Tutto il privilegio che reclamo.
Ovvero: Jane Austen e il Dialogo sulla Differenza di Genere

Riprendo in questo articolo una riflessione che ho presentato lo scorso 14 febbraio 2015 all’incontro dedicato a Persuasione nell’ambito del Jane Austen Book Club di Biblioteca Salaborsa e Jane Austen Society of Italy, a Bologna.

Manca poco all’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne (per carità, NON chiamatela Festa della donna!), e mi concedo un lungo tè delle cinque su Jane Austen e la sua lungimirante e acuta capacità di osservazione dell’animo umano e delle sue manifestazioni sociali, in particolare sui rapporti tra i sessi e la condizione femminile.
Così lungimirante da essere più avanti, assai più avanti di noi che abbiamo ancora bisogno di un 8 marzo per riflettere sul ruolo e il destino delle donne nella società patriarcale moderna.

Dicono di lei che nei suoi romanzi pensi solo al matrimonio e le sue fanciulle siano tutte un esempio di muliebri virtù tradizionaliste, e che per questo sia profondamente antifemminista. (È evidente che chi sostiene ciò non ha mai letto una sola parola delle tante, bellissime, scritte dalla graffiante penna della zitella illetterata…)
Per contro, dicono di lei che le sue eroine arrivino, sì, al matrimonio ma alle proprie condizioni in piena coscienza della propria dignità umana, e che per questo sia profondamente proto-femminista.
Io dico di lei che tutto quanto c’è da sapere in merito alla questione del femminismo in Jane Austen sia da cercare nell’unico posto possibile, cioè nelle parole che lei stessa ha scritto: le sue opere e le sue lettere. Ed è in un suo romanzo che oggi troverò molte risposte…

In un’epoca, la sua, in cui i ruoli sociali dell’uomo e della donna erano definiti da schemi intoccabili e a compartimenti stagni, e contrapposti, ben più rigidi di quanto non lo siano ancora oggi, ecco una donna antitetica al modello femminile predefinito e approvato, ultraquarantenne, nubile, di classe media, meno che benestante, per di più scrittrice (anche se anonima), che non teme di lasciare le briglie sciolte alla sua intelligenza e alla sua sensibilità e compone un dialogo che è meglio di qualunque trattato di sociologia, antropologia, psicologia e storia sui rapporti tra uomini e donne e sulla differenza di genere.

Frontespizio di Persuasione e L'Abbazia di Northanger

Frontespizio di Persuasione e L’Abbazia di Northanger

Accade in Persuasion (Persuasione), l’ultimo romanzo scritto (1816) e pubblicato (postumo, nel dicembre 1817) che, per lo stile ed i contenuti, mi permetto di considerare il testamento spirituale e letterario di Jane Austen, anche se del tutto involontario.
Per la precisione, accade al capitolo XXIII, un vero capolavoro nel capolavoro, per l’abilissima sceneggiatura, la prosa asciutta e perfetta che accompagna con sorprendente poesia lo scioglimento dell’intreccio, la caratterizzazione dei personaggi e alcune riflessioni sui massimi sistemi sociali.
A pensarci bene, un lungo dialogo sulle differenze psicologiche e sociali tra uomini e donne non sembra adatto ad un romanzo, tanto meno nel bel mezzo dello scioglimento dell’intreccio, quando noi, col fiato sospeso ad ogni sillaba, già pregustiamo il lieto fine… Affidato ad altre penne (come le tante che affollavano la letteratura dell’epoca), questo dialogo sarebbe diventato una tirata noiosa e pedante, aliena a tutto il resto, mentre qui è una scena tra le più emozionanti e poetiche che sia dato di leggere.

…Che inizia proprio come una conversazione qualunque, di quelle che io stessa potrei fare con un amico, su una questione di cuore e sul diverso comportamento degli uomini e delle donne nell’affrontarla.

Persuasion, R. Michell, 1995

Il Cap. Harville e Anne in Persuasione, di R. Michell, 1995

Siamo a Bath, nel regno di Persuasion (Persuasione). La mattinata è stata piovosa ma è appena arrivata un’insperata schiarita, e di certo Anne Elliot, la splendida protagonista, e il Cap. Harville sono ben illuminati mentre conversano in piedi davanti alla finestra.
In secondo piano, nella penombra del resto della stanza, si perdono il chiacchiericcio di Mrs Musgrove e Mrs Croft, e la presenza discreta del Cap. Wentworth, intento a scrivere una lettera al tavolino lì accanto.

