La solita riflessione sull’ennesimo adattamento

Clipboard01Oggi, curiosando tra le notizie del web sulla cara zia Jane, sono incappata dapprima nell’ennesimo libro “intorno a” Jane Austen (According to Jane di Marilyn Brant, in cui una giovane dei nostri tempi ha in Jane Austen la sua confidente e consigliera più preziosa) nonché nell’ennesimo adattamento di Orgoglio e Pregiudizio, entrambi ovviamente made in USA.
Non dico nulla di nuovo: negli Stati Uniti (e di lì in tutto il resto del mondo) da qualche anno dilaga una malattia la cui capacità di contagio è pari a quella di produrre soldi e successo: sfruttare il Jane Austen Power.
Per carità, la legge dei grandi numeri ci rassicura sul fatto che, in tanta abbondanza, prima o poi si incappa in qualcosa di buono – ma i numeri sono talmente alti che la probabilità diventa sempre più rara. Ecco l’esempio di oggi.
L’ennesimo “rifacimento” statunitense di O&P questa volta lascia da parte i facili (banali?) inserimenti mostruosi ed orrorifici (vedi gli zombi, i mostri marini ed i vampiri di recente produzione) e rimpasta O&P in salsa universitaria: Lizzie è una studentessa di famiglia proletaria che lavora part time in un bar e frequenta l’esclusiva università femminile di Longbourn, dove ha per compagna di stanza una certa Jane, anima candida, innamorata di Charles Bingley, uno studente della vicina università (maschile) di Pemberley, il cui più caro amico è Will Darcy… Darcy frequenta il bar dove lavora Lizzie ed i due si confrontano in feroci battaglie verbali (ma dai!!!) prima di innamorarsi. Il tutto gira intorno al famoso ballo di fine anno (il tradizionale “prom” americano).
La trama di O&P viene dunque adattata in chiave moderna, giovanilistica e molto americana e, secondo l’articolo che ho letto, «è un divertente omaggio  ad un romanzo amato, tale che i giovani lettori possono accostarlo forse senza nemmeno rendersi conto che stanno leggendo un classico». Infatti, questo NON E’ il classico di Jane Austen ma solo un suo adattamento.

L’unica considerazione che mi ritrovo inesorabilmente a fare in questi casi, e che oggi mi ha spinto a scrivere questo post (dedicando forse troppa attenzione all’ennesimo, insignificante adattamento di un’opera austeniana), è la seguente.
Pur dimostrando l’inossidabile freschezza di questa amata autrice ed il suo crescente successo soprattutto presso le giovani generazioni americane, questo vortice inarrestabile sembra dirci che basta una fanfiction minimamente strutturata per mettere in moto la macchina commerciale delle case editrici (e poi cinematografiche…) e invadere le librerie con l’ultimo “frizzantino all’aroma austeniano”.
Da qualche tempo, mi scopro a pensare che forse anche a noi Janeites emeriti/e sconosciuti/e basterebbe spulciare tra i nostri tanti scritti “intorno a Jane Austen” per tentare a nostra volta la fortuna con qualcosa di simile. Ma l’amore ed il rispetto per la cara zia Jane e la sua opera sono troppo seri e profondi da indurci ad un passo del genere senza un minimo di senno e sensibilità!

Chiedo scusa per il solito sfogo…

– Leggi l’articolo citato nel post.

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

3 pensieri su “La solita riflessione sull’ennesimo adattamento

  1. AvatarClaire

    Mia cara Silvia,
    hai perfettamente ragione riguardo alle possibilità di successo di noi Janeites come spin-offer, se mi concedi la parola…certamente, saremmo tutti molto più accurati nel rispettare la logica di Zia Jane, più prodighi nel ricercarne e simularne lo stile…ma proprio perché siamo così rispettosi verso la nostra amata Jane, non ci pensiamo neanche per un attimo a metterci a scrivere il seguito dei suoi inimitabili romanzi, non è così? Credo che la Zia (dotata di un raffinato senso del’humor), se potesse vederci adesso, apprezzerebbe molto di più i nostri divertenti viaggi di fantasia nei Party e le Punizioni del JABC!!! 😀
    Abbraccio!

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  2. Avatarziamame

    Hai ragione, cara Sylvia…. anch’io me ne guardo bene da tutte queste “ispirazioni” di massa ‘alla J. Austen’, e non è facile a convincermi di prendere in lettura uno di questi romanzi.
    Però, confesso che ho trovato una scrittrice abbastanza brava, che con tanta umiltà e senza troppe pretese è riuscita a istigare la mia curiosità – Stephanie Barron.
    Se mi permetti, ti vorrei consigliare di cercare qualche suo libro (“le indagini di Jane Austen”); sono quasi sicura che non ti ne dispiacerà….
    L’altra scrittrice che forse potrebbe meritare un po’ di nostra attenzione (ma poca!) è Carrie Bebris, di cui ho letto soltanto il terzo libro della saga (L’enigma di M. park), e l’ho trovato “sufficiente – passabile”.
    Ancora sto valutando se vale la pena di provare a leggere qualche libro di P. Aidan, o no….

    A presto,
    Ziamame

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  3. Avatarsylvia-66

    @ziamame: Grazie per il commento! Ebbene, conosco la Barron (di cui ho appena finito di leggere il terzo volume) e la Bebris (di cui ho letto tutta la serie finora pubblicata). E devo dire che la Aidan mi è piaciuta moltissimo ed è forse, come la stessa Claire ha detto una volta, la migliore tra tutti i “derivati”. Te la consiglio vivamente. A presto!

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