Le ombre di Chawton devono essere profanate a tal punto? – Le indagini di Jane Austen, vol. 8

Stephanie Barron, L'eredità di sua signoriaLe mie esperienze di lettura dei romanzi di Stephanie Barron della serie Le indagini di Jane Austen. Ottava (e ultima) puntata: Jane e l’eredità di Sua Signoria.
Per il giudizio generale su questo tipo di lettura e le note sull’autrice Stephanie Barron, rimando alla puntata dedicata a La disgrazia di Lady Scargrave, vol.1.
Per le puntate precedenti: Il Mistero del Reverendo, vol.2Il Segreto del Medaglione, vol.3Lo spirito del Male vol.4L’Arcano di Penfolds Hall vol.5Il prigioniero di Wool House vol.6I fantasmi di Netley vol. 7.


Siamo finalmente a casa!, ho pensato quando ho aperto questo libro, ansiosa di cancellare le angoscianti ultime battute del romanzo precedente. Del resto, mi sono detta, siamo a Chawton, la casa “più casa” che Jane abbia mai avuto dopo l’amata canonica di Steventon in cui passò i primi 25 anni della sua vita. Ne ero sicura: arrivando al cottage del destino letterario della mia beniamina, fucina instancabile dei sei romanzi canonici, ero certa che anche questa Jane fittizia (ma molto verosimile) vi avrebbe trovato il conforto di cui aveva bisogno e che la sua nuova indagine sarebbe stata tutta concentrata sull’eredità del Furfante Gentiluomo e su un qualche strascico della guerra di spie sullo sfondo della guerre napoleoniche… Insoma, sulla quiete imperturbabile e benefica di Chawton e del suo cottage non avevo alcun dubbio.
Ma mi sbagliavo. Stephanie Barron, ancora una volta, mi ha colta di sorpresa, in modo avvincente, coraggioso, credibile, ammirevole. Ecco perché.


L’ottavo libro della serie Le indagini di Jane Austen ci porta nel luogo che spesso mi piace definire “l’ombelico del mondo austeniano”, Chawton. In questo minuscolo villaggio dello Hampshire, la contea di nascita della scrittrice, si trova il cottage in cui Jane Austen visse gli ultimi otto anni della propria vita, dal 1809 al 1817.

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Un periodo breve ma intensissimo perché la ritrovata stabilità dopo il periodo incerto seguito alla morte del padre nel gennaio 1805, e segnato dall’incertezza economica e logistica, divenne un terreno fertile per la sua creatività (che si era bloccata fin dal trasferimento a Bath, nel 1801). Nella dining room del cottage, Jane Austen era solita stare seduta al tavolino posto in un angolo strategico, accanto alla finestra sulla strada principale e di fronte alla porta della stanza, quindi un punto di osservazione dominante sul trambusto della vita quotidiana.

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Su quel tavolino nacquero le versioni definitive di romanzi già scritti negli anni precedenti (Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio e L’Abbazia di Northanger) e presero forma nuove storie (Mansfield Park, Emma, Persuasione), compresi i primi abbozzi dell’incompiuto Sanditon.
Fu da quel cottage che, a partire del 1811, i sei romanzi canonici furono mandati per il mondo e Jane Austen divenne, finalmente, un’autrice pubblicata.
Proprio per questi motivi, oggi il cottage, trasformato in una perfetta casa-museo nel 1949, è considerato dagli appassionati come se fosse la materializzazione stessa dell’anima della sua illustre e amata inquilina.

Stephanie Barron, forte della sicurezza ormai consolidata con cui maneggia la materia austeniana nella propria macchina narrativa, sceglie di macchiare l’immagine idealizzata, quasi bucolica, di questo luogo sacro ai moderni Janeite. La “sua” Jane Austen, infatti, arriva a Chawton portando con sé le conseguenze del dramma consumatosi nelle ultime battute del romanzo precedente e l’ombra sinistra che la accompagna si stende dal cottage su tutto il villaggio, a cominciare dai suoi abitanti, che accolgono Jane e sua madre con aperta ostilità. Benché si sia all’inizio di luglio, la stagione che fa da scenario alla vicenda sembra essere ben più malinconica e cupa, autunnale.
Dalla maledizione scagliata contro Jane e la madre da un giovane del luogo, al cadavere ritrovato nella cantina del cottage, all’aggressione subìta dal fratello Edward, il possidente di Chawton, tutto congiura per respingere la famiglia Austen e privare Jane della tanto agognata pace domestica.
E l’insolita eredità di Lord Trowbridge non semplifica affatto la situazione, generando ulteriori tensioni e grattacapi. La nuova sistemazione, la nuova casa, non può che suscitare reazioni negative e commenti sul filo del sarcasmo da parte di questa Jane, gravemente disillusa.