Il Cap. Harville si rammarica del fatto che il cognato si sia risposato così in fretta dopo essere rimasto vedovo. Di certo,  sua sorella non avrebbe mai dimenticato tanto in fretta il marito perché lo adorava. Anne replica prontamente:

“Non sarebbe naturale per nessuna donna che ama veramente.”
Il capitano Harville sorrise, come per dire, “È questo che rivendicate per il vostro sesso?” e lei rispose alla domanda con un sorriso analogo, “Sì. Noi sicuramente non vi dimentichiamo tanto presto come ci dimenticate voi. Forse è il nostro destino più che una nostra virtù. Non possiamo farne a meno. Viviamo in casa, tranquille, rinchiuse, e siamo preda dei nostri sentimenti. Voi siete costretti ad agire. Avete sempre una professione, uno scopo, affari di un tipo o dell’altro, a riportarvi immediatamente al mondo esterno, e le occupazioni e i mutamenti continui indeboliscono le sensazioni.”

Jane Austen traccia subito senza lungaggini e con estrema precisione il quadro della situazione, una società a compartimenti stagni: le donne richiuse, volenti o nolenti, nella sfera privata; gli uomini “costretti” all’azione, forced on exertion, nella sfera pubblica.

Persuasione di R. Michell, 1995

Il Cap. Wentworth, in primo piano, scrive e ascolta, non visto, il dialogo tra Anne ed il Cap. Harville, sullo sfondo

La controparte di Anne si dichiara in disaccordo:

“Non ammetterò che sia più nella natura dell’uomo che della donna essere incostante e dimenticare coloro che ama, o ha amato. Credo il contrario. In verità, credo che ci sia un’analogia tra la costituzione fisica e quella spirituale; e che, dato che i nostri corpi sono più forti, così siano i nostri sentimenti; capaci di sostenere il logorio più duro, e di affrontare i climi più violenti.”

Viene messo in campo un tema caratteristico della millenaria contrapposizione tra i sessi: la predeterminazione biologica della diversità di genere.
Si tratta, non a caso, di uno dei temi forti dibattuti anche dalla Rivendicazione dei diritti della donna di Mary Wollstonecraft, del 1792, pubblicato quando Jane Austen è una giovane donna di diciassette anni, abituata a leggere di tutto, dai libri ai giornali, e a prestare attenzione al dibattito culturale e politico. Non sapremo mai se ha letto questo testo fondamentale, e che cosa ne pensasse; non vi è alcuna traccia nelle lettere. Di certo, era venuta in contatto con quelle tesi poiché aveva una copia di Hermsprong di Robert Bage, del 1796, un romanzo filosofico che riprendeva le idee di Mary Wollstonecraft.

Persuasione, manoscritto del cap. X

Persuasione, manoscritto del cap. X

Jane Austen affida alla sua protagonista il compito di controbattere questa visione della diversità tra i sessi: Anne sostiene, con grande intelligenza, che, se seguissimo questo ragionamento, dovremmo dire che i sentimenti delle donne SONO I PIU’ TENERI, eppure…

“I vostri sentimenti possono anche essere più forti”, rispose Anne, “ma la stessa analogia mi autorizza ad asserire che i nostri sono più teneri. L’uomo è più robusto della donna, ma non vive più a lungo, il che giustifica completamente il mio punto di vista sulla natura dei loro affetti. Anzi, per voi sarebbe troppo duro, se fosse altrimenti. Voi avete difficoltà, privazioni e pericoli a sufficienza da combattere. Il lavoro continuo, la fatica, vi espongono a ogni rischio e a ogni avversità. La vostra casa, il vostro paese, gli amici, tutto è lontano. Non avete né tempo, né salute, né vita da poter chiamare veramente vostra. Sarebbe davvero duro (con voce malferma) se i sentimenti di una donna si aggiungessero a tutto questo.”
“Su questo non ci troveremo mai d’accordo”

Di nuovo, la controparte di Anne, il Cap. Harville, fornisce il contraddittorio e veicola la cultura maschile dominante, che non può certo essere d’accordo, e passa subito a replicare mettendo in campo un altro famoso cavallo di battaglia nella guerra tra i sessi: la questione delle prove letterarie a sfavore delle donne.

[…] fatemi dire che tutte le cronache sono contro di voi, tutte le storie, in prosa e in versi. Se avessi la memoria di Benwick, potrei fornirvi al momento cinquanta citazioni a favore della mia tesi, e non credo di aver mai aperto un libro in vita mia che non avesse qualcosa da dire sull’incostanza delle donne. Canzoni e proverbi, tutto parla della volubilità delle donne. Ma forse direte che sono tutte cose scritte da uomini.”
“Forse sì. Sì, sì, per favore, nessun riferimento a esempi dai libri. Gli uomini hanno tutti i vantaggi su di noi nel raccontare la storia a modo loro. L’istruzione è stata sempre appannaggio loro a un livello così tanto più alto; la penna è stata in mano loro. Non ammetto che i libri dimostrino qualcosa.”

In poche righe, Jane Austen racconta diecimila anni di storia dell’umanità!
Nel leggere le sue parole, torna in mente Virginia Woolf (storica e appassionata Janeite) e la sua strepitosa risposta alla fatidica domanda che tutte le racchiude: Perché non esiste uno Shakespeare donna?… (Noi Italiani potremmo chiederci: Perché non esiste un Dante donna?)
Virginia Woolf riprende proprio questo tema e ne fa un capolavoro saggistico, Una stanza tutta per sé, dove si inventa una figura fittizia, Judith, sorella di Shakespeare, per spiegare le radici storiche, culturali e sociali che hanno determinato la disparità culturale tra i sessi (una delle mie Bibbie laiche, la cui lettura raccomando a tutti, indistintamente).

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Le donne prigioniere della casa, e preferibilmente analfabete, gli uomini fuori, nel mondo, con tutto ciò che offre. Ed ecco ancora una prova di come Jane Austen riesca a passare al microscopio questa dinamica sociale e a trarre illuminanti conclusioni.

“Ma allora come si può dimostrare qualcosa?”
“Non si può. Non ci si deve mai aspettare di dimostrare qualcosa su un punto del genere. È una diversità di opinioni che non ammette prove. Ognuno di noi comincia probabilmente con un piccolo pregiudizio a favore del proprio sesso, e su questo pregiudizio costruisce tutte le circostanze a favore di esso che si sono verificate nella propria cerchia; molte di queste circostanze (forse proprio quei casi che ci hanno colpito di più) possono essere proprio quelle che non si possono rivelare senza tradire una confidenza, o dicendo in qualche modo quello che non dovrebbe essere detto.”

A questo punto, il Cap. Harville – forse a corto di munizioni – la butta sul sentimentale con una tirata quasi melodrammatica (perfida, Jane!),

“Ah!” esclamò il capitano Harville, con profonda emozione, “se potessi farvi comprendere che cosa soffre un uomo quando dà un’ultima occhiata a sua moglie e ai suoi figli, […]

e via su questo tono per una decina di righe – ma ormai Jane, pardon, Anne è un fiume in piena, pacato ma pur sempre inarrestabile, ed incontestabile, nella forza della sua logica.

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Anne Elliot (Amanda Root) in Persuasione, di R. Michell, 1995

Ed è proprio a questo punto che arriva l’apice e, al contempo, la conclusione, non replicabile, del ragionamento di Jane/Anne basato sull’osservazione. Si tratta di una riflessione che sorprende per la sua straordinaria modernità:

“Dio mi perdoni, se dovessi sottovalutare i sentimenti intensi e costanti di tutti i miei simili. Meriterei un totale disprezzo se osassi pensare che il vero affetto e la vera costanza fossero appannaggio solo delle donne. No, vi credo capaci di ogni cosa che sia grande e buona nella vostra vita matrimoniale.

Nel 1816, quasi duecento anni fa, questa donna era convinta che nessuno dei due sessi avesse una supremazia predeterminata. Quante volte anche oggi sentiamo (o, addirittura, scopriamo noi stessi) dire che certe caratteristiche o abilità sono prerogativa speciale di uno dei due, che “le donne sono più brave”, “gli uomini sono più bravi”, ascrivendo ad uno dei due generi un primato, di solito a detrimento dell’altro? E quante volte, invece, la ragione ci dice che, di per sé, ognuno ha le proprie caratteristiche, belle o brutte che siano, ma pur sempre dotate di pari dignità in quanto espressione di un essere umano?

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Le mani del Cap. Wentworth e di Anne, in Persuasione, di R. Michell, 1995

Ma non è ancora finita.
Nell’uguaglianza dei sentimenti, c’è pur sempre una diversità di genere, determinata dal potente condizionamento culturale, da quella preponderanza di sfera pubblica che rende gli uomini “costretti all’azione”, forced on exertion, e pronti a muoversi verso sempre nuovi traguardi.

Vi credo all’altezza di qualsiasi sforzo importante, e di qualsiasi sopportazione domestica, a condizione… se mi permettete l’espressione, a condizione che abbiate un obiettivo. Intendo dire, fino a quando la donna che amate vive, e vive per voi. Tutto il privilegio che reclamo per il mio sesso (non è un privilegio invidiabile, non avete bisogno di agognarlo) è quello di amare più a lungo, quando l’esistenza o la speranza sono svanite.

Ed è così che Jane Austen, per bocca della sua Anne, chiude il cerchio, e il ragionamento, dipingendo un quadro accurato e illuminante della condizione femminile e dei rapporti tra i generi attraverso un dialogo, alla maniera degli antichi filosofi, ma senza dimenticarne la funzione narrativa e poetica…

Jane Austen (Olivia Williams)

Jane Austen (Olivia Williams), in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen), 2008

Che Jane Austen sia femminista è ancora motivo di grande dibattito ma una cosa è certa: leggendo questo dialogo sulla differenza di genere, in cui la logica si sposa perfettamente con la poesia, nessuno può osare affermare che sia antifemminista.

