Nessuna di noi si aspetta di navigare in acque tranquille tutti i giorni – Jane Austen dixit

Una delle qualità che più mi affascina nella scrittura di Jane Austen è la sua arte di essere esplicita senza esserlo affatto, o meglio, di colpire il bersaglio in una maniera perfetta e disinvoltamente… obliqua. Una delle sue più grandi, appassionate ammiratrici – e come lei, lettrice accanita e scrittrice sopraffina – ovvero, Virginia Woolf, ha espresso questa straordinaria arte in una delle sue folgoranti descrizioni, asserendo che Jane Austen «sa descrivere una notte bellissima senza nominare una volta la luna» (Il lettore comune, 1925).
Dunque, non mi sentirò troppo inopportuna nell’accostare l’aggettivo esplicito a Jane Austen – per di più in relazione ad un argomento troppo spesso ritenuto dal pregiudizio dominante quanto di più lontano dalle tematiche austeniane, cioè la condizione femminile.   

Persuasione, tra i romanzi maggiori, è forse il più esplicito sulla condizione femminile.
Nelle opere, Jane Austen racconta la propria realtà in modo diretto ma obliquo, appunto, attraverso le situazioni o le dichiarazioni delle sue eroine. Ad esempio, nel primo caso: l’improvvisa povertà in cui vengono gettate le Dashwood di Ragione e Sentimento alla morte del capofamiglia perché, in quanto donne, non possono ereditare; l’ossessione di Mrs Bennet per il matrimonio delle sue cinque figlie senza dote, in Orgoglio e Pregiudizio; e ancora, la resa di Charlotte Lucas per sfuggire ad un destino di zitella e quindi di sicura povertà. Nel secondo caso: dai tanti, importanti “no” che le protagoniste pronunciano contro le imposizioni della cultura maschile dominante, alle frasi fulminanti che sono vere dichiarazioni d’intenti individuali (una su tutte, e tra le mie preferite, la famosa frase dell’ardimentosa Lizzy Bennet: «In me c’è un’ostinazione che non sopporterà mai di essere intimorita dalla volontà degli altri. Il mio coraggio cresce sempre, a ogni tentativo di intimidirmi»).
Tuttavia, in Persuasione, ultimo romanzo, iniziato nell’estate che precede il suo quarantesimo compleanno e concluso esattamente un anno prima di morire, l’autrice sceglie di essere esplicita e di parlare più apertamente. La prova inconfutabile, e sua apoteosi, è il dialogo sulla questione di genere incastonato in quel gran capolavoro che è il penultimo capitolo dove, come in un dialogo filosofico, Jane Austen mette in scena la condizione femminile, il rapporto tra i sessi e l’auspicio di un’evoluzione all’insegna del rispetto e della collaborazione reciproci. Ma non è l’unico dialogo esplicito su questo tema nel romanzo.

A questo tè delle cinque, che anticipa di poche settimane l’avvio del prossimo e ultimo Bicentenario, è invitata una figura femminile che spicca nel microcosmo di Persuasione come attiva pioniera di un nuovo assetto sociale e, per questo, modello di ispirazione per la protagonista: Mrs. Croft, moglie dell’Ammiraglio Croft e sorella del Cap. Wentworth, che all’inizio della vicenda si rende protagonista di un dialogo che sembra annunciare i temi di quello dell’epilogo.


Chiunque dichiari che Jane Austen è l’antitesi del femminismo perché le sue eroine pensano soltanto al matrimonio con il bello & ricco & approvato dalla cultura dominante (praticamente, un maschio alpha in marsina), non ha evidentemente capito nulla di quanto ha letto – se mai lo ha letto.
Al mio arco scaccia-falso-mito-austeniano ho un’infinità di frecce romanzesche e una delle mie preferite resta l’acceso dialogo tra un fratello volitivo e una sorella non meno tenace – lui giovane uomo abituato al rischio delle guerre tra i flutti e lei donna matura abituata esattamente alle stesse condizioni. Lui è il Cap. Frederick Wentworth e lei è Sophia, nata Wentworth, sorella del suddetto Capitano, e sposata Croft, un Ammiraglio della marina militare inglese.