Non si tratta soltanto di coerenza con l’impostazione mystery della serie: profanare le ombre di Chawton non significa soltanto toccare il fondo di un periodo segnato (realmente) da perdite dolorose ma anche e soprattutto cominciare a risalire. Non a caso, l’ultimo capitolo si intitola Nuovi inizi (New Beginnings, in originale) e Jane sente rinascere, per quanto flebile, il desiderio di fare ciò che le riesce spontaneo come respirare: scrivere.

Nella Postfazione, però, Stephanie Barron sente l’esigenza di scusarsi implicitamente con i lettori/Janeite, asserendo che forse molti di loro non approveranno questo scenario e, a sua parziale discolpa, fornisce tutti i punti di contatto con la realtà biografica che ha rielaborato nel romanzo.
A ben guardare, questo è il libro in cui l’autrice si concede più libertà rispetto alla vita reale di Jane Austen, pur con la solita accuratezza biografica. Per chi conosce bene la materia austeniana, resta intatto il grande piacere di notare i tanti riferimenti tratti dalle lettere e dalle opere, proprio come nei libri precedenti.
Ad esempio, si ritrovano persone/personaggi che hanno davvero popolato la vita di Jane Austen come Miss Benn (la zitella attempata, povera, vanesia e logorroica che è stata uno dei due modelli reali per uno dei personaggi secondari austeniani più complessi e grandiosi, Miss Bates in Emma). Eppure, è altrettanto evidente come l’autrice li abbia piegati al proprio volere di narratrice, ma senza mai spezzarne la coerenza.

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Henry Austen

Cercando di non addentrarmi nei dettagli, vorrei evidenziare alcuni elementi che mi hanno colpito.
Innanzitutto, la trama è così ben congegnata da offrirci un affollato parco di sospetti ed un ritmo sempre sostenuto, che fanno di questo romanzo un giallo piacevolissimo, con tutti i crismi.
Risulta ben ricostruito e credibile il rapporto affettuoso e complice con i fratelli, soprattutto con il mentore letterario di Jane, l’amatissimo Henry, ed il padrone di casa, il ricco Edward. Proprio intorno a quest’ultimo fiorisce parte dell’intreccio di Stephanie Barron, che sfrutta un dato reale importante.
Nell’ottobre del 1814 la famiglia Hinton/Baverstock, che si autoproclamava unica erede legittima dei Knight (i ricchi coniugi senza figli, parenti degli Austen, che adottarono Edward) iniziò una causa legale proprio contro l’erede per i possedimenti di Chawton.

Forse non hai saputo che Edward ha buone possibilità di evitare la Causa. Il suo avversario “batte cassa”. I termini dell’Accordo non sono completamente fissati. (1)

La causa si concluse solo nel 1818, con un accordo economico a carico di Edward, che dovette sborsare un risarcimento di 15.000 sterline (per capirne la portata, basti paragonare questa cifra alla rendita di uno dei più famosi e ricchi personaggi del microcosmo letterario austeniano, Mr Darcy, che ammontava a 10.000 sterline l’anno). Nella realtà, dunque, questa causa legale contribuì ad offuscare la solidità della sistemazione di Jane fino alla fine dei suoi giorni.

Stephanie Barron non manca di porre l’accento sul tormento di queste donne nel dipendere economicamente dagli uomini di famiglia, come comandano le regole ferree della società del tempo. I pensieri di Jane sono costantemente afflitti dal disagio della mancanza di autonomia e, di conseguenza, libertà.

È un piacere mestamente consolatorio ritrovare, seppur indirettamente, un personaggio frutto della fantasia dell’autrice ma saldamente insediatosi nelle preferenze dei lettori. Le lettere e i diari di Lord Harold Trowbridge, infatti, non sono soltanto ottimi esempi di stile epistolare (in cui Barron dimostra grande abilità) applicato allo scioglimento della trama, ma anche un bel modo per non rinunciare ancora del tutto alla presenza magnetica del Furfante Gentiluomo e per rendere idealmente omaggio alla stessa Jane Austen, insuperabile scrittrice di lettere romanzesche e personali.

E proprio la nostra protagonista appare ancora una volta perfettamente autentica, anche nei panni dell’investigatrice, come se la sua creatrice moderna l’avesse davvero conosciuta di persona, entrando in contatto anche con i suoi parenti e conoscenti, tale è la plausibilità anche dei personaggi realmente esistiti.

jane_austen_letter_68_01_bCon l’accuratezza e la sensibilità a cui l’aurice ci ha abituati, la vicenda finisce il 26 luglio del 1813. Non è una data casuale. Si tratta del giorno in cui Jane scrive al fratello Frank, ufficiale della marina britannica di stanza in Cina. La lettera, scritta in versi, è la prima di quelle di Chawton, giunte fino a noi, e riporta un messaggio bene augurante e lieto, la nascita del primo figlio maschio di Frank. Poi, passa a parlare, sempre in versi, della vita nella nuova sistemazione:

Quanto a noi stiamo molto bene;
Come una spontanea prosa ti dirà. –
La penna di Cassandra dipingerà il nostro stato,
Le molte comodità che ci attendono
Nella casa di Chawton, quante ne troviamo
Già in essa, per il nostro animo;
E come siamo convinte, che una volta finita
Sarà migliore di qualsiasi altra Casa
Che sia mai stata costruita o restaurata,
Con stanze compatte, o stanze dilatate.(2)

In questo 26 luglio romanzesco, il sole estivo comincia a congiurare con la campagna verdeggiante per strappare Jane ai suoi lugubri pensieri. Che tuttavia sono ancora lì, dolorosi ed obiettivi, alimentati dalle ultime parole scritte per lei dal Furfante Gentiluomo, un elogio al suo spirito indipendente e arguto che, lo sappiamo, presto tornerà a darle vigore e renderla di nuovo capace di affrontare ogni caso della vita con un sorriso sulle labbra. Ed una penna per scrivere in mano.

Una curiosità. Sappiamo che Jane Austen e sua madre arrivarono a Chawton e si insediarono nel cottage il 7 luglio del 1809. Stephanie Barron sceglie di anticipare il trasloco al 4 luglio, data assai significativa per la storia del suo paese, gli Stati Uniti. Forse si tratta di un omaggio all’indipendenza intellettuale di Miss Austen che a Chawton ritrovò l’energia giusta per sciogliere ogni indugio e percorrere la strada che si era prefissata da sempre, verso la migliore delle libertà possibili, quella dello spirito.


In conclusione…
Pur sapendo di essere ripetitiva, non posso non elogiare anche questo romanzo di Stephanie Barron per l’accuratezza della ricostruzione biografica, l’intreccio avvincente, la caratterizzazione dei personaggi sempre credibili – elementi che la confermano tra i pochi, rari autori di derivati austeniani che valga davvero la pena di leggere perché aggiungono qualcosa all’approfondimento del mondo di Jane Austen.

Un elogio all’ottimo lavoro del traduttore, Alessandro Zabini, che ringrazio per aver reso un ottimo servizio all’autrice, Stephanie Barron, e ai lettori italiani.
In particolare, mi preme sottolineare ancora una volta la presenza delle note del traduttore, che si aggiungono a quelle dell’autrice, perché forniscono dettagli indispensabili per noi lettori italiani. L’esperienza di lettura diventa, così, occasione piacevolissima per conoscere la realtà di quei tempi.

Un appello che temo resterà del tutto inascoltato.
Qui finiscono le vicende romanzesche di questa Jane Austen investigatrice. Almeno per i lettori italiani: la casa editrice dell’autrice, TEA, ha pubblicato questo romanzo nel 2012 e non ha più proseguito la serie, che nel frattempo si è arricchita di altre indagini e avventure, l’ultima delle quali è la numero tredici (Jane and the Waterloo Map). Chi ha dimestichezza con la lingua inglese può soddisfare la propria curiosità leggendole in originale. Agli altri, purtroppo, non resta che rassegnarsi a chiudere questa lunga, appassionante storia a questo punto, proprio nel momento in cui inizia la vita di Jane Austen scrittrice dei capolavori che amiamo e autrice pubblicata. La mia speranza è che TEA voglia ripensarci quanto prima.
TEA, per favore, prosegui la serie delle Indagini di Jane Austen!


Note:
(1) lettera a Cassandra del 5-8 marzo 1814, trad. di G. Ierolli jausten.it
(2) lettera a Frank del 26 luglio 1809, trad. di G. Ierolli jausten.it

LInk Utili:
☞  sito dell’autrice Stephanie Barron (in inglese)
☞  pagina del libro sul sito dell’editore italiano TEA

A proposito di Chawton:
☞  A casa di Jane Austen a Chawton: guida per viaggiatori austeniani
☞  I tè delle cinque dedicati ai Luoghi Austeniani

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

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