Quando Jane Austen marciò per il diritto di voto alle donne

1908 NUWSS march, Jane Austen banner

fonte: womanandhersphere.com & vads.ac.uk

Nell’eterno, acceso dibattito su Jane Austen e il femminismo, pochi ricordano un fatto di primaria importanza per verificare l’accoglienza di questa autrice da parte delle donne che scelsero di organizzarsi in un movimento politico per l’ottenimento del diritto di voto. Pochi, infatti, sanno che Jane Austen partecipò alla grande marcia di Londra delle sostenitrici del suffragio femminile il 13 giugno del 1908. Ovviamente, non di persona ma come una delle donne eroiche del passato a cui le donne del tempo si ispiravano per le loro lotte di emancipazione dagli schemi antichi e ormai troppo inadeguati della società patriarcale in cui vivevano, a cominciare da quella per l’ottenimento del diritto di voto, il suffragio femminile appunto (e attraverso di esso, più in generale, il diritto di essere considerate persone, esseri senzienti e cittadine con lo stesso valore e le stesse opportunità degli uomini).
La marcia di protesta di quel giorno è rimasta scolpita nella storia mondiale come una delle pietre miliari della lunga lotta per i diritti umani sul nostro pianeta. E Jane Austen vi prese parte, insieme ad altre grandi madri della letteratura inglese, sfidando la temuta repressione dei poliziotti e della società patriarcale dall’alto di uno splendido stendardo di seta disegnato e ricamato con il suo nome dalle mani devote e grate delle militanti per il suffragio.

In questo 8 marzo 2018, a quasi 110 anni da quell’evento e a poco più di 200 dalla morte di Jane Austen, vi racconto questa storia di donne, diritti civili e letteratura offrendovi un tè forte e intenso – come Jane e le sue eroine, e come le donne che si riconobbero nei suoi scritti e marciarono quel giorno innalzandola a nume tutelare della lotta per il riconoscimento della dignità umana delle donne.


NUWSS pin

fonte: www.parliament.uk

La National Union of Women’s Suffrage Societies (NUWSS) era un’organizzazione fondata nel 1897 che raggruppava le diverse associazioni sostenitrici del suffragio delle donne nel Regno Unito. Da essa, nel 1903, un gruppo di militanti che sosteneva la necessità di azioni più incisive si staccò per fondare la Women’s Social and Political Union (WSPU), capitanate da Emmeline Pankhurst. A differenza di questa seconda associazione, la NUWSS seguì sempre una linea di protesta pacifica e aperta anche al sostegno militante di molti uomini. Il termine suffragettes per identificare le militanti di questi movimenti fu coniato all’epoca da un giornalista del Daily Mail che intendeva così deriderne le attiviste, puntando soprattutto contro le socie della WSPU.
La prima grande dimostrazione pubblica della NUWSS fu organizzata il 9 febbraio del 1907: si trattava di una grandiosa marcia di protesta a cui presero parte oltre tremila donne, che si tenne in condizioni meteorologiche estreme sotto una pioggia incessante e lungo le strade di Londra invase dal fango – tanto che, tra le stesse partecipanti venne in seguito chiamata Mud March, la marcia nel fango, ed è così che è passata alla storia.

Mary Lowndes

Mary Lowndes (fonte: npg.org.uk)

I colori bianco e rosso (che, con il verde, erano distintivi della NUWSS) erano ricorrenti nell’abbigliamento delle partecipanti e sugli alti stendardi di seta bianca ricamati a lettere rosse che si stagliavano sul grigio del cielo e delle strade londinesi. Ad organizzare questo importante aspetto della comunicazione fu un’associazione, la Artists’ Suffrage League (ASL), la lega delle artiste per il suffragio, fondata da Mary Lowndes (una grande artista del vetro colorato) appositamente per produrre gli stendardi, le decorazioni per gli abiti, i volantini e le locandine da usare durante la manifestazione.
Il pessimo tempo non fermò nemmeno gli spettatori, che assiepavano le strade assistendo a quello strano, inedito, coloratissimo spettacolo di educazione civica.
L’obiettivo di portare l’attenzione dei politici, della stampa e di conseguenza dell’opinione pubblica sul tema e sulla quantità di persone che ne sostenevano la bontà fu raggiunto.

