confusione che poteva essere ritenuta naturale; e se il bambino non l’avesse chiamata chiedendole qualcosa, sarebbe uscita dalla stanza un istante dopo, liberando se stessa e il capitano Wentworth.

La confusione è innanzitutto del Capitano. Per quanto ne sa lei, e noi con lei, è dettata dal fastidio di ritrovarsi senza preavviso e da solo davanti a colei che un tempo lo ha rifiutato e per la quale, evidentemente, non prova alcuna simpatia, come dimostra la freddezza con cui la sta trattando fin dal primo incontro. E allora la confusione di Anne non può che ispirarle un tentativo di fuga e “liberazione”, che fallisce con un sovrappiù di imbarazzo, se possibile – proprio quando Anne non chiede altro che di non vedere e restare a sua volta invisibile.

Lui restò alla finestra, e dopo aver detto, con calma ed educatamente, “Spero che il bambino stia meglio”, rimase in silenzio.
Lei fu costretta a inginocchiarsi vicino al divano, e a restare lì per soddisfare il suo paziente; e così andarono avanti per qualche minuto, quando, con sua grande soddisfazione, lei sentì qualcuno attraversare il piccolo ingresso. Sperava, girandosi, di vedere il padrone di casa, ma si rivelò essere qualcuno molto poco adatto a rendere la faccenda meno imbarazzante, Charles Hayter, probabilmente nient’affatto più lieto alla vista del capitano Wentworth, di quanto il capitano Wentworth fosse stato alla vista di Anne.

Ogni tentativo di cortese conversazione muore sul nascere e questo è lo schieramento che ne segue: Hayter prende il giornale e si siede in disparte a leggere; il Capitano sta saldamente alla sua finestra; Anne continua a prodigare cure al piccolo Charles. L’imbarazzo è palpabile e la tortura è soltanto appena iniziata.

Dopo un minuto ci fu un’aggiunta. Il ragazzo più piccolo, un bimbo di due anni notevolmente robusto e sfacciato, dopo essersi fatto aprire la porta da qualcuno lì fuori, fece la sua decisa apparizione tra loro, e andò diretto al divano per vedere che cosa stava succedendo, rivendicando i propri diritti su qualsiasi cosa di buono che potessero dargli.
Non essendoci nulla da mangiare, riuscì ad avere solo qualche giocattolo, e dato che la zia non voleva che desse fastidio al fratello ammalato, cominciò ad aggrapparsi a lei, ancora inginocchiata, in un modo tale che, occupata com’era con Charles, non riusciva a liberarsi di lui. Lei parlò, ordinò, pregò e insistette invano. Una volta riuscì a spingerlo via, ma il ragazzo ebbe il grandissimo piacere di arrampicarsi subito di nuovo sulla sua schiena.

Il diavoletto non può sapere che il tormento inflitto alla zia è ben più grande e profondo del fastidio fisico che può provocare questa capricciosa arrampicata, crudele ciliegina su una torta assai indigesta.

“Walter”, disse lei, “scendi immediatamente. Sei proprio fastidioso. Sono molto in collera con te.”
“Walter”, esclamò Charles Hayter, “perché non fai quello che ti si dice? Non hai sentito quello che ha detto tua zia? Vieni da me. Walter, vieni da tuo cugino Charles.”
Ma nulla smosse Walter.

Avrà mai fine questo tormento?, pensiamo mentre patiamo insieme a Anne…

Dopo un istante, tuttavia, lei si ritrovò libera dal bimbo; qualcuno lo stava staccando da lei, sebbene le avesse piegato così tanto la testa che le robuste braccine dovettero esserle slacciate dal collo, e fu risolutamente portato via prima che lei capisse che a farlo era stato il capitano Wentworth.
L’emozione di quella scoperta la lasciò senza fiato. Non riuscì nemmeno a ringraziarlo. Poté soltanto dedicarsi al piccolo Charles, con sensazioni molto confuse.

Che salvataggio eroico molto anti-eroico! È un gesto da nulla in una situazione ordinaria con un bambino di famiglia che fa i capricci, pur in in contesto con qualche leggero imbarazzo, ma anch’esso all’ordine del giorno nella vita quotidiana. Eppure, sentiamo chiaramente che tutti questi nonnulla ordinari si trasformano in quegli important nothings che Jane amava riversare sulla carta (nelle lettere come nei romanzi) conferendo loro un significato potenziato per raccontare l’animo umano e il mondo.
Qui, il semplice gesto del Cap. Wentworth a favore di Anne diventa un attimo di consapevolezza – breve e luminoso come un lampo – “estremamente intenso e acuto che richiama un mondo intero di passato alla realtà del presente, e il lettore sente con Anne le emozioni sottili e soffocate che rendono quel momento indimenticabile […] e l’improvviso risorgere di una speranza a lungo soffocata“, come sottolinea con puntuale chiarezza Patrizia Nerozzi Bellman nel saggio Jane Austen del 1973, che ha accompagnato la mia scoperta di Jane Austen fin dai tempi dell’università.

