Archivi tag: Orgoglio e Pregiudizio

Romanzo di Jane Austen

Un sole che illumina, riscalda e non si spegne mai. Buon compleanno a Orgoglio e Pregiudizio

 

In me c’è un’ostinazione che non sopporterà mai di essere intimorita dalla volontà degli altri. Il mio coraggio cresce sempre, a ogni tentativo di intimidirmi.
[There is a stubbornness about me that never can bear to be frightened at the will of others. My courage always rises with every attempt to intimidate me.]
– Elizabeth Bennet a Mr. Darcy, cap. 31 –

Perché amo Jane Austen? Una delle tante risposte possibili è questa citazione.
Racchiude tutto il carattere non solo di questa brillante eroina anticonformista, ma anche dell’Eroina Austeniana come archetipo narrativo e sociale, nonché dell’intera opera della sua Creatrice, nonché della personalità della Creatrice stessa.
Ed è una delle mie tre citazioni austeniane preferite, il mantra austeniano che non smetto di ripetermi da quando avevo vent’anni e feci la conoscenza di Miss Bennet e, grazie a lei, di Miss Austen.

Buon Compleanno a Orgoglio e Pregiudizio,
un sole che illumina, riscalda e non si spegne mai

Qual è la vostra citazione preferita? Scrivetelo nei commenti, se volete.


Tutti i tè delle cinque dedicati al darling child di Jane Austen: Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio)

“A Natale dovete venire tutti a Pemberley”

Sono la creatura più felice del mondo. Forse l’hanno già detto altri, ma nessuno così a ragione. Sono persino più felice di Jane; lei sorride soltanto, io rido. Mr. Darcy vi manda tutto l’affetto che gli avanza da quello riservato a me. A Natale dovete venire tutti a Pemberley. Vostra, ecc.
(Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio, cap. 60)

Il tè delle cinque di questa  Vigilia non può che essere a Pemberley, dove tutti i Janeite hanno un invito permanente da parte nientemeno che della padrona di casa in persona, Mrs. Darcy. È con le parole di Elizabeth, piene di gioia e di meravigliose prospettive per il futuro, che auguro a chiunque passi di qui in questi giorni di ritrovarsi in questa più che positiva disposizione d’animo non solo durante le Festività in corso ma anche per tutto il Nuovo Anno alle porte.

Buone Feste!


Nell’immagine, la sontuosa Chatsworth House, nella contea del Derbyshire, sede principale dei Duchi del Devonshire e dimora della famiglia Cavendish. Molti studiosi ritengono che questo luogo di rara bellezza architettonica e paesaggistica sia il modello reale per la Pemberley che Jane Austen ha creato per Mr. Darcy.  Chatsworth, del resto, è nominata (cap. 42) tra le tappe del fatidico viaggio che Elizabeth Bennet compie insieme agli zii Gardiner a metà del romanzo. Per andare a Pemberley, partono da Bakewell (cap. 43), cittadina reale da cui partono ancora oggi i visitatori per Chatsworth. Non vi sono prove certe che Jane Austen vi si sia recata personalmente.
Il film “Orgoglio e Pregiudizio” di Joe Wright del 2005 ha effettivamente usato questo luogo come Pemberley.

Nelle foto in questo post, tre immagini di Chatsworth durante il periodo natalizio, ogni anno ricco di eventi aperti al pubblico.


Nota: testo italiano di Orgoglio e Pregiudizio da jausten.it

Così non parlò Jane Austen. Diffidate delle false citazioni!

