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Novità editoriale – Jane Austen: i luoghi e gli amici di C.Hill, ed. Jo March, a cura di JASITdal 16 dicembre!

Jane-Austen-I-Luoghi-e-Gli-Amici-Constance-HillIl giorno del 238° compleanno di Jane Austen, il prossimo 16 dicembre, uscirà per Jo March Agenzia letteraria, nella preziosa collana Atlantide, un nuovo titolo, Jane Austen: i luoghi e gli amici di Constance Hill, una biografia in forma di diario di viaggio riccamente illustrata da Ellen G. Hill, sorella dell’autrice. Tradotto, introdotto e curato da JASIT.

Tutti i dettagli nel post di JASIT

(…Stavolta sono così direttamente coinvolta in questo gioiellino editoriale che mi è del tutto impossibile evitarvi un prossimo tè delle cinque con elucubrazioni a briglia sciolta sui retroscena della mia esperienza di lettrice, traduttrice di alcuni capitoli e redattrice dell’introduzione di questo libro – frutto gustosissimo di un lavoro di gruppo che è stato davvero un viaggio appassionante in Austenland. Come sempre, preparate i bollitori… e scarpe comode: si parte per Austenland. A presto!)

Tra mito e realtà, la storia d’amore con Tom Lefroy

Dei moti del cuore di Jane Austen non sappiamo niente.
Dobbiamo essere rassegnati a baloccarci con pochissimi, striminziti indizi sparsi qua e là nelle sue lettere e nei ricordi altrui. La fantasia, le riflessioni, i pensieri provano a colmare i vuoti, a definire i contorni, a stabilire certezze, e tentano maldestramente di consolarci del fatto (questo, sì, del tutto certo per quanto ci rattristi) che non avremo mai una realtà con cui sostituirli.
La storia con Tom Lefroy è, sì, un fatto ma, ahimé, molto scarno che di ben definito ha solo il fascino che suscita in chiunque ci si imbatta, e pochi dettagli fattuali.
Come si conobbero? Che cosa li avvicinò? E chi li allontanò, e perché? E’ vero che Tom non la dimenticò mai, tanto da dare il suo nome alla primogenita? E che lei sublimò questa triste esperienza nelle opere immortali ed appassionanti uscite dalla sua penna? E che in Mr Darcy troviamo alcuni tratti di Tom?…

La biografia Becoming Jane Austen di Jon Spence del 2003 e il quasi omonimo film assai liberamente tratto da essa nel 2007 hanno contribuito ad alimentare il mito con tale vigore che, inevitabilmente, sorge spontanea la curiosità…

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Di ciò che sappiamo di questa storia d’amore tra Jane e Tom, che cosa appartiene alla realtà e che cosa alla leggenda romantica?
Vi invito a scoprirlo in un articolo che Giuseppe Ierolli ha scritto per JASIT: Tom Lefroy e Jane Austen

Il diario della dodicenne Jane da Caro diario ti scrivo…

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Care e cari Janeite, che cosa vi viene in mente se dico “diario”?
Che domanda… Henry Tilney, gran maestro d’ironia e di muliebri virtù! – che in un posto mondanissimo come le Lower Rooms di Bath diverte se stesso e la sua giovane e ingenua dama Catherine (che ha appena osato insinuare “Ma, forse, non tengo un diario”) con una breve ma accurata descrizione dell’utilità propedeutica del diario:

Non tenere un diario! Come fa la vostra cugina lontana a sapere il tipo di vita che fate a Bath senza un diario? Come possono essere riferite a dovere le cortesie e i complimenti di tutti i giorni, se non le si annota ogni sera in un diario? Come ricordarsi i vestiti indossati, e lo stato particolare della carnagione, e come descrivere tutte le sfumature dell’acconciatura dei vostri capelli, senza fare costante ricorso a un diario? Mia cara signorina, non sono così all’oscuro delle abitudini delle giovani signore come vorreste credermi; è quest’uso delizioso di tenere un diario che contribuisce a gran parte dello stile fluente nello scrivere per il quale le signore sono così generalmente celebrate. Lo sanno tutti che il talento di scrivere lettere piacevoli è tipicamente femminile. La natura può entrarci qualcosa, ma sono certo che dev’essere assistito concretamente dall’abitudine a tenere un diario.
(L’Abbazia di Northanger, cap. III)

Jane Austen, nascosta dietro al suo Henry, si prende gioco della gabbia sociale in cui l’arte dello scrivere al femminile è stata ingabbiata e, nel farlo, ci regala un quadro perfetto di questo particolare strumento di autoconoscenza e creatività: il diario.