La gentilezza di essere accorso in suo aiuto, il modo, il silenzio in cui si era successo, i piccoli particolari dell’avvenimento, insieme alla convinzione, di cui fu subito preda a causa del chiasso che stava intenzionalmente facendo con il bambino, che intendesse evitare i suoi ringraziamenti, e cercasse di evidenziare che una conversazione con lei era l’ultima cosa che desiderasse, produsse un sovrapporsi di sensazioni diverse e molto penose, dalle quali non riuscì a liberarsi fino a quando l’ingresso di Mary e della signorine Musgrove non le permise di affidare a loro il piccolo paziente e di uscire dalla stanza. Non poteva restare. Avrebbe potuto essere un’opportunità per osservare gli amori e le gelosie dei quattro, ora che erano tutti insieme, ma non poteva restare per nessun motivo.

Ecco che la reazione di Anne è adeguata a questo fulmine a ciel sereno: la sua è una fuga razionale pur nell’irrazionalità di cui è preda, che le serve proprio per mettere ordine nei suoi sentimenti improvvisamente messi a soqquadro da such a trifle, una tale sciocchezza, ma di quale portata!

Si vergognava di se stessa, si vergognava tanto di essersi fatta prendere dai nervi, di essersi lasciata sopraffare da una tale sciocchezza; ed ebbe bisogno di un lungo periodo di solitudine e riflessione per riprendersi.

Su questa scena imprescindibile ed emozionante, piena di piccoli colpi di scena e chiusa da un così mirabile piccolo grande salvataggio, che rivela per la prima volta dall’inizio del romanzo i veri sentimenti dell’eroe, è stato scritto e detto molto ma è inevitabile, ogni volta che se ne parla, ricordare quanto scrive con grande acume il romanziere americano William Dean Howells nel lontano 1903 nel saggio Heroines of fiction:

Come qualsiasi lettore esperto di narrativa potrebbe facilmente dimostrare, questo non è il tipo di salvataggio che in un “vero” romanzo porta gli innamorati a una riconciliazione. Deve esserci qualcosa di più minaccioso del ragazzino dispettoso dal quale l’eroina è salvata; deve essere uno scellerato senza pietà o un toro infuriato o un cavallo imbizzarrito, o un treno espresso o una nave che affonda. Eppure non si può negare che questa semplice scena domestica sia molto bella, ed è molto simile alle cose che accadono nella vita, quando c’è ragione di pensare che l’amore venga assai spesso dimostrato dalla qualità più che dalla quantità, e compia i suoi effetti con uguale perfezione tanto nei piccoli come nei grandi eventi.

Curiosamente, di questa scena cruciale che segna un fondamentale punto di svolta del romanzo non vi è alcuna traccia negli adattamenti per lo schermo: manca nello sceneggiato BBC del 1971, pur molto aderente al romanzo; manca nel bellissimo film di Roger Michell del 1995, dove avrebbe trovato un’impostazione stilistica perfetta; manca nel film per la tv di ITV del 2007, dove peraltro mancano alcune altre scene fondamentali. Probabilmente, il suo spiccato minimalismo la rende più sacrificabile nell’economia di una sceneggiatura ma è un vero peccato che la sua profonda intensità non sia mai stata affidata all’espressione cinematografica.


Note
☞ Le citazioni da Persuasione sono tratte da jausten.it di G. Ierolli
☞ La citazione da Heroines of Fiction di William Dean Howells è tradotta dall’autrice di questo post
☞ Le illustrazioni sono di C. E. Brock (in testa al post – fonte: Molland’s) e di Hugh Thomson (nel corpo del testo – fonte: Wikimedia Commons)

2 pensieri su “Il Salvataggio dell’Eroina secondo Jane Austen: Persuasione, cap. 9

  1. Phoebes

    Me la ricordo quella scena, mi aveva colpito molto, ma non avevo mai pensato potesse essere un esempio dell’attenzione di Jane per le piccole cose. Adesso mi piace ancora di più! 😀

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