austen10-hp

Il doodle che Google dedicò a Jane Austen nel 2010

Gloria e benedizione alla Rete, dove è possibile trovare qualunque informazione/documento/notizia/immagine, su qualsiasi argomento, di qualunque epoca, in qualunque momento, e ovunque noi siamo (a condizione di avere una connessione), compresa Jane Austen. È sufficiente digitarne il nome, e la quantità e varietà di risultati restituiti dalla ricerca è a dir poco travolgente, testimone del vasto e crescente seguito che Miss Austen, classe 1775, continua ad avere, a conferma del fatto che è una vera icona pop dell’era digitale.
Si può dire che ormai anche internet sia da annoverare tra i luoghi di Austenland.
In rete, infatti, sono innumerevoli gli omaggi che gli appassionati le riservano: dai blog e siti dedicati, all’oggettistica, alla cosiddetta fanart, cioè le immagini create dalla fantasia degli ammiratori, e che vanno da disegni originali ad alterazioni personali di immagini preesistenti. Non c’è limite alcuno a ciò che può essere “austenificato” dalla passione e fantasia dei Janeite. I quali amano, con la stessa intensità e in maniera contestuale, andare a caccia di questi omaggi alla loro beniamina lungo la rete e condividerli sui profili social o nei propri blog.

Le citazioni sono una fonte inesauribile di fanart, non solo digitale: frasi celebri tratte dalle sue opere letterarie o dalle lettere fregiano oggetti e danno vita a immagini originali. Le parole pensate e scritte da Jane Austen due secoli fa sono oggi più che mai fonte del modernissimo e digitale “user generated content”, contenuto generato dagli utenti.
Io stessa do alla rete, e prendo da essa, contenuto di questo genere – ad esempio ogni volta che pubblico un mio tè delle cinque virtuale o condivido una foto significativa sui canali social.

Inevitabilmente, in una Rete così affollata, ricca e variegata può capitare qualche corto circuito.  Da qualche tempo, infatti, sto assistendo alla vasta diffusione di un fenomeno assai curioso e – ahimé – preoccupante: le citazioni austeniane apocrife, cioè frasi che vengono attribuite a Jane Austen, e come tali elogiate e condivise a più non posso, ma che sono in realtà tratte dalla sceneggiatura di film o sceneggiati ispirati alle sue opere.
E che oggi provo a ricordare in questo tè delle cinque, per cercare di offrire il mio piccolo contributo per sgomberare il campo dagli equivoci. Così NON parlò Jane Austen!

Continua a leggere

Seduta tra le pagine di Pride and Prejudice!
Le panchine letterarie di Londra (estate 2014)

Nello scrigno dei ricordi delle mie vacanze austeniane, ce n’è uno strettamente legato ai libri. Non si tratta semplicemente dei tanti itinerari letterari che ho avuto modo di seguire nei miei viaggi, né delle immancabili incursioni nelle librerie, ma di un vero e proprio souvenir “a forma di libro”. Che, per le enormi dimensioni, non ho potuto portare con me se non in forma di fotografia e di ricordo.
Nell’estate del 2014, insieme alla mia paziente e sapiente amica Petra, mi sono trovata in una Londra invasa da gigantesche, coloratissime ed invitanti panchine letterarie, create da artisti britannici nell’ambito di un’iniziativa (lodevolissima) ideata per promuovere la lettura come fonte di divertimento e arricchimento personale e sociale, con particolare attenzione ai più giovani, e celebrare il patrimonio culturale della capitale.

books_about_town_01

L’iniziativa si chiamava Books about Town, prevedeva un totale di 50 panchine, tutte di forma identica (un libro aperto) la cui decorazione era stata affidata ad altrettanti artisti britannici: ogni panchina raffigurava un libro/autore diverso, con un legame con la città di Londra. Una volta realizzate, le panchine-libro furono posizionate in luoghi strategici della città, dando vita a 4 percorsi guidati (con tanto di mappa da scaricare online), e rimasero disponibili all’uso e divertimento dei passanti dal 2 luglio al 15 settembre.
Tra le 50 panchine erano presenti tanti libri e autori a cui sono molto affezionata, incluso (c’è bisogno di dirlo?) l’immancabile omaggio a Jane Austen e al suo/nostro adorato bambino, Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio).
Sul sito dell’iniziativa (link in fondo al post) è possibile vederle tutte aprendo le foto sul proprio monitor – ma, com’è facile supporre, vederle dal vivo, immerse nell’ambiente per le quali erano state concepite e pienamente “all’opera”, è stata un’esperienza davvero unica, quasi esaltante. Per ricordarla, vi propongo un tè delle cinque tipico degli incontri post-vacanze, con le foto tratte dal mio album di quell’anno, opportunamente integrate da quelle di Petra (il cui occhio esperto ha saputo rendere il dovuto omaggio a queste creazioni sociali-libresche), per mostrarvi le panchine di Jane Austen ma anche di altri autori molto amati (Virginia Woolf, William Shakespeare, A. Conan Doyle, Oscar Wilde, ecc.).