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Jane al suo scrittoio (da Miss Austen Regrets)

Ma Jane – che scriveva come respirava, cioè in modo del tutto naturale e vitale, raccontando e analizzando se stessa e la realtà che la circondava – aveva un diario? Non lo sappiamo per certo, nessun diario di Jane Austen è arrivato fino a noi e nelle lettere o nelle biografie familiari non ci sono accenni espliciti a questa consuetudine, anche se non fatichiamo a immaginare Jane intenta a scrivere un diario.
Come sempre accade in questi casi, la nostra affettuosa fantasia colma la dolorosa lacuna: basti pensare a due esempi famosi come i romanzi di Syrie James o Stephanie Barron.
Oggi vi invito a scoprire un libro italianissimo, Caro diario ti scrivo che, grazie a Patrizia Rinaldi e Nadia Terranova, immagina alcune pagine dei diari di sei grandi scrittrici, colte nei loro dodici anni, nel momento in cui cominciano a scoprire il mondo anche attraverso quella meravigliosa magia che è la scrittura: Matilde Serao (ovvero L’amore o qualcosa di simile), Beatrix Potter (ovvero La parola può tutto), Anna Maria Ortese (ovvero Dov’è casa mia?), Emily Dickinson (ovvero Vivere con la timidezza), Silvina Ocampo (ovvero Diventare forza fantastica) e – scusate se sono così spudoratamente di parte – dulcis in fundo Jane Austen. Ovvero: L’anticonformismo.

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“Oggi sento che devo scriverti.” Jane annuncia a Cassandra la pubblicazione di Pride & Prejudice

morning_chronicle_28-gen-1813_04Quando arriva questo giorno, ogni anno, non posso fare a meno di ripensare alle circostanze che Jane stessa racconta all’amata sorella Cassandra in una delle sue memorabili, brillantissime, baldanzose lettere, scritta il 29 gennaio 1813 esattamente il giorno dopo la fatidica pubblicazione di Pride & Prejudice.
Sì, finalmente il nuovo romanzo di Jane è pubblicato!
L’annuncio che indica l’uscita di Pride & Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), By a LadyThe Author of Sense & Sensibility (Autore di Ragione e Sentimento), in tre volumi, per 18 scellini, appare oggi, 28 gennaio 1813, nei giornali londinesi The Morning Chronicle (nella rubrica “Books Published This Day”, Libri pubblicati oggi)

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La pagina in cui compare l’annuncio (il quarto nella colonna di sinistra) e da cui sono tratti i particolari dell’immagine in testa a questo articolo

The Morning Post, dove l’annuncio si trova in seconda pagina, ed è  il secondo, nella terza colonna.

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(per le immagini dei due giornali, ringrazio sentitamente Giuseppe Ierolli)

Non provo nemmeno ad immaginare il suo stato d’animo.
Ma per farmi un’idea dei suoi pensieri, delle sue emozioni, mescolate ai gesti ed alle attività della sua vita quotidiana di quei giorni, ogni anno rileggo la lettera a Cassandra del 29 gennaio che contiene il racconto di quanto avviene in questi due giorni. E mi sembra di vederla…

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L’ultima dimora di Jane Austen: Winchester

Mi spiace interrompere il piacevole, gioioso giretto di Chawton, tanto più che vi avevo promesso di completare la lunga ed emozionante visita alla casa-museo e di concederci un tè ristoratore. Torneremo presto al calore del cottage di Chawton, ve lo assicuro. Ma oggi non posso esimermi dal farvi fare una piccola deviazione imposta dalla ricorrenza odierna

Nel recente viaggio in Inghilterra non abbiamo mancato di visitare l’ultima tappa della vita terrena di Jane Austen. Il giorno dopo aver visitato Chawton, il luogo della sua rinascita, infatti, siamo salite su un autobus poco affollato a Alton per attraversare i pochi chilometri della verdissima campagna inglese fino a Winchester, il luogo della sua morte.
Jane vi fu portata il 24 maggio del 1817, quando la malattia di cui soffriva ormai da mesi in modo sempre più acuto fece decidere la famiglia a tentare tutto il possibile avvicinandola all’ospedale della città perché fosse curata meglio.
Che le condizioni di Jane fossero ormai gravi lo testimoniano alcuni particolari: nel mese di marzo dovette sospendere la redazione di Sanditon; poco dopo, il 13 aprile, risulta confinata a letto; ed il 27 di quello stesso mese fa testamento.
Le sorelle Austen, dunque, arrivarono a Winchester, in una casa in College Street, al n. 8, procurata dalle amiche di famiglia, Elizabeth e Alethea Bigg, che vivevano in città.
Ed è davanti a questo edificio che andiamo oggi.

