My name is Lizzy Bennet and I like Tea. Il ruolo del tè in Pride & Prejudice.

Binomio inscindibile, quello tra Jane Austen e il tè. Tanto che non riesco a frenare una prevedibile (quanto verissima) parafrasi: è una verità universalmente riconosciuta che nei suoi romanzi, e nelle sue lettere, il tè scorra a fiumi.
Intorno a foglie, infuso, tazze, teiere e tavolini e tutto l’apparato che accompagna questo appuntamento, la vicenda continua a prendere corpo. Tra le spire del vapore lievemente profumato che sale dalla bevanda dorata ecco emergere sguardi e parole e gesti che si mescolano vorticosi come il latte e lo zucchero nelle tazze che, allo stesso modo, vengono scambiate in un tintinnio sfavillante.
Ma quante volte compare il tè in Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio)? Sì, nel mio Numero Uno tra tutti i romanzi, il mio primo grande amore austeniano, il darling child che non mi stanco mai di frequentare in tutte le sue declinazioni? Di certo è presente in tutti i rinfreschi dati ai balli e nei dopo-pranzo o dopo-cena e in tutte le occasioni sociali che costellano il romanzo ma… Quante volte è esplicitamente citato?
Non ho resistito alla curiosità: ho aperto il testo originale e l’ho cercato. La parola “tea” appare tredici volte.
Sono tutti tè delle cinque? O solo citazioni sfuggenti? C’è sempre Lizzy? E Darcy? In breve: che cosa accade intorno a quei tredici tè di Orgoglio e Pregiudizio?
Andiamo a prenderci questi tè e scopriamolo insieme!

more

Il tè entra in scena nel salotto di Netherfield, al capitolo 9, nel momento in cui Jane, già ristabilita, può unirsi agli altri: Elizabeth può osservare, allora, le premurosissime attenzioni che Mr Bingley le riserva.
E “when tea was over“, una volta preso il tè, alcune cose notevoli accadono, proprio come se questa bevanda fragrante, allo stesso modo di una pozione magica, abbia avuto il potere di scatenarle…
Oh, sì, all’inizio ognuno sembra isolarsi dall’altro: Mr Hurst dorme sul divano (che novità); Mrs Hurst si gingilla con i braccialetti; Mr Bingely e Jane sono su un altro pianeta, impegnati come sono in una conversazione esclusiva; Miss Bingley (uh, la mia adorata iena da salotto) prova a seguire l’esempio dell’eccellente Mr Darcy e prende un libro ma non si sforza nemmeno di reprimere un attacco di sbadigli e comincia a tormentare Darcy con una raffica di domande senza esito, esplodendo in una delle sue famose frasi storiche:

Mi sento di dire che in fondo non c’è nessuno svago come la lettura! Come ci si stanca presto di qualsiasi altra cosa che non sia un libro! Quando avrò una casa mia, mi sentirei davvero infelice a non avere una biblioteca eccellente.

(attenti a non rovesciare il vostro, di tè, mentre ridete…)

La scena ci porta dritto alla pianificazione del ballo a Netherfield, al fatale giro intorno alla stanza di Caroline e Lizzy e alla scoppiettante schermaglia intellettuale tra quest’ultima e Mr Darcy su “vanity and pride” e sui rispettivi difetti, un semplice assaggio del duello all’ultimo sangue che si terrà di lì a poco proprio durante il ballo in quelle stesse stanze…
Il tè appena preso, ne sono sicura, ha contribuito a vivacizzare le loro celluline grigie tenendole deste durante questo scambio di cortesie!

Si prende moltissimo tè a Rosings, nel fatidico Kent, dove il tè con Lady Catherine è una graziosa concessione di Sua Signoria, come dimostrano le parole colme di meraviglia di Mr Collins, al cap. XXIX, a proposito di un invito stupefacente:

“Confesso”, disse, “che non sarei stato affatto sorpreso se sua signoria ci avesse invitati domenica per il tè e per passare il pomeriggio a Rosings. Mi aspettavo, conoscendo la sua affabilità, che sarebbe successo. Ma chi avrebbe mai potuto prevedere un’attenzione del genere? Chi avrebbe potuto immaginare di ricevere un invito a pranzo (un invito per di più esteso a tutti) così immediatamente a ridosso del vostro arrivo!”

