Il nome mio nessun saprà!

04_janeausten_watercolour_cassamdraPrendo in prestito un verso della famosa aria Nessun Dorma, dall’opera Turandot del grande maestro Giacomo Puccini, per ricordare un aspetto oggi poco conosciuto tra i lettori e le lettrici di Jane Austen.
Ella non volle mai rendere noto il proprio nome come autrice ed i suoi libri furono pubblicati anonimi.
Le motivazioni credo derivino da una mescolanza tra, da un lato, la naturale riservatezza ed umiltà dell’autrice stessa e, dall’altro, la convenzione sociale tristemente consolidata che di fatto impediva alle donne di pubblicare ufficialmente a proprio nome.

…Basti pensare che la stessa Frances “Fanny” Burney pubblicò il suo primo romanzo anonimo e, solo dopo che la sua identità fu scoperta e diffusa riscontrando grande successo, pubblicò con il proprio nome.
I romanzi di Ann Radcliffe uscirono quando era già sposata – forse l’avere un marito fosse considerata una sorta di garanzia di solidità anche editoriale?… E del resto, qualche decennio più tardi, anche le sorelle Bronte pubblicarono i loro scritti con degli pseudonimi…

Certo, la carriera pubblica per una donna non era contemplata dalla mentalità dell’epoca: saper leggere e scrivere, disegnare, suonare, ballare e cantare (per una lista completa, rivolgersi a Miss Bingley e Mr Darcy…), serviva esclusivamente a renderla una moglie più appetibile per un buon partito e, in generale, l’istruzione e l’abilità femminile erano asservite all’utilità che la famiglia (di origine e acquisita) ne avrebbe potuto trarre.
…Ma non è questa la sede né io ho la competenza necessaria a spiegare le ragioni sociali e storiche delle enormi difficoltà poste alla pubblicazione di libri da parte delle donne autrici, durato fino a pochissimo tempo fa.  Perciò, torno senza indugi alla nostra Jane Auten…
Guardate il frontespizio della prima edizione di Sense and Sensibility/Ragione e Sentimento nel 1811. Che cosa leggete? By a lady.

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E su quello di Pride and Prejudice/Orgoglio e Pregiudizio del 1813?
By the author of  Sense and Sensibility.

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E su quello di Mansfield Park del 1814?
By the author of  Sense and Sensibility and  Pride and Prejudice.

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E su quello di Emma del 1816?  By the author of  Pride and Prejudice (seguito da &c. &c., acronimo di Et Cetera, cioè eccetera).

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Durante la sua vita, dunque, Jane scelse di restare anonima e, per di più scelse la parola author, autore, e non authoress, autrice (è questo uno dei casi in cui la lingua inglese prevede una forma specifica per il femminile di un sostantivo), sviando ulteriormente qualunque tentativo di identificazione.
Ma tutti gli sforzi di Jane non bastarono a tenere nascosta la sua identità, peraltro conosciuta presso una ristretta cerchia di parenti, amici, conoscenti, che finì con l’allargarsi sempre di più – tanto che, prima dell’uscita di Emma (1816), persino il Principe Reggente Giorgio IV, suo fervente ammiratore, la fece convocare dal suo Chief Librarian, Mr Clarke, nella residenza reale di Carlton House.

Ma sarà solo poco dopo la morte di Jane, avvenuta il 18 luglio del 1817, e più precisamente nel mese di dicembre (il mese della sua nascita!) di quell’anno che il fratello Henry, deciderà di parlare apertamente di quel author mai dichiaratosi: curando (come già aveva fatto in precedenza) la pubblicazione postuma di due opere, Northanger Abbey e Persuasion. Anche in questo frontespizio, però, il nome di Jane non compare:

Si legge chiaramente: By the author of Pride and Prejudice and  Mansfield Park &c..
Questa scelta è presumibilmente una questione di coerenza con le uscite precedenti e di opportunità commerciale: non sapendo chi fosse questa tale Jane Austen, molti non avrebbero compreso che si trattava della grande scrittrice che già apprezzavano.
Ma quale ben più forte potere attrattivo deve aver esercitato sugli acquirenti quel trafiletto, With a biografical notice of the author, come promessa dell’agognata rivelazione!…
Ed è lì,  nella breve nota biografica scritta da Henry, che il mistero viene svelato al lettore ed il nome dell’autrice finalmente regalato al mondo: Jane Austen!


P.S.1 Elucubrazione di una Janeite
…Dilegua notte, tramontate stelle, all’alba vincerò.
Così canta il principe Calaf nella Turandot mentre aspetta che arrivi un nuovo giorno e, con esso, l’inizio di una sfida che deciderà per sempre della sua vita.
Potrà sembrare forzato, banale o stucchevole, se non addirittura esagerato o fuori luogo questo mio accostamento dei versi dell’opera pucciniana ai casi della vita di Jane Austen…
…Ma credo si possa dire che, al tramonto delle stelle sulla sua breve vita terrena, quel terribile mattino del 18 luglio 1817, si sia definitivamente dileguata anche l’oscurità sul suo ruolo di autrice di capolavori immortali.
Un terribile gioco del destino: per trovarla, abbiamo dovuto perderla.

P.S.2 Perdonate quest’ombra di tristezza e torniamo ai nostri tè!…
Prossimamente, ci ritroveremo per un tè, due pasticcini e molte chiacchiere proprio intorno alla Biographical Notice of the author (Nota biografica sull’autore) di Henry Austen, “la madre di tutte le biografie”.
In seguito, avremo tutti gli strumenti per scoprire il famoso Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) scritto dal nipote di Jane, James Edward Austen-Leigh nel 1869, che del tutto involontariamente è alle origini del “mito Jane Austen”.
Preparate le tazze, dunque, mentre io vado a preparare il bollitore… A presto!

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Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

5 pensieri su “Il nome mio nessun saprà!

  1. AvatarSilvia

    C’era ostilità nei confronti delle donne scrittrici, erano viste con sospetto, incontravano grande ostilità… dovevano quasi vergognarsi di avere talento letterario, questa è la verità. Se la vita di un poeta/scrittore uomo poteva essere difficile… quella di una donna scrittrice era mille volte più complicata. Virginia Woolf ne parla chiaramente ne Una stanza tutta per sé e un aspetto di cui parla nel saggio che mi colpì molto è il fatto che all’epoca delle prime donne che tentarono la via della scrittura non c’erano modelli di ispirazione da cui attingere; se gli scrittori potevano trarre ispirazione da secoli di autori, per le donne non era così e quindi le prime scrittrici dovevano fare da sé senza poter seguire “la lezione” di autrici precedenti e nonostante ciò queste donne sono riuscite a creare dei capolavori! Questa considerazione mi è rimasta impressa, perché praticamente il romanzo al femminile (ossia scritto da donne) è stato inventato da Jane e dalle autrici contemporanee, come, mi chiedo, possiamo evitare di avere un’infinita ammirazione per quelle donne? Ci hanno lasciato un’eredità molto più inestimabile di quello che potrebbe sembrare di primo acchito!

    Bellissima la citazione pucciniana: io adoro la Turandot e le opere di Puccini in generale! Prima o poi ne parlerò un po’ di opere liriche che amo…

    😉

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  2. AvatarSylvia-66

    Grazie per questo bel commento, @Silvia, non finirò (finiremo..) mai di elogiare e consigliare la lettura non solo delle opere di Jane Austen ma anche di quel geniale scritto di Virginia che è Una stanza tutta per sé, illuminantissima spiegazione di molti, anzi, tutti i perché sulla condizione femminile.
    Hai ragione: un’eredità inestimabile!

    Rispondi
  3. AvatarIrene

    Cara, dolce cugina…è sempre così rilassante piacevole ed interessante passare a trovarti che mi spiace solo di trovare poco spesso il tempo per farlo. Davvero bello e originale il tuo accostamento con l’opera di Puccini…non l’ho trovata affatto fuori luogo. In fondo sono entrambi un genio, nel loro campo.
    Ti ringrazio del sostegno che ci hai dimostrato nel tuo ultimo commento su C&M. Mi piacerebbe molto tenere come te un blog su Jane, ma temo che non sarei all’altezza. La amo moltissimo, ed è forse una delle mie più care amiche…ma in fondo sono una pigrona con una bassa autostima e non me la sentirei di trattare il tema ” SACRA ZIA JANE” in ogni mio post. Anzi se noti non ne parlo quasi mai, per paura di sbagliare. Temo a volte che questo faccia sembrare il mio attaccamento per lei debole…ma ti assicuro che non è così. Scusa lo sfogo, e tanti complimenti a te. Un bacio

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  4. AvatarSylvia-66

    Mia carissima Irene, no no no, quando hai voglia di parlare di Zia Jane, per un qualunque motivo, DEVI farlo, esattamente come per qualunque altro argomento di cui parli nel blog, che è lo specchio dei tuoi tanti interessi!
    Non ci si deve mai porre il problema di essere o meno all’altezza, il fatto stesso di nutrire (nel vero senso) questo interesse ci rende tali.
    A presto, mia cara!!!

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  5. Pingback: La "madre" di tutte le biografie: la Biographical Notice di Henry Austen - Un tè con Jane Austen

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