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Jane e le sue creature dopo la parola fine (2): Lizzie Bennet

Lizzy reading Jane's letter, di Isabel Bishop

Isabel Bishop (1902-1988),
“The Examination of All the Letters which Jane had Written to Her”,
da www.janeausten.co.uk/captured-by-jane/

La simbiosi di Jane con i suoi “figli” letterari è molto forte e risaputa.
Ne parla già il nipote James Edward Austen-Leigh nel Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen), la biografia familiare del 1871. Ma basterebbero le lettere, appunto, per scoprire questo aspetto così intimo.
Da questi scritti sappiamo che Jane non perdeva occasione per cercare le sembianze dei suoi amati personaggi nei quadri che ammirava alle mostre o per parlare del loro destino con parenti e amici (quasi come facciamo noi oggi, con le opere derivate dai suoi libri!) sempre con un affetto ed una costanza da far pensare a loro come a persone di famiglia.
Forse perché ha vissuto con loro tanti anni prima che vedessero la luce… fatto sta che anche dopo la pubblicazione (che segnava in qualche modo la fine della loro creazione), Jane conservò con loro un legame strettissimo.

Su tutti, un personaggio sembra avesse un posto speciale nel suo cuore e nella sua mente: Elizabeth Bennet. A lei sono dedicate molte riflessioni all’indomani della pubblicazione di Pride ande Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio).
Leggiamole insieme.

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Così nacque “my own darling Child”, Pride and Prejudice

Frontespizio della prima edizione di Pride and Prejudice

Frontespizio della prima edizione di Pride and Prejudice

E – I want to tell you that I have got my own darling Child from London.
IT – Voglio dirti che ho avuto il mio adorato Bambino da Londra.

Jane scrive queste parole eloquenti a sua sorella Cassandra il 29 gennaio 1813.
Il giorno precedente, il 28 gennaio, era stato un altro sorprendente grande giorno, per Jane, che aveva visto un’altra delle sue creature venire la luce, dopo l’insperata pubblicazione e l’entusiasmante successo avuto poco più di un anno prima, nell’ottobre del 1811, da Sense & Sensibility (Ragione e Sentimento).
L’adorato Bambino è ovviamente Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) e questa definizione ci racconta molto dell’amore speciale che Jane ebbe sempre per questa sua opera – non a caso, è quella più citata nelle  161 lettere sopravvissute alla damnatio memoriae della fedele Cassandra. Ma questo suo sottolineare l’età un po’ più adulta di Pride and Prejudice  rispetto al precedente Sense and Sensibility sembra quasi esprimere una sua consapevolezza di quanto la propria abilità di narratrice fosse maturata. Quasi come se ella sapesse bene che il lavoro di revisione sul primo era stata una splendida palestra per il secondo…

Ebbene: come le first impressions sono cresciute fino a diventare il suo romanzo forse più amato nel tempo e nello spazio da folle oceaniche di appassionati lettori compulsivi?
Come la nostra Jane ha vissuto i 14 mesi che la portarono dall’uscita del primo romanzo pubblicato, Sense & Sensibility  a quella del secondo, Pride and Prejudice?
La strada, in realtà, era iniziata molto tempo prima. E non era andata benissimo…

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Ventisette come gli anni di Jane Austen quando disse no

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Olivia Williams (Jane Austen), in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen) BBC, 2008

Credo fermamente nelle coincidenze significative (anche quando il loro significato mi sfugge)…
Ed è di una di queste coincidenze sfuggenti ma evidenti che vorrei parlarvi oggi. No, niente di accademico o minimamente sensato. Semplicemente, si tratta di una delle mie ricorrenti elucubrazioni sulla coincidenza che ho notato.

Mi ci ha fatto ripensare la cara amica di blogosfera Silvia di Vorrei essere un personaggio austeniano quando, qualche giorno fa, ha compiuto gli anni (ancora auguri, cara Omonima Janeite!). Giustamente, ha ricordato una curiosa cabala austeniana legata ai suoi 27 anni. Cercando su internet, tanto per togliermi lo scrupolo, ho scoperto che… non c’è nulla da scoprire, insomma, forse è una coincidenza significativa solo per me.
I ventisette anni di età ricorrono spesso nei romanzi di Jane Austen.
Silvia, nel suo post, ha ricordato tutti i casi. Ed io ho ripreso a chiedermi, per l’ennesima volta, per quale ragione Jane si sia trovata così di frequente a stigmatizzare questa età nei suoi romanzi…
Ricapitoliamo.

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Novità 2012: le biografie familiari di Jane Austen in italiano

In apertura di questo 2012, dopo aver parlato delle edizioni speciali del 2011 dedicate al festeggiato dell’anno Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), chiudo il cerchio idealmente con una novