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Shirley, così vicina a Jane Eyre

charlotte_bronte_shirley_frontpageE’ doverosa una premessa.
Jane Austen vs Charlotte Bronte. Chi crede a questa rivalità, non ha capito nulla né della prima né della seconda. Sì, Charlotte non amava Jane ma semplicemente perché, votata all’espressione diretta delle emozioni come contestazione dell’ipocrisia vittoriana che nascondeva e reprimeva tutto, non ne carpiva l’impetuosità implicita, che scorre come un fiume sotterraneo. Perciò, mettiamoci l’animo in pace.
Non potrei fare a meno di nessuna delle due, per quanto la mia predilezione vada alla Zia. Chi mi conosce sa bene che, subito dopo Jane Austen, il mio amore letterario è per Charlotte Bronte. Non a caso, a Jane Eyre riservo un posticino speciale nel mio altarino austeniano… con buona pace dei faziosi a tutti i costi!
Perciò so che nessuno, tanto meno le dirette interessate (troppo grandi, troppo superiori a queste nostre meschine rivalità terrene!), si risentirà se parlo di Shirley, romanzo di Charlotte Bronte, nella sala da tè di dear aunt Jane.

Lo confesso con molta vergogna: di Charlotte Bronte conoscevo soltanto il suo eccelso capolavoro, Jane Eyre, che ho letto e riletto, ed anche studiato all’università, e visto e rivisto nelle tante riduzioni per lo schermo. Quando mi è stato proposto di leggere Shirley in GdL su Anobii, non sapevo che cosa aspettarmi… di certo, visto la sua poca fama, qualcosa di meno entusiasmante. E invece…

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In attesa di Jane Eyre… Luci ed ombre a Thornfield

Non è un caso che il mio primo post non prettamente austeniano sia dedicato alla creatura di Charlotte Bronte, Jane Eyre. E’ uno dei romanzi che amo di più e che ha un posto speciale proprio accanto a quelli di Jane Austen nel mio personalissimo “altarino austeniano”.
Ancora giovanissima, le due eroine che hanno avuto più presa sulla mia mente avida di modelli a cui ispirarsi sono state proprio l’inarrivabile Elizabeth Bennet di Jane Austen e la sorprendente Jane Eyre di Charlotte Bronte.(E’ curioso, vero?, se pensiamo che quest’ultima non amava Orgoglio e Pregiudizio e non capiva che cosa ci fosse di così strepitoso nei romanzi austeniani!… Due autrici così diverse eppure così uguali nel potere che esercitano su chi le incontra!)

Tra esattamente un mese, precisamente il prossimo 11 marzo 2011, uscirà nelle sale il nuovo adattamento cinematografico di Jane Eyre (tutti i dettagli su IMDB nonché sui blog di alcune Cugine…). Nell’attesa (che so essere trepidante ed incontenibile), vorrei rengere omaggio ad un vecchio adattamento che ancora oggi mi fa battere il cuore, quello che vede protagonista il leggendario Orson Welles.

Lo scorso Natale, proprio pensando al film che uscirà a marzo, espressi il desiderio di disfarmi di una mia vecchia videocassetta, ormai logorata dai tanti passaggi nel videoregistratore, e sostituirla con un più moderno e robusto DVD. Detto, fatto: la Befana mi ha portato questo La porta proibita, un (molto) libero adattamento di Jane Eyre datato 1943.
Il suo bianco e nero è parte integrante del racconto perché luci e ombre (più queste ultime che le prime) esprimono nettamente gli estremi in cui si dibattono i protagonisti.
Ed eccoci all’elemento più appassionante di questo film: LUI, il Mr Rochester di Orson Welles.
Praticamente perfetto.
Non bello ma irresistibilmente carismatico, una presenza imponente e cupa come una tempesta in pericoloso avvicinamento eppure, come questa, illuminata da squarci improvvisi di luce. Le sue labbra profferiscono le battute con un suono tonante, pieno, spesso tagliente, proprio come una voce nella tempesta, ma che sa diventare vellutato nel volgere di una sola sillaba. Tutta la sua figura così espressiva ricrea totalmente il personaggio sulla pellicola.
Sì, forse la Jane di Joan Fontaine è troppo dolce e troppo bella e quindi molto distante dalla fisicità e personalità anticonvenzionale descritta dalla Bronte. Ma accanto a tale Rochester, è un’ottima controparte.
E sì, l’adattamento taglia molte pagine, soprattutto nel finale, ma rende pienamente il rapporto complesso e profondo tra due cotanti protagonisti, si concentra tutto sui loro volti, i loro dialoghi. Non a caso, uno degli sceneggiatori è Aldous Huxley, il romanziere del Mondo Nuovo e Ritorno al Mondo Nuovo (che libri!).
Ma, pur con tutti i difetti che i nostri occhi moderni possono trovarvi, è una versione imperdibile, emozionante.
Se non conoscete questo film, guardatelo. E se lo conoscete già, immagino non mancherete di rispolverarlo di tanto in tanto.
Dati tecnici:
Twentieth Century Fox, 1943 – Regia: Robert Stevenson – Sceneggiatura: John Houseman, Aldous Huxley – con Orson Welles, Joan Fontaine, Elizabeth Taylor (ha appena 10 anni)
95 minuti
Audio: inglese e italiano (mono)
Sottotitoli: italiano
Contenuti extra: Vieri Razzini sul film; Galleria fotografica; Biografia del regista e degli attori principali.
Tutti i dettagli su IMDB.