Janeite: una salutare dipendenza!

Janeite (pron. geinait – trascr. fonetica: dʒeɪˌnaɪt) è il termine con cui si indica la persona incondizionatamente appassionata di tutto ciò che in qualunque modo riguardi Jane Austen, dalle sue opere alla sua stessa persona. Insomma, Jane Austen dipendente (Jane Austen addict).
Si tratta di un vero e proprio culto cresciuto inesorabilmente negli ultimi due secoli, e che non accenna a diminuire, semmai è in forte crescita da almeno un decennio ed ha assunto i connotati di un fenomeno di massa con tratti maniacali.
Chi voglia sapere com’è nato questo termine non deve fare altro che leggere i tè delle cinque dedicati a questa storia di passione ed erudizione, che passa attraverso l’inventiva di due grandi uomini ammiratori di Jane Austen: George Saintsbury e Rudyard Kipling. Vai ai post su Come nasce la parola Janeite.

Questo post, dunque, potrebbe essere del tutto inutile ma recentemente ho letto un riassunto della storia del termine Janeite, talmente breve ed esauriente, nonché chiaro e piacevole, che ritengo possa affiancarsi degnamente agli articoli di approfondimento perché ne costituisce un breve antipasto.
Inoltre, ci ho ritrovato, interamente, me stessa insieme a tutto il vortice turbinoso della Jane Austen Mania, o dell’Austen Power secondo i punti di vista. Ecco perché desidero trascriverlo qui.

Il brano è tratto dall’introduzione che la docente Marilyn Gaull ha scritto per la nuova edizione del libro Jane Austen dello studioso Tony Tanner (non tradotto in italiano). Ecco l’originale inglese (segue la mia traduzione in italiano).

Janeite pinCoined by George Saintsbury in 1891 [sic], in an introduction to Pride and Prejudice, the term Janites referred to those with an uncritical sentimental and personal devotion to Austen and to everyone in Austen’s novels. Changing the spelling to “Janeites”, Rudyard Kiplig took it as the title of a World War I story in which an uneducated, working-class soldier recalls the secret society of officers who read Jane Austen’s novels in their foxholes, formed a “secret society” based on them, and even named their guns after the characters, an Austen allusion serving as a password that helped save him. […]
Kipling himself and his wife found comfort in Austen’s novels after they lost a son in the war, and veterans were advised to read her to help overcome what we now call posttraumatic stress disorder.
[…] With these new forms of communication, the novels generate their own universe, alternate realities, unfolding in diverse and inexplicable ways – courses, dissertations, scholarly books, editions, poems, a heritage industry of tours, houses, furniture, literary societies, reading clubs, films, radio shows, costumes, sequels, imitations, T-shirts, teacups, cultas – as some critics call the most devoted and uncritical, a universe with an endless supply of explorers who look for her and find themselves.

Janeite t-shirtConiato da George Saintsbury nel 1891 [sic], in un’introduzione a Pride and Prejudice, il termine Janites si riferisce a coloro che sono animati da una devozione sentimentale ed acritica per Jane Austen nonché per tutti i personaggi dei suoi romanzi.
Modificando la grafia in “Janeites”, Rudyard Kipling ne fece il titolo di una storia ambientata nella Prima Guerra Mondiale in cui un soldato privo di istruzione ed appartenente alla classe operaia ricorda la società segreta degli ufficiali che leggevano i romanzi di Jane Austen nei loro rifugi, formarono una vera e propria società segreta basata su di essi, ribattezzando il loro fucili con il nome dei suoi personaggi; e proprio un’allusione austeniana gli permise di salvarsi la vita. […]
Kipling stesso e sua moglie trovarono conforto nei romanzi di Jane Austen dopo la morte del loro figlio in guerra. Gli stessi veterani venivano invitati a leggerli come aiuto a superare ciò che oggi noi chiamiamo disturbo da stress post-traumatico.
[…] Con queste nuove forme di comunicazione, i romanzi creano il loro universo, le loro realtà alternative, che si dispiegano in modi diversi ed inspiegabili – corsi, dissertazioni, libri di studio, edizioni, poesie, un’industria del retaggio austeniano fatta di tour, case, arredamento, società letterarie, circoli di lettura, film, trasmissioni radiofoniche, costumi, sequel, imitazioni, magliette, tazze da tè, culti – come alcuni critici definiscono i più devoti ed acritici, un universo con un’infinito rifornimento di esploratori che cercano lei e trovano se stessi.

Ma, soprattutto, c’è una bella definizione dell’intera opera di Jane Austen, che fornisce anche una spiegazione al fascino irresistibile della signorina di Steventon-Bath-Chawton:

[…] hers is still a compelling view of how human beings accomodate themselves to the conflicts of nature and civilization, and survive.
[…] la sua è una visione irresistibile di come gli esseri umani si adattino ai conflitti della natura e della civiltà, e sopravvivano.

Il “doodle” che Google ha dedicato a Jane Austen

A completamento della definizione di Janeite, è bene ricordare che:
l’affermazione del mito Jane Austen ha una data precisa, 1870, anno di pubblicazione del libro A Memoir of Jane Austen, scritto dal nipote di Jane, James Edward Austen-Leigh, che da buon vittoriano non esita a dipingere un ritratto dell’illustre zia che assomiglia più ad un santino che alla realtà;
– il termine viene usato spesso con una connotazione negativa, per indicare un vero e proprio fantismo che poco ha a che fare con l’apprezzamento letterario e molto invece con lo sfruttamento commerciale e consumistico, e per questo accostato a quello dei Trekkies (i fan della saga Star Trek).

Non mi faccio tanti problemi: ognuno ama Jane Austen a modo suo, com’è giusto che sia! E solo per il fatto di apprezzarla e conoscerla, siamo tutti Janeites!

Quanto siete “lost in Austen”? Mettetevi alla prova dando un’occhiata al sito di oggettistica Café Press: se sentite un impulso irrefrenabile a possedere anche soltanto una di queste cose, potreste essere Janeite irrecuperabili!


Per saperne di più:
I tè delle cinque dedicati alla storia della parola Janeite

Link utili:
– Janeite su Wikipedia e su Dummies.com
– Su Google libri è disponibile il testo di Jane Austen in context, di Deirdre Lynch, un’analisi (molto apprezzata da chi se ne intende) del fenomeno Jane Austen

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

19 pensieri su “Janeite: una salutare dipendenza!

  1. AvatarAldina

    .. ho incontrato zia Jane in un brutto periodo della mia vita, dovendo condividere il mio corpo con una malattia ho trovato davvero una ragione di felicità nei suoi scritti e posso dire che trovata lei ho ritrovato anche me stessa. Amo infinitamente tutto in lei non avrei mai pensato di poter provare qs. trasporto dopo il mio amatissimo Fedor …. si sono una Jane Austen adddict, un’Austeniana doc … una Janeite ^.^
    Ho deciso che anch’io devo aver una tazza con la zia, sai che ti dico mia delizia? me la dipingo si
    sempre tua
    Aldina

    Rispondi
  2. AvatarSilvia

    Io non credo che il termine Janeite debba avere una connotazione negativa solo perché spesso e volentieri i fan di Zia Jane sfiorano l’ossessione per tutto quello che ha a che fare col suo mondo: perché comunque una buona dose di fanatismo c’è in qualunque passione…

    Io comunque mi sento fiera di essere una Janeite! E non ci vedo niente di male ad essere fissata con tutto quello che ha a che fare con Zia Jane! A giugno saranno 9 anni che ho letto il suo primo romanzo, Emma, e ancora non smetto di stupirmi del suo genio e della sua grandezza!

    😉

    Rispondi
  3. Avatar✿Lilly❀

    ma chissene..se ha acquistato una connotazione negativa? invece è bello sapere che abbiamo anche un nome ufficiale e ognuno se lo plasma addosso come meglio crede e ritiene opportuno 😉

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  4. Avatar*Maristella*

    Buonasera Sylvia…è comunque bello avere una passione, un interesse, una curiosità per qualcosa o qualcuno, altrimenti che vita noiosa! Ho visto la scritta Janeite in fonetico…sto giusto facendo un corso di inglese…mi terrorizza un po’, dvo ammetterlo!
    Un caro saluto, *Maristella*.

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  5. Avatarsylvia-66

    @Moira: siamo Janeite sempre, anche quando dormiamo (e magari ci sogniamo la zia Jane e tutto il suo microcosmo!).
    @Silvia e @Lilly: ben detto, sottoscrivo tutto!
    @Maristella: no, non esserne terrorizzata, anzi, immagino che l’interesse per Jane Austen sia una bella spinta a superare qualunque difficoltà nello studiare l’inglese! Non demordere!
    @Aldina: e allora, mia delizia, preparati a dipingerne molte perché una tazza con l’effigie di Jane Austen potrebbe essere molto richiesta (anzi, posso prenotarne una?… dico sul serio! Avvisami, anzi, avvisaci tutte sul tuo blog appena la creerai!) – grazie per la sincerità del tuo commento, sono contenta che tu possa e voglia raccontare il tuo incontro con zia Jane…

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  6. AvatarIrene

    Cara cugina mia,
    come potrei non essere una Janeite? E’ stata l’autrice che mi ha avvicinata alla lettura e alla letteratura; che mi ha fatto innamorare dell’Inghilterra e della cultura. E’ tutto per me. Eppure, non sono ossessionata…non sono forse “appassionata” nel vero senso della parola. Mercoledì ad esempio Alessia mi rammentava un passaggio importante di Persuasion…ed io l’ho guardata come dire “ma di cosa stai parlando?? ” Insomma, non ricordo i nomi di tutti i personaggi, non ricordo la cronologia della vita di Jane e neppure ogni singolo passaggio delle trame dei suoi romanzi. Ma la amo con tutta me stessa, e quando sento parlare di lei o leggo di lei…mi commuovo. Credo che questo basti per farmi essere una Janeite!!!!

    Un bacio

    Rispondi
  7. AvatarSusy

    Se ammirare tutto di lei, la sua scrittura, il suo modo di pensare,
    il suo periodo, il suo coraggio,
    tutto il suo mondo insomma, si
    chiama “janeite”… beh! io ce l’ho
    acuta!
    Un abbraccio
    Susy

    Rispondi
  8. AvatarOndamagis

    mia cara Jane Austen addict o Janeite, che zia Jane fosse una forza o il fuoco sotto la cenere, come l’ho definita nel mio articolo, è vero, altro che se è vero! Peccato non disporre ancora del tempo necessaario per potermi SAZIARE, fino all’ingrasso, dei suoi libri e di tutti gli altri che attendono in casa pacatamente, il loro turno di esser sfogliati, accarezzati, annusati e letteralmente DIVORATI! Intanto, se ti va, dai un’occhiata al mio blogghino piuttosto trascurato, che presto tornerò ad aggiornare.
    Baci della buonanotte ^___^

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  9. AvatarFrancesca D.

    Non so se posso definirmi Jeneite, ma sicuramente zia Jane ha scritto dei piccoli capolavori, che non posso non amare^^ Chissà se esiste un nome anche per le Dumas dipendenti come me! Baci

    Rispondi
  10. AvatarClaire

    Carissima,
    che post interessante! 🙂
    Non sono solita alle etichette, ma Janeite pare proprio quella del mio abito su misura (perdona il triste jeu des mots!)!
    So per certo che se il mio umore è nero, o il mio amore per la vita ed il mio romanticismo vengono meno, mi basta chiudere la realtà per un’ora ed aprire in quel tempo un romanzo di Zia Jane, per ritrovare tutta la fiducia, il conforto e la speranza di cui ho bisogno! 🙂
    A volte mi chiedo se le parole di Jane Austen non siano per me la formula di un incantesimo per ritrovare la felicità… succede anche a voi? 😀
    Baciotti cara! :*
    Claire

    P.S. Ho visto che hai in lettura la Mansfield…eheh! :*

    Rispondi
  11. AvatarEri

    Ciao cara, adoro leggere il tuo blog! sempre così interessante! ho già preparato la paginetta della tua presentazione, che allegherò al file generale al prossimo invio.
    Non vedo l’ora di iniziare!!!

    @Aldina, concordo, suggerisco una produzione in larga scala, ed una te la prenoto in super-anticipo!!!

    Rispondi
  12. AvatarPhoebes

    Ciao Carissima!
    Siccome vorrei aggiungere anch’io un bannerino sul mio blog per testimoniare il mio essere Janeite, volevo chiederti il permesso di linkarlo a questo post, così da soddisfare la curiosità di chi, passando per aso sul mio blog, dovessere igonorare il significato del termine! 🙂

    Rispondi
  13. AvatarSylvia-66

    Carissima @Phoebes, certo che puoi! La tua richiesta, di cui ti ringrazio vivamente, mi fa un enorme piacere!
    Ti dirò di più… Puoi linkare tutto ciò che vuoi, liberamente, e senza bisogno di chiederlo (ma la tua gentilezza non fa altro che confermare il tuo essere Janeite!).
    Un abbraccio, cara!

    Rispondi
  14. AvatarOphelinha

    Cara Sylvia, il tuo sito e’ bellissimo. Anche io sono una Janeite 100%…e volevo avvertirti che ho linkato questo post citando il tuo blog nel mio…se vuoi passare a trovarmi…non puo’che farmi piacere!
    ophelinhapequena.blogspot.com

    Rispondi
    1. AvatarSylvia-66

      Benvenuta, @Ophelinha, nella nostra sala da tè! Come vedi, è frequentata da molti altri Janeite come te. Non esitare a tornare ai nostri tè delle cinque e a lasciare le tue impressioni. E grazie mille per il tuo apprezzamento e per aver linkato questo post!

      (vengo ben volentieri a fare un giro anche nel tuo angolino di blogosfera)

      Rispondi
  15. Pingback: Come nasce la parola "Janeites" (3)Disponibili in italiano i due testi che l'hanno creata:Prefazione a Orgoglio e Pregiudizio di G. Saintsbury,e I Janeites di R. Kipling - Un tè con Jane Austen

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