Persuasion 1995

I migliori coniugi Croft dello schermo: Fiona Shaw e John Woodvine in Persuasione di Roger Michell, 1995

Mrs. Croft ha fatto della propria vita condivisa con il marito Ammiraglio in giro per i sette mari una smentita clamorosa al ritratto passivo delle donne costruito dalla cultura patriarcale. Di nuovo, Jane Austen lo dice con la modalità che le riesce più naturale, un dialogo, che poi sfocia in una delle sue citazioni più famose (che, personalmente, amo di più, e che appare in originale nell’immagine di apertura di questo post).

Siamo al cap. 8: fratello e sorella si sfidano sul mare tempestoso dei rapporti tra i sessi durante un’affollata cena ad Uppercross, in casa Musgrove. A dare il via alla disfida fraterna sulla questione di genere è l’Ammiraglio, che irrompe nei pensieri dolenti di Anne sull’amore perduto interrompendone il corso con un dettaglio fuori tema che sembra insignificante:

Se foste restato a Lisbona una settimana in più, Frederick, vi sarebbe stato chiesto di dare un passaggio a Lady Mary Grierson e alle figlie.

se non fosse per la replica dell’interlocutore:

Persuasion, 1995

Frederick Wentworth (Ciaràn Hinds) in Persuasione di Roger Michell, 1995

Davvero? Allora sono lieto di non esserci restato una settimana in più.

che innesca la reazione a catena. Dopo un primo rimprovero bonario dell’Ammiraglio sulla sua mancanza di galanteria (un eufemismo da pura solidarietà maschile e marinaresca che volutamente lascia cadere il vero punto della questione), Frederick si lancia baldanzoso in una smentita:

[…] non si tratta di mancanza di galanteria verso di loro. Deriva piuttosto dalla consapevolezza di come sia impossibile, per quanti sforzi si facciano, per quanti sacrifici si facciano, rendere la sistemazione a bordo idonea alle esigenze di una donna. Non può esserci nessuna mancanza di galanteria, ammiraglio, nel tenere in alta considerazione i diritti delle donne a ogni comodità personale, ed è questo quello che faccio.

Fin qui, la spiegazione sembrerebbe quasi sensata (per quanto inaccettabile) ma la sua conclusione smentisce gli apparenti buoni propositi:

Detesto sentir parlare di donne a bordo, o vederle a bordo; e nessuna nave al mio comando porterà mai da nessuna parte una famiglia di signore, se potrò farne a meno.

inevitabilmente, Jane Austen aggiunge:

Questo gli mise contro la sorella.

È importante ricordare l’aspetto, i modi, l’impressione generale di questa figura, una delle poche descritte minuziosamente nel microcosmo austeniano (quasi ad esaltarne l’importante e solida presenza fisica):

Mrs. Croft, sebbene né alta né grassa, aveva una figura squadrata, diritta ed energica, che dava importanza al suo aspetto. Aveva occhi scuri e brillanti, bei denti, e nel complesso un volto gradevole, sebbene la carnagione rossastra e segnata dalle intemperie, la conseguenza dell’essere stata in mare quasi quanto il marito, la facesse sembrare di qualche anno più vecchia dei suoi trentotto anni. I modi erano aperti, disinvolti e decisi, come di chi è sicuro di sé e non ha dubbi su che cosa fare; senza tuttavia nessun accenno di volgarità, o di mancanza di buonumore.

Ed è con questa serena sicurezza che la vigorosa Mrs. Croft ha il compito di spiegare al giovane capitano (e a noi, che pure siamo seduti lì, tra loro) alcune cose su queste strane creature che sono le donne, con un piglio da vera “ammiraglia”, senza peli sulla lingua.

“Oh, Frederick! Non posso crederci. Tutte inutili raffinatezze! Le donne possono stare comodamente a bordo come nella migliore casa in Inghilterra. Credo di essere vissuta a bordo come tante altre donne, e non conosco nulla di meglio delle comodità di una nave da guerra. Giuro che nemmeno a Kellynch Hall (con un cortese inchino a Anne) sto comoda e a mio agio più di quanto sia sempre stata in molte delle navi sulle quali ho vissuto; e complessivamente sono state cinque.”
[…]
“Ma tu, proprio tu, hai portato Mrs. Harville, la sorella, la cugina e tre bambini, da Portsmouth a Plymouth. Dove stava, allora, questa sopraffina, straordinaria specie di galanteria da parte tua?”

Nell’amicizia, risponde il Cap. Wentworth, concludendo però che lo considerava «un male in sé» poiché «donne e bambini in un numero tale non hanno diritto a stare a loro agio a bordo».
Non hanno diritto. Il punto cruciale del dibattito è questo: gli uomini «hanno diritto» sempre e comunque, senza discussione, nessun altro essere vivente, tanto meno una donna, può aspirare a tanto, e non solo su una nave. Il giovane ardimentoso Wentworth, che alla fine del romanzo sarà il simbolo stesso del mondo nuovo che si profila all’orizzonte creato dalla classe sociale emergente a cui egli appartiene, qui dimostra di essere ancora legato a schemi ormai desueti, da vecchio mondo – gli stessi schemi che la donna a lui più vicina, sua sorella, demolisce con la propria esistenza, diventando un esempio di Donna Nuova e modello positivo per le giovani generazioni di donne (Anne in primis):

Persuasio, 1995

Anne (Amanda Root) e Mrs. Croft (Fiona Shaw) n Persuasione, di Roger Michell, 1995

“Mio caro Frederick, stai parlando proprio a vanvera. Dimmi un po’, che ne sarebbe di noi povere mogli di marinai, che spesso abbiamo bisogno di essere portate da questo o quel porto, per inseguire i nostri mariti, se tutti avessero le tue stesse idee?”
[…]
Ma detesto sentirti parlare così, come un gentiluomo raffinato, e come se le donne fossero tutte signore raffinate, invece di creature razionali. Nessuna di noi si aspetta di passare tutti i suoi giorni in acque tranquille [in orig.: smooth waters].”

Rileggendo Jane Austen, mi trovo spesso a chiedermi cosa dovessero pensare i lettori a lei contemporanei di fronte a dichiarazioni come questa, in cui l’autrice non si preoccupa di filtrarne la potenza sovversiva dell’ordine precostituito, anzi, la calcola con precisione e con altrettanta perizia prende la mira e lancia la sua penna diritta sull’obiettivo. Si saranno resi conto di questo anticonformismo pragmatico? Avranno reagito come me, saltando esultante sulla poltrona come risvegliata da un suono di trombe? Come una chiamata alla rivoluzione di velluto?…

Lo scambio, chiosato dal bel Capitano con una requisitoria sulle pressioni sociali che promuovono il matrimonio, viene interrotto da un’esclamazione di Mrs. Musgrove (l’antitesi di Mrs Croft in quanto donna di un pacioso ma irrimediabile immobilismo) sui tanti viaggi vissuti dalla moglie dell’ammiraglio. Eppure, la risposta di Sophia sembra una continuazione del discorso iniziato con il fratello perché dimostra come, nello spirito esattamente come nel corpo, questa donna nuova non teme di attraversare i mari della vita, in qualunque condizione, e senza bisogno che qualcuno (essenzialmente, gli uomini) si prenda alcun disturbo per farla navigare in smooth waters, acque tranquille, allestendo qualche idle refinement, inutili raffinatezze. Infatti, nei quindici anni di matrimonio con l’ammiraglio:

[…] Ho attraversato l’Atlantico quattro volte, e sono stata una volta nelle Indie orientali e ritorno, ma solo una volta, oltre a diversi posti meno lontani, Cork, Lisbona e Gibilterra. Ma non sono mai andata oltre lo stretto, e non sono mai stata nelle Indie occidentali. Bermuda o le Bahamas, come sapete, non possono essere chiamate Indie occidentali.
[…] E vi assicuro, signora […] che nulla può essere migliore delle comodità di una nave da guerra; sto parlando, l’avrete capito, di quelle più grandi. Quando si tratta di una fregata, naturalmente, ci si sente più confinati, sebbene ogni donna ragionevole possa sentirsi perfettamente soddisfatta anche in questo caso; e posso dire con certezza che la parte più felice della mia vita l’ho trascorsa a bordo di una nave. Quando eravamo insieme, sapete, non c’era nulla da temere.
[…] L’unico periodo in cui ho davvero sofferto nel corpo e nella mente è stato l’inverno che ho passato da sola a Deal, quando l’ammiraglio (allora il capitano Croft) era nei mari del nord. In quel periodo vivevo in una paura perenne, e avevo tutti i disturbi immaginabili derivanti dal non sapere che cosa fare o dall’incertezza di quando avrei avuto sue notizie; ma da quando abbiamo potuto restare insieme, non sono mai stata male, e non ho mai patito il minimo disturbo.

Chi conosce Persuasione, avrà sentito in quest’ultima frase un’eco fortissima delle parole che Anne pronuncia nel fatidico capitolo 23, nel dialogo con il Cap.Harville di cui si parlava in apertura, laddove i due discutono della diversa stabilità dei sentimenti in uomini e donne.

Noi sicuramente non vi dimentichiamo tanto presto come ci dimenticate voi. Forse è il nostro destino più che una nostra virtù. Non possiamo farne a meno. Viviamo in casa, tranquille, rinchiuse, e siamo preda dei nostri sentimenti. Voi siete costretti ad agire. Avete sempre una professione, uno scopo, affari di un tipo o dell’altro, a riportarvi immediatamente al mondo esterno, e le occupazioni e i mutamenti continui indeboliscono le sensazioni.

Mrs. Croft, dunque, pioniera della rottura degli schemi, appare fin da subito come modello positivo a cui Anne può ispirarsi perché capace di vivere una vita fatta di scelte autonome e consapevoli, tanto in acque tranquille quanto in quelle burrascose, perfetta anticipatrice di una nuova condizione femminile – la Donna Nuova per il Mondo Nuovo che ha già cominciato a prendere forma concreta all’orizzonte, nel quale Anne e il Cap. Wentworth si muoveranno a vele spiegate.

Persuasion 1995

Anne (Amanda Root) e il Cap. Wentowrth (Ciaran Hinds) in Persuasione, di Roger Michell, 1995


Approfondimento:
“Tutto il privilegio che reclamo” Il dialogo sulla differenza di genere in Persuasione

Nota:
Tutte le citazioni da Persuasione sono nella traduzione di G. Ierolli, dal sito  jausten.it

3 pensieri su “Nessuna di noi si aspetta di navigare in acque tranquille tutti i giorni – Jane Austen dixit

  1. Catia Boetti

    Bellissima analisi sul romanzo più bello della Austen! Non avevo mai considerato quanto fosse moderna Mrs. Croft, una donna veramente on gamba da prendere ad esempio.

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  2. Francesca Palandri

    Certo, cara Silvia, hai centrato il bersaglio proprio come la nostra amata JA, descrivendo in questo articolo un personaggio tra i più belli di Persuasione, proprio perché “moderna” nel senso più positivo che si possa dare a questo termine. Come ha scritto Bertinetti nel suo libro “L’isola delle donne” a proposito di JA, ella è stata e rimane davvero una “signorina sovversiva”!

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  3. Arianna

    Che dire? Bellissimo articolo 🙂 non posso non citare a questo punto una frase che Anne dice poco dopo al capitano Harville: “Gli uomini hanno avuto su di noi ogni vantaggio nel narrare la loro storia. L’istruzione è stata sempre appannaggio loro a un livello tanto più alto; la penna è stata nelle loro mani.”
    Anche qui viene da chiedersi: cosa hanno pensato i contemporanei di Jane Austen leggendolo? Un’autrice che mette in bocca una frase simile ad un suo personaggio: semplice constatazione o profondo malcontento per la sua condizione?

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