Continua a leggere

Il salotto di Mrs. Collins. Ovvero: la stanza tutta per sé di Charlotte Lucas

by Cassandra Austen, pencil and watercolour, circa 1810 virginia_woolf_her_room

Le strade di Jane Austen e Virginia Woolf sono assai più intrecciate di quanto non sembri ad una prima lettura dei testi in cui la seconda riflette sulla prima. Che la grande scrittrice del Novecento abbia ragionato più volte, sempre in modo originale ed illuminante, sulla geniale scrittrice del secolo precedente, è testimoniato da due articoli, Jane Austen fa i suoi esercizi, recensione di Amore e Amicizia pubblicata su The New Statesman, 15 luglio 1922, e Jane Austen, apparso su Il lettore comune (The common reader) nel 1923, e dal fondamentale (mai abbastanza letto, e raccomandato, e lodato) saggio A room of one’s own (Una stanza tutta per sé), dove Jane Austen viene nominata 25 volte e sempre in funzione di perno di un’analisi, pragmatica e rivelatrice, della letteratura e della realtà.
I giudizi di Virginia Woolf sulla “più perfetta” tra le scrittrici sono sparsi qua e là con l’entusiasmo dell’ammiratrice, la lucidità della pensatrice, la dialettica della scrittrice, e spaziano da Lady Susan a Persuasione, passando per i Watson.

Raramente, forse addirittura mai, ci si rende conto che è possibile ripercorrere a ritroso questo percorso ed approdare di nuovo alle opere di Jane Austen, per esplorarle alla ricerca di elementi concreti e precisi (brani, dialoghi, personaggi, ecc.) che hanno ispirato quella che ritengo la creazione più geniale e completa di Virginia Woolf, vera e propria Teoria del Tutto antropologica: Una stanza tutta per sé (A room of one’s own).

Io ho almeno due prove inconfutabili di questa ispirazione diretta. Ed è la prima che vorrei condividere con voi, oggi, in questo tè delle cinque che ci porta nel Kent, la contea del destino…
(Della seconda prova, ho già parlato qualche tempo fa ma avremo modo di riprenderla, molto presto)

Continua a leggere

Leggero & brillante & frizzante da 203 anni. Buon compleanno a Orgoglio e Pregiudizio

Il 28 gennaio 1813, Jane Austen ebbe la grande soddisfazione di vedere la sua seconda opera pubblicata: Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio). Il successo del primo romanzo, Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), si consolidava e, con esso, la fiducia in se stessa come Autrice pubblicata insieme alla prospettiva di guadagnare denaro e rendersi indipendente facendo ciò che le riusciva naturale come respirare: scrivere.
Qualche giorno dopo, scrivendo una lettera a Cassandra, si concesse una riflessione sulla sua neonata creatura letteraria. È uno dei rari, preziosissimi brani in cui Jane Austen parla del proprio mestiere.

jane_austen_house_museum_writing_table_p-2526p

Tutto sommato comunque mi sento discretamente fiera e discretamente soddisfatta. – L’opera è un po’ troppo leggera, brillante, frizzante; – le manca un po’ d’ombra; – avrebbe bisogno di essere allungata qui e là con qualche lungo Capitolo – pieno di buonsenso se fosse possibile, o altrimenti di solenni e speciose sciocchezze – su qualcosa di scollegato alla trama; un Saggio sulla Scrittura, un’analisi critica su Walter Scott, o sulla storia di Bonaparte – o qualsiasi altra cosa che possa fare da contrasto e riportare il lettore con un piacere ancora maggiore al brio e allo stile Epigrammatico che la caratterizza. – Dubito sul tuo pieno accordo con me su questo punto – conosco le tue rigide Convinzioni. (1)

Le prime parole sembrano un’autocritica obiettiva ma, subito dopo, l’alternanza di luce e ombra fa da introduzione ad un baldanzoso contrasto tra serio e faceto che balena nella pomposa maiuscola del “lungo Capitolo” e che diventa risata esplicita nelle “solenni e speciose sciocchezze” che – ora lo sappiamo – non si sarebbe mai sognata di infilare a forza nella solare vicenda della sua amatissima, strepitosa eroina, Lizzy Bennet.
Questa pragmatica ed ironica Jane Austen sa di aver partorito un ottimo lavoro.

Oggi, per festeggiare il compleanno di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), vi propongo una serie di tè delle cinque per tornare tra le sue pagine e scambiare qualche riflessione sul romanzo “light & bright & sparkling“, leggero, brillante, frizzante, che da 203 anni ci scalda il cuore e illumina la mente. Buona lettura!

– “Oggi sento che devo scriverti.” Jane annuncia a Cassandra la pubblicazione di Pride & PrejudiceLeggi
– Così nacque “my own darling child”, Pride & PrejudiceLeggi
– Alle origini di Pride & Prejudice: Cecilia, Memoirs of an heiress di Frances Fanny Burney ☞ Leggi
– Quando Pride and Prejudice diventò Orgoglio e Prevenzione (la prima traduzione italiana, 1932) ☞ Leggi

– La terza dichiarazione per Elizabeth Bennet ☞ Leggi
– Jane e le sue creature dopo la parola fine – Lizzy Bennet ☞ Leggi
– Adoro camminare!, ovvero: la via verso l’autodeterminazione ☞ Leggi
– Pemberley, proiezione dell’animo di Darcy ☞ Leggi
– Mr Darcy, l’eroe imperfetto dei nostri sogni ☞ Leggi
– Dov’è il ritratto di Mrs Darcy? ☞ Leggi
– Charlotte Lucas, ovvero: mi piego ma non mi spezzo ☞ Leggi
– Il ruolo del tè in Orgoglio e Pregiudizio (Pride & Prejudice) ☞ Leggi
– Solo l’amore di Darcy può dare del tu a Lizzy. Una riflessione sull’eterno dilemma “Lei/Voi/Tu” nelle traduzioni. ☞ Leggi

Oppure, divertitevi ad assaggiare i tanti tè delle cinque dedicati a questo romanzo ☞  Leggi


 

(1) lettera a Cassandra del 4 febbraio 1813, trad. di G. Ierolli jausten.it

 

I romanzi di Jane Austen in 12 parole e immagini nei geniali Cozy Classics

Cozy Classics - Pride and Prejudice   Cozy Classics - Emma

I librovori sono la dimostrazione vivente che leggere crea una sana indipendenza e, per loro natura, non resistono all’impulso naturale di contagiare tutti con il vizio virtuosissimo della lettura. È praticamente una missione scritta nel loro codice genetico, e più giovani sono i soggetti da contagiare, meglio è perché i piccoli lettori si coltivano con amore e gran divertimento fin dalla culla con dosi massicce di libri.
Oggi desidero offrire un tè leggero, dolce e colorato come solo i frutti freschi possino garantire, in compagnia di personaggi minuscoli e teneri, nel senso letterale del termine – ma sempre grandi, grandissimi nel senso letterario.
L’occasione è fornita dalle versioni dei romanzi austeniani create da due geniali fratelli che hanno iniziato a raccontare storie fin da quando erano bambini e che, una volta adulti, hanno dato vita ad una collana editoriale, Cozy Classics (presso la casa editrice statunitense Simply Read Books – nomen omen! – specializzata in libri illustrati per bambini) per pubblicare le loro personalissime versioni dei classici. Cominciando proprio da Jane Austen.

Continua a leggere

Le ombre ai margini della luce – Longbourn House di Jo Baker, ed. Einaudi

Il mondo dei derivati austeniani in Italia è davvero curioso, anzi, schizofrenico poiché inevitabilmente segnato dalle scelte delle case editrici nostrane che talvolta non sembrano avere un progetto complessivo né tanto meno un’idea precisa di ciò che pubblicano. Dall’oceanica vastità della produzione anglosassone, sembrano pescare a caso: ad esempio, possono decidere di pubblicare solo il secondo volume di una storia che, nell’originale, è una serie in due volumi (Come Jane Austen mi ha rubato il fidanzato); farsi prendere dalla moda del momento e pubblicare un’improbabile e noiosissima storia di vampiri, trascurando il lavoro di gran lunga migliore di quella stessa autrice (Mr Darcy Vampyre, pubblicato alcuni anni prima di Il diario di Mr Darcy). Però, capita che questa stessa casa editrice compia scelte più ponderate, e dia alle stampe per il mercato italiano un’intera serie di romanzi, in edizione molto ben curata (Le indagini di Jane Austen) – salvo ricredersi e troncare le uscite all’ottavo di dodici titoli complessivi.
(Ai redattori e capo-redattori di queste case editrici potrebbe giovare dare un’occhiata al blog di Gabriella Parisi, specializzato in derivati austeniani [al quale, in passato, ho collaborato anch’io], per avere qualche utile indicazione di primo orientamento…)

jo_baker_longbourn_house_einaudi_coverIn questo panorama schizofrenico, ovviamente non mancano le belle sorprese, come questo Longbourn House, di Jo Baker, che Einaudi ha scelto di portare in Italia, pubblicandolo nel mese di ottobre del 2014.
Si tratta di una riscrittura (retelling) di Pride and Prejudice (Orgoglio e Prejudizio) da un punto di vista molto speciale, mai esplorato dall’opera di Jane Austen: quello della servitù. In particolare, la vicenda racconta la storia della giovane cameriera Sarah, che vive la propria esistenza al servizio della famiglia Bennet ed osserva dalle cucine di Longbourn, quindi dal gradino più basso della scala sociale, quanto accade ai suoi padroni, subendone il loro destino mentre tenta di vivere il proprio.

Accomodiamoci, dunque, nella cucina di Longbourn, in compagnia di Sarah, Mr e Mrs Hill, e gli altri domestici, e serviamoci (da soli) di abbondante tè e generi di conforto. Buona lettura!

Continua a leggere

Jane Austen, l’immortale. Un’intervista su L’Indro.it

Questo è un tè delle cinque in trasferta, offerto lo scorso 12 marzo sulle pagine culturali della testata giornalistica L’Indro.it, dove Ilaria Piovan mi ha gentilmente invitata a fare due chiacchiere sull’eterna modernità di Jane Austen e sul perché le donne e gli uomini di oggi siano sempre più conquistati dall’arte narrativa di questa geniale scrittrice inglese.
Buona lettura!

Vai all’articolo:
Jane Austen, l’immortale

di Ilaria Piovan – L’Indro.it

Continua a leggere

Buon Compleanno! (2) A Jane Austen Society of Italy (JASIT)
Nata sotto il segno di Pride and Prejudice

Nata sotto il segno di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), la Jane Austen Society of Italy oggi compie ben due anni. Quest’anno, per festeggiare e prepararci come si deve alla prima assemblea annuale dei Soci, abbiamo ripensato alle tante attività svolte tra 2014 e 2015 e a quanto siamo cresciuti.  Lo ricordiamo nel collage che vedete qui ma anche in un breve articolo a firma Petra zari, una dei cofondatori di JASIT, sul sito dell’associazione.

Buon Compleanno, JASIT!
su jasit.it

Grazie a tutti coloro che seguono e sostengono la nostra attività.