Senno e sensibilità, più che ragione e sentimento

SenseAndSensibilityTitlePage_672x1101Le parole sono come gli esseri viventi. Non restano mai uguali, l’uso che ne facciamo le modifica nel corso del tempo.

Nel post precedente, 1811-2011 Due secoli di ragione e sentimento, Irene del blog Cipria e Merletti ha giustamente rilevato nel suo commento questa verità universalmente riconosciuta riguardo il titolo Sense and Sensibility: la traduzione italiana non rende il concetto espresso in inglese.
Verissimo.

Dalla sua prima comparsa in territorio italofono, nel 1945, il titolo Sense and Sensibility è stato tradotto innanzitutto con Sensibilità e Buon senso e poi, sempre più spesso, con Senno e Sensibilità, affermatosi per molti decenni. Ma l’italiano moderno, complice l’influenza potentissima dei mezzi di comunicazione di massa (nello specifico, il film di grande successo del 1995, diretto da Ang Lee), ha ormai codificato e consolidato il binomio Ragione e Sentimento che porta alle estreme conseguenze la semplificazione linguistica e rende più immediata la dicotomia dei due opposti in gioco nel romanzo, anche se risulta essere meno coerente con le parole del titolo originale.
Quelle due parole, sense e sensibility, e soprattutto quest’ultima, significano altro, soprattutto se le si considera immerse nel contesto dell’epoca in cui Jane Austen scrisse il romanzo.

Persino per gli anglofoni di oggi le due parole hanno una sfumatura di significato diversa, talvolta sfuggente, tant’è vero che sono un costante oggetto di analisi negli studi su Jane Austen.
Non sono un’esperta linguista ma proverò a chiarire questa differenza.

Sense – Oggi significa innanzitutto senso, inteso come facoltà sensoriale (i 5 sensi, ad esempio), ma anche come facoltà mentale, sia nel significato di logica sia in quello di ragione: this makes sense, questo ha senso; you are out of your senses, sei fuori di testa. Ci sono il common sense (senso comune), il sense of humour (senso dell’umorismo), il sense of duty (senso del dovere), eccetera.
All’epoca di Jane Austen, era soprattutto senno, inteso come logica + pragmatismo, cioè l’applicazione della logica alle situazioni (ciò che ci circonda) ed al comportamento (come reagiamo a ciò che ci circonda). È una sfumatura, sì, ma c’è.

Sensibility – Qui il cambiamento invece è più evidente. Oggi il termine indica la sensibilità intesa come emotività. Ma nella seconda metà del XVIII secolo, era un tema molto alla moda, poi codificato nel movimento culturale del Romanticismo, ed indicava la capacità di “sentire” nel senso più vero, cioè percepire ad un livello ben più profondo dei meri 5 sensi, da un punto di vista sia morale sia estetico.
La persona dotata di sensibility, ad esempio, è sensibile tanto ai dolori degli altri quanto alla bellezza del paesaggio, e lo dimostra. Ecco perché parlare di sentimento, in italiano, è un po’ riduttivo. Persino il termine sensibilità, per quanto più vicino, non riesce a rendere appieno la sensibility tra ‘700 ed ‘800.

Il modo migliore per chiarire il significato di queste due parole è trascrivere qui una frase che nuovamente mi viene regalata da Hugh Griffith e Helen Davies, i curatori del breve saggio sulla vita e l’opera di Jane Austen che impreziosisce l’audiolibro dei romanzi edito dalla Naxos Audiobooks (per tutti i dettagli, I romanzi di Jane Austen come non li avete mai sentiti).

EN – The sense of the title is a resoned or practical response to a situation, whilst sensibility, a common theme in that period, is the emotional perception of it.
ITA – Il sense del titolo è una risposta ragionata o pratica ad una situazione, mentre sensibility, un tema ricorrente in quel periodo, è la percezione emotiva di tale situazione. [la traduzione è mia]

Infine, vi invito non solo a leggere il commento della stessa Irene (Cipria e Merletti):

[…] Sense è il famoso “buonsenso” sul quale era fondata la società inglese del tempo. Quel particolare modo di affrontare la realtà con l’uso dei 5 sensi appunto, cioè in maniera realistica, razionale e senza che essa influisca (almeno apparentemente) nella propria anima. E’ il sinonimo buono del cinismo, senza le parti negative che questo comporta. Mentre Sensibility…è complicato […]. Indica un’esistenza basata sull’emozione, sulle percezioni che vanno oltre il raziocinio e i cinque sensi… che implica profondamente il cuore quasi in ogni cosa che si fa o si vede…

ma anche a leggere il suo post Ragione e Sentimento: esempio di come la lingua faccia la differenza che approfondisce con chiarezza questo argomento, così importante per cogliere lo spirito profondo di questo romanzo.


Da consultare (in inglese), le definizioni e le interessanti spiegazioni dei dizionari:
Oxford Dict. of literary terms
Gale Encyclopedia of the early modern world

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

10 pensieri su “Senno e sensibilità, più che ragione e sentimento

  1. AvatarIrene

    Grazie per avermi rammentata! E brava per aver fatto questo post di approfondimento, mi hai battuta sul tempo…desideravo farlo io sul mio blog! Sense è il famoso “buonsenso” sul quale era fondata la società inglese del tempo. Quel particolare modo di affrontare la realtà con l’uso dei 5 sensi appunto, cioè in maniera realistica, razionale e senza che essa influisca ( almeno apparentemente) nella propria anima. E’ il sinonimo buono del cinismo, senza le parti negative che questo comporta.
    Mentre Sensibility…è complicato e te la sei cavata piuttosto bene. Indica un’esistenza basata sull’emozione, sulle percezioni che vanno oltre il raziocinio e i cinque sensi…che implica profondamente il cuore quasi in ogni cosa che si fa o si vede…

    Rispondi
  2. AvatarClaire

    Cara Sylvia,
    ottimo post, come sempre, per riflettere proprio intorno al cambiamento di significato delle parole rispetto ai mutamenti della società attraverso i secoli.
    Avevo, in modo più superficiale, analizzato questa differenza tra le due parole negli studi iniziali per il dittico omonimo, ma la tua spiegazione ha integrato moltissimo il mio primo intendimento, grazie! 🙂
    All’inizio del romanzo sono simbolicamente le due figure di Elinor (sense) e Marianne (sensibility) che indossano i due sentimenti, ma nel corso della trama quest’ultimi s’intrecciano e scambiano dimostrando una volta di più come ognuno di noi sia una combinazione altanelante di essi… 😀

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  3. Avatarsylvia-66

    Grazie a tutte ma in particolare ringrazio la cugina Irene perché ha saputo, in poche parole, descrivere con precisione il significato profondo di queste due parole così importanti per il romanzo stesso. Ottima chiosa al post!

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  4. AvatarSusy

    Grazie a te e a Irene, forse ora ho
    capito meglio questa cosa del famoso
    buonsenso inglese, molto molto
    interessante. Brave ragazze!!
    Un abbraccio Susy

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  5. AvatarTuristadiMestiere

    grandissimo approfondimento!!! E soprattutto graditissimo per una fan di Jane Austen come la sottoscritta!!! P.S. spero sempre che da qualche bancarella un esperto riconosca un suo preziosissimo inedito…

    Rispondi
  6. AvatarRiccardo

    Riccardo
    Trovo molto interessanti queste riflessioni, ma, quello che mi ha colpito e’ il filo diretto che unisce le parole…senno e sentimento.Nella dialettica del nostro paese, spesso in passato , quando una persona manifestava atteggiamenti e comportamenti strani o parlava in modo sconsiderato…si diceva ” questo a perso il sentimento ” ..mentre oggi diremmo senno, ragione. Per cui, nel tempo, considerando come base di origine la forma dialettale, si può trovare un nesso logico che dimostri effettivamente la trasformazione del significato delle parole in oggetto.Spero di non aver fatto confusione…ed essere uscito fuori dal tema della discussione..Saluti.

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    1. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

      Niente affatto, @Riccardo, anzi, la tua considerazione – di cui ti ringrazio – aggiunge una preziosa informazione a quanto dibattuto a proposito dell’evoluzione di queste due parole, senno e sentimento, che si riflette sulle diverse scelte per il titolo del romanzo di JA nel corso del tempo.
      Il vocabolario Treccani riporta proprio quanto riferisci per la parola “sentimento”:
      La facoltà e l’atto del sentire, di avvertire impressioni esterne o interne; affine quindi a “senso” nel suo sign. più generale … Sempre come coscienza, come controllo, dominio di sé, piena consapevolezza dei proprî atti, in frasi come uscire di sentimento o di sentimenti, esser fuori del s. o dei s., perdere il senno, impazzire, essere accecato dal furore o da altra passione: Fu allora per uscir del sentimento, Sì tutto in preda del dolor si lassa (Ariosto); trarre, levare di sentimento, togliere, anche temporaneamente, la facoltà o almeno la pienezza dell’intendere e del volere: il grande dolore l’aveva levato di sentimento; iperb., mi levate di s. con le vostre grida, mi stordite. Quindi, con pienezza di sentimenti, con tutti i s., nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali: il testamento fu steso dal malato con pienezza di sentimenti; estens., pop., cosa fatta con tutti i s., per bene, come si deve, in modo ineccepibile.
      Il che contribuisce a considerare come mal tradotta la parola sensibility con l’attuale sentimento, che però è più “parlante” all’italofono moderno, soprattutto e proprio nel suo abbinamento ossimorico con l’immancabile ragione.
      Grazie mille per questa ulteriore occasione di riflessione linguistica che ci hai offerto. Non esitare ad aggiungere altri commenti.

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