Nell’aprile dell’anno successivo, 1908, il nuovo primo ministro, il liberale Asquith, aveva di fatto bloccato l’ennesimo tentativo di far passare una legge a favore del voto alle donne dichiarando di aver bisogno di una prova inconfutabile che il movimento per il suffragio femminile era sostenuto da un vasto numero di donne in tutto il regno.
La risposta dei movimenti non si fece attendere. La WSPU scelse il 21 giugno per organizzare una protesta a Hyde Park (che sarebbe passata alla storia come il Woman’s Sunday), mentre la NUWSS mise in cantiere un’altra grande marcia per il sabato precedente, il 13.
Accanto all’intensa mobilitazione di tutti i circoli sparsi per il regno, per i quali si sarebbero organizzati treni speciali per portare le donne a Londra, anche la ASL si mise all’opera per creare i mezzi più idonei a sostenere il messaggio a favore del suffragio femminile durante la manifestazione. Tra le tante opere (manifesti, cartoline, volantini, coccarde, ecc.), Mary Lowndes diede impulso alla produzione di nuovi, numerosi, eclatanti stendardi, originali e sempre rigorosamente eseguiti dalle abili mani delle militanti.

La testa del corteo della NUWSS

La testa del corteo della NUWSS con la presidente Millicent Fawcett (seconda da sx) – fonte: womanandhersphere.co

Alla testa del corteo, sarebbe stato issato lo stendardo della NUWSS. E poiché era necessario dare un colpo d’occhio immediato della massiccia presenza di donne da ogni parte del regno, furono disegnati e creati stendardi per ogni circolo ed ogni contea di provenienza delle partecipanti ma anche per chi proveniva dall’Irlanda, la Scozia, e persino da altri paesi europei, dall’America e dall’Australia. Non solo.
L’8 maggio uscì un annuncio sul Times che chiamava a raccolta tutte le donne che, per il loro lavoro, avrebbero potuto marciare in gruppi distinti sotto gli stendardi rappresentativi della loro professione: insegnanti, accademiche, artiste, musiciste, scrittrici, donne d’affari (women in business), infermiere, dottoresse, politiche, sindacaliste… Questo folto gruppo di donne avrebbe costituito il secondo distaccamento della manifestazione. Tra loro, il gruppo considerato più attivo nella battaglia per il diritto di voto era quello delle scrittrici, organizzate nella Women Writers’ Suffrage League. Il loro bellissimo, sontuoso stendardo era di velluto nero e crema, e raffigurava un’aquila.

Women Writers' Suffrage League banner

fonte: womanandhersphere.co

Questo gruppo espose altri stendardi che fecero scalpore tra gli spettatori ed i giornalisti: vi erano indicati i nomi di grandi autrici del passato, evidentemente considerate pioniere dell’emancipazione femminile attraverso le loro opere letterarie e portate in “battaglia” come protettrici e condottiere. Tra queste, Maria Edgeworth, Fanny Burney, Charlotte ed Emily Bronte,

Burney Bronte, Edgeworth NUWSS banner

fonte: vads.ac.uk

e Jane Austen.

1908 NUWSS march, Jane Austen banner

fonte: vads.ac.uk

Sul raso di seta color crema, spiccavano le lettere dipinte in nero e arancione, e le applicazioni arancioni e crema, il libro aperto e la penna, le corde e le frange di seta gialla e arancione.

A loro, seguiva il gruppo delle Great Women of the Past, le grandi donne del passato, tra cui la regina guerriera Boadicea, Giovanna d’Arco, Santa Caterina da Siena (ritenuta una delle prime donne ad occuparsi di politica), Mary Wollstonecraft e le regine inglesi Elisabetta I e Vittoria.
In totale, pare che gli stendardi creati e usati quel giorno fossero quasi un migliaio. La maggior parte furono disegnati da Mary Lowndes e tutti furono prodotti a mano dalle attiviste, che erano solite riunirsi per lavorare agli stendardi nella casa della fondatrice, i Brittany Studios al 259 di King’s Road a Londra.

Il 13 giugno del 1908, dunque, a partire dal primo pomeriggio, una foresta ondeggiante di svettanti stendardi colorati e sontuosi si mosse come un fiume placido ma irrefrenabile dall’Embankment alla meta finale, la Royal Albert Hall. Un giornalista definì la sfilata delle oltre 10.000 attiviste come un “festival medievale di antica bellezza e grandezza”, in cui gli stendardi ebbero un ruolo determinante nel colpire l’attenzione in modo durevole ed efficace.
Nonostante i numeri parlassero da soli e malgrado questi riconoscimenti, il Primo Ministro non fece alcuna dichiarazione. Anche la manifestazione del 21 giugno della WSPU, che riuscì a raccogliere il numero astronomico e senza precedenti di oltre 250.000 persone a Hyde Park, non sembrò ottenere alcun risultato immediato.
La strada verso il riconoscimento del diritto di voto alle donne sarebbe stata ancora lunga e costellata di lotte e sacrifici. Sarà solo dieci anni dopo la Mud March che sarà ottenuto un primo grande risultato, anche se molto parziale: nel 1918, infatti, una legge diede il diritto di voto alle donne oltre i 30 anni (e oltre i 21 se proprietarie della casa di famiglia o mogli di proprietari di case), che nel 1928 sarà esteso a tutte le donne oltre i 21 anni, e con gli stessi termini riconosciuti agli uomini.

Quando ho letto questa storia per la prima volta, ho pensato al pregiudizio che vuole Jane Austen anti-femminista, paladina del ruolo gregario delle donne, condannate alla sola carriera del matrimonio (possibilmente di grande convenienza), e addirittura autrice di romanzi rosa: la scelta delle sostenitrici del diritto di voto alle donne del 1908 dimostra ancora una volta e in modo inconfutabile come questa grande autrice fosse già all’epoca considerata un nume tutelare della battaglia per il diritto di voto e, più in generale, per l’emancipazione delle donne dagli schemi rigidi della società patriarcale in nome dell’affermazione del proprio valore come persona.


Se avete davvero bisogno di sapere il perché di questa investitura femminista nel 1908, evitate di cercare parole esplicite su questi temi nelle sue opere, nelle sue lettere o più in generale nella sua vita di donna e autrice: non le troverete. Eppure, ci sono. Miss Austen è un’artista nell’essere esplicita senza esserlo affatto, o meglio, nel colpire il bersaglio in una maniera chirurgica e disinvoltamente obliqua.
Quindi, possiamo non sapere se abbia letto Rivendicazione dei diritti della donna di Mary Wollstonecraft, pubblicato nel 1792 quando Jane è una giovane donna di diciassette anni, e che cosa ne pensasse. Ma sappiamo per certo che era abituata a leggere di tutto, dai libri ai giornali, e a prestare attenzione al dibattito culturale e politico, e che nella ricca biblioteca di suo padre, a cui aveva libero accesso, era venuta in contatto con quelle tesi poiché c’era una copia di Hermsprong di Robert Bage, un romanzo filosofico del 1796 che riprendeva le idee di Mary Wollstonecraft.
E soprattutto sappiamo che nelle sue opere Jane Austen racconta la propria realtà in modo diretto ma obliquo, appunto, e splendidamente concreto, attraverso le situazioni o le dichiarazioni delle sue eroine. Ad esempio, nel primo caso: l’improvvisa povertà in cui vengono gettate le Dashwood di Ragione e Sentimento alla morte del capofamiglia perché, in quanto donne, non possono ereditare; l’ossessione di Mrs Bennet per il matrimonio delle sue cinque figlie senza dote, in Orgoglio e Pregiudizio; e ancora, la resa di Charlotte Lucas per sfuggire ad un destino di zitella e quindi di sicura povertà. Nel secondo caso: dai tanti, importanti “no” che le protagoniste pronunciano contro le imposizioni della cultura maschile dominante (basta pensare all’ardimento del grande rifiuto della miserrima Fanny Price a sposare il ricco e sfrontato Henry Crawford), alle frasi fulminanti che sono vere dichiarazioni d’intenti individuali (basta pescare una frase a caso dal vasto repertorio dell’intraprendente Elizabeth Bennet o rileggere il dialogo Anne Elliot-Cap. Harville nel cap. 23 di Persuasione, apoteosi di tutto il suo percorso).
In un’epoca, la sua, in cui i ruoli sociali dell’uomo e della donna erano definiti da schemi intoccabili e a compartimenti stagni, e contrapposti, ben più rigidi di quanto non lo siano ancora oggi, ecco una donna antitetica al modello femminile predefinito e approvato – fuori età massima, nubile, di classe media, assai meno che benestante, per di più scrittrice (anche se anonima) con la fissazione di mantenersi da sola – che non teme di lasciare le briglie sciolte alla sua intelligenza e sensibilità per raccontare la condizione femminile e rivendicare il diritto di essere riconosciuta come creatura senziente, per le sue donne, per sé, per noi.
Questo avevano visto le sostenitrici del suffragio femminile che la scelsero come compagna di strada nella marcia verso l’autodeterminazione in quel pomeriggio di giugno del 1908.