Ecco perché, ogni 8 marzo, scelgo di celebrare questa giornata di riflessione rileggendo questo dialogo e ringraziando idealmente la sua Autrice per il coraggio e la determinazione con cui lo ha creato – lei, nubile ultraquarantenne tendenzialmente squattrinata, che desiderava vivere della sua penna e riuscì a pubblicare i suoi romanzi tra mille fatiche, senza nemmeno poterli firmare, era una “donna mancata” per la società in cui viveva, ma è diventata una Grande Donna per la Storia dell’umanità.
Come dicevo in apertura, il “Dialogo sulla differenza di genere” al cap. XXIII di Persuasion (Persuasione) dimostra come Jane Austen sia così lungimirante da essere più avanti, assai più avanti di noi, donne e uomini del XXI secolo, che abbiamo ancora bisogno di un 8 marzo per riflettere sul ruolo e il destino delle donne nella società patriarcale moderna. Se solo leggessimo di più Jane Austen…

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Buona Giornata Internazionale delle Donne!

Note:
☞  Tutte le citazioni da Persuasione sono tratte dal cap. XXIII, nella traduzione di G. Ierolli su jausten.it
☞  I tè delle cinque dedicati alle parole di Virginia Woolf su Jane Austen in Un tè con Virginia e Jane nella stanza tutta per sé e in Perfetta ed immortale, così parlò Virginia
☞  Il tè delle cinque dedicato a Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf
☞  Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft, un articolo di Persuasions, la rivista della JASNA, tradotto in esclusiva su jasit.it

11 thoughts on “Tutto il privilegio che reclamo.
Ovvero: Jane Austen e il Dialogo sulla Differenza di Genere

  1. AvatarRomina

    Quando ha deciso di vivere non in funzione di un uomo ma bastando a se stessa e senza scendere al compromesso di accettare la vantaggiosa proposta del vicino di casa proprietario terriero (con cui si sarebbe sistemata) ha espresso al meglio la sua libertà di donna, la sua identità.

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    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Sì, ritengo sia stata davvero coraggiosa e forte nelle sue scelte, una sovversiva col sorriso e le buone maniere, che ha saputo dire di no (come le sue eroine) ed ha aiutato anche noi, preparando la strada per le conquiste civili che sarebbero venute dopo di lei.

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    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Mia cara, era dallo scorso 14 febbraio e dall’incontro del Jane Austen Book Club in Salaborsa che pensavo di riprendere questa mia riflessione in occasione dell’8 marzo perché le parole di Jane Austen sono illuminanti e così perfettamente moderne! (grazie per i commenti)

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  2. AvatarSilvia Frassneti

    Una bellissima riflessione, che la dice lunga su quanto cammino resti ancora da fare, per le donne e per gli uomini per arrivare a quella comprensione e complementarietà che Jane Austen aveva già individuato come giusto punto di equilibrio, già duecento anni fa.

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  3. AvatarAnna

    Cara Zia Jane, talmente sovversiva da ispirare e creare spunti di riflessione a distanza di due secoli; che meraviglia! Ho sempre ritenuto fosse una “femminista” ante-litteram, rivendicatrice dell’identità femminile, ma talmente oggettiva nelle sue considerazioni da riconoscere i pregi e i difetti di ognuno (fosse uomo o donna), da creare questa sorta di parità dei sessi. Grazie per la pubblicazione Silvia, è sempre un piacere leggerti.

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  4. AvatarMaraB

    Argomento sempre avvincente e in egual modo difficile da trattare – per come si è ridotta la società di oggi, per il modo sbagliato di leggere le scrittrici. Hai fatto bene a rivendicare questo privilegio 🙂

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  5. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

    Anch’io ritengo che Jane Austen sia una femminista (e non una proto-femminista) anche se involontaria, almeno per quanto ne sappiamo – e, al contempo, anch’io ritengo che l’argomento sia inesauribile, difficile e avvincente, tanto che mi piacerebbe farne un dibattito pubblico.
    Sì, la sua genialità sta anche nell’aver capito tutto sulle dinamiche tra i ruoli sociali e la differenza di genere già duecento anni fa, per di più in un’epoca in cui pensieri del genere erano dissidenti e difficilmente veicolati.
    – Grazie a tutte per questa conversazione!

    Rispondi
  6. AvatarPetra

    Mia cara, ho letto quelle pagine all’incontro con il JABC a casa mia, proprio per spiegare il pensiero di JA sul tema. Ottima riflessione e, come sempre, Zia Jane si dimostra una Donna più moderna del suo tempo e, mi dispiace ammettere, di tante (troppe) donne del nostro. 😉

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