Il tè è determinante anche quando lo si rifiuta: al cap. 33 Lizzy, sconvolta dalle rivelazioni sul ruolo di Mr Darcy nel mancato matrimonio tra sua sorella Jane e Mr Bingley, non si unisce ai Collins per il tè a Rosings e resta a Hunsford, dove nel cap. successivo sarà raggiunta proprio da colui che vuole evitare – e che le chiederà di permettergli di dirle ciò che mai e poi mai Lizzy si sarebbe aspettata…

La magia del tè agisce inesorabilmente, anche a distanza! Così, mentre a Rosings si consuma quello che possiamo immaginare sia un formalissimo e freddissimo tè, a Hunsford si consuma il culmine dell’incomprensione tra Lizzy e Darcy, che è anche il punto di svolta dove tutto precipita e scoppia, innescando il percorso di crescita individuale dei due protagonisti fino a ricongiungimento finale.
Ed è pensando al tè a Rosings che Maria Lucas chiude l’avventura di Lizzy nel Kent:

“Dio mio!” esclamò Maria, dopo qualche minuto di silenzio, “sembra che siano passati solo un giorno o due da quando siamo arrivate! eppure quante cose sono successe!”
“Davvero tante”, disse la sua compagna con un sospiro.
“Abbiamo pranzato nove volte a Rosings, oltre a esserci state due volte per il tè! Quanto avrò da raccontare!”
Elizabeth aggiunse tra sé, “e quanto avrò io da nascondere.”

Al cap. 48 è il tè a confortare Mr e Mrs Bennet durante il terremoto provocato dalla fuga di Lydia con Wickham.
Ma è al cap. 54 che il tè diventa quasi un tormento per Lizzy, scossa da un tumulto interiore di pensieri, emozioni, sentimenti e consapevolezze ormai consolidate nella loro inesorabile realtà durante la visita di Mr Bingley e Mr Darcy a Longbourn.
Ed è qui che troviamo un eccellente esempio di come il rito del tè possa essere funzionalissimo alla vicenda nelle mani abilissime della maga Jane Austen:

Sperava che in serata avrebbe potuto cogliere qualche occasione per stare insieme; che non tutta la visita trascorresse senza dar loro modo di intavolare una conversazione che andasse almeno un po’ al di là dei cerimoniosi convenevoli che avevano accompagnato il suo arrivo. Ansiosa e agitata com’era, il periodo trascorso in salotto, prima dell’arrivo dei signori, fu talmente pesante e noioso da renderla quasi scortese. Aspettava impaziente il suo ingresso, come il momento dal quale dipendessero tutte le sue possibilità di gioia della serata.
“Se nemmeno allora verrà da me”, si disse, “rinuncerò a lui per sempre.”
I signori arrivarono, e le sembrò che lui stesse esaudendo le sue speranze, ma, ahimè! le signore si affollarono così fitte intorno al tavolo, dove Miss Bennet stava preparando il tè, ed Elizabeth versando il caffè, che vicino a lei non rimase un solo posto libero, idoneo a far spazio a una sedia. E, all’avvicinarsi dei signori, una delle ragazze si strinse più che mai accanto a lei […].

Tutti i nostri sensi, come quelli di Lizzy, sono all’erta. È come se anche noi potessimo percepire non solo le sue emozioni ma anche i movimenti di Darcy nella stanza, al di sopra del tintinnio, dei profumi, dei vapori del tè (e del caffè) e del chiacchiericcio che lo accompagna.

Darcy si era spostato in un altro lato della stanza. Lei lo seguì con lo sguardo; invidiava tutti quelli a cui rivolgeva la parola, non aveva nessuna voglia di servire il caffè, e poi si arrabbiò con se stessa per essere così sciocca!

Colpo di scena! È proprio l’oggetto della frustrazione di Lizzy, il caffè, a offrirle un po’ di sollievo. Forse…

Si rianimò un pochino, tuttavia, quando riportò lui stesso la tazza del caffè, e lei colse l’occasione per dire,
“Vostra sorella è ancora a Pemberley?”
“Sì, ci resterà fino a Natale.”
“E tutta sola? I suoi amici sono andati tutti via?”
“C’è Mrs. Annesley con lei. Gli altri sono andati a Scarborough tre settimane fa.”
Non riuscì a trovare altro da dire; ma se lui avesse voluto conversare, avrebbe potuto avere più successo.

Il tè viene sgomberato nel salotto di Longbourn per riapparire, e fare la sua ultima comparsa, al cap. 55, intorno alla dichiarazione di Mr Bingley a Jane, uscendo di scena davvero alla grande, dopo aver avviato il riavvicinamento delle due principali coppie di innamorati del romanzo.

Il tè, e il rito che si consuma intorno ad esso, nelle mani di Jane Austen è un evento determinante della vicenda di Orgoglio e Pregiudizio, uno strumento narrativo potente che tiene in moto l’azione, un vero fiume sotterraneo che porta con sé la storia e la nostra attenzione.
Sarà per questo che il companatico del nostro pane quotidiano austeniano è l’immancabile tazza di tè?
Al prossimo tè delle cinque!

Note:

I tredici tè si trovano ai capitoli 11, 14, 29, 33, 38, 48, 54, 55
Tutti i brani tratti da Orgoglio e Pregiudizio sono tradotti da G. Ierolli, da jausten.it
L’immagine di testa è tratta da Bingley’s Teas, Pride and Prejudice Anniversary Notion Sampler

Tazza creata da Aldina di www.aldinascorner.blogspot.it

8 pensieri su “My name is Lizzy Bennet and I like Tea. Il ruolo del tè in Pride & Prejudice.

  1. AvatarLizzyS (Sylvia-66)

    Benvenuta, Frency! Non ti scuso, no, affatto, perché.. non c’è nulla da scusare, anzi. Non soltanto non è mai troppo tardi per scoprire le irresistibili magie di Jane Austen ma sei in quella invidiabilissima condizione in cui puoi sperimentare il piacere irripetibile della scoperta. Ricordo con grande emozione la prima lettura di O&P, che fu anche il mio primo incontro con JA. Quando sarà il momento (c’è un momento giusto per ogni libro e non si deve mai forzare la mano), non esitare a tuffarti nella vicenda di Elizabeth Bennet, la ragazza testarda che rompeva gli schemi con il sorriso sulle labbra. 😉

    Rispondi
  2. AvatarDana Loo

    ..potremmo dire il leit motiv di tutti i suoi romanzi o il collante delle varie vicende che li animano…;)
    Davvero un lavoro certosino il tuo e anche un modo originalissimo di rilettura dei vari passi del romanzo…

    Rispondi
    1. AvatarLizzyS (Sylvia-66)

      Carissima Lory, hai ragione: il tè ha questa caratteristica. È il catalizzatore della vicenda, ma anche il suo innesco, ed è un comune denominatore, sì…
      Questa ricerca è stata un divertimento anche perché mi ha permesso di rileggere alcuni brani e avere, così, la mia dose terapeutica di O&P!

      Rispondi
  3. AvatarAnna68

    Cara Silvia,
    mi hai fatto venir voglia di rileggere (per l’ennesima volta) P&P….. eh, ma volevo leggere anche Mansfield Park (anche se sono già in ritardo)..:)

    Rispondi
    1. AvatarLizzyS (Sylvia-66)

      Ogni momento è quello giusto per il nostro P&P! Anche se, davvero, anch’io ho uno scaffale di attesa troppo sovraffollato per potermi concedere il piacere di rileggerlo ogni volta che voglio. Ecco perché devo prenderne almeno qualche dose, di tanto in tanto… (per la cronaca: anch’io sono un po’ indietro con MP!)

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.