Jane Austen era, allora come oggi, “più moderna dei moderni“, così lungimirante da essere più avanti, assai più avanti di noi che abbiamo ancora bisogno di un 8 marzo per riflettere sul ruolo e il destino delle donne nella società patriarcale moderna.

by Cassandra Austen, pencil and watercolour, circa 1810

“In me c’è un’ostinazione che non sopporterà mai di essere intimorita dalla volontà degli altri.
Il mio coraggio cresce sempre, a ogni tentativo di intimidirmi.”
Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio, cap. 31


Fonte:
La maggior parte delle notizie e delle immagini riportate in questo articolo vengono dal dettagliato e illuminante articolo di Elizabeth Crawford (un nome molto austeniano!), pubblicato sul suo sito Woman and her Sphere: Suffrage stories: An army of banners – Designed for the NUWSS Suffrage Procession 13 June 1908 (in inglese).

Altri approfondimenti:
☞  Jane Austen e il Dialogo sulla differenza di genere
☞  Nessuna di noi si aspetta di navigare in acque tranquille tutti i giorni
☞  Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft

Dove si trovano gli stendardi oggi:
L’importante archivio della Artists’ Suffrage League, con quanto creato da Mary Lowndes, è conservato alla Women’s Library della London School of Economics, mentre alcuni stendardi sono di recente entrati a far parte della collezione del meraviglioso Museum of London, dove un settore importante è dedicato alla storia delle Donne che fecero l’impresa. Fino al prossimo gennaio 2019, è in corso una mostra tematica sul tema Votes for Women.

Nota a margine:
In Italia, noi donne abbiamo atteso molti decenni, comprese due guerre mondiali con tanto di dittatura tra l’una e l’altra, per avere lo stesso diritto di contare. In un periodo, il nostro, in cui votare è un diritto disdegnato da tante persone, può essere utile ricordare che le donne italiane hanno ottenuto il diritto di voto nel 1945, esercitato per le amministrative, e su scala nazionale abbiamo votato per la prima volta nel 1946: quando sono nata io, erano passati appena vent’anni da quella grande conquista di civiltà.

Un pensiero su “Quando Jane Austen marciò per il diritto di voto alle donne

  1. sara grosoli

    Davvero avvincente questo racconto! Ignoravo la storia degli stendardi letterari.
    Rimanendo in tema di femminismo e scrittrici, vorrei segnalarvi l’epistolario tra Charlotte Bronte e la sua amica Mary Taylor: Mary fu un’attivista femminista scrivendo per la Victoria Press ed emigrò in Nuova Zelanda per riuscire a mantenersi da sola. Le sue argomentazioni, espresse con ardore e passionalità, influenzarono le idee di Charlotte Bronte sulla condizione femminile che ritroviamo in Shirley (e la famiglia Yorke in questo romanzo è modellata sull’autentica famiglia di Mary) https://www.amazon.it/DAL-NUOVO-MONDO-LETTERE-CHARLOTTE-ebook/dp/B07B4HCMPC/ref=pd_ecc_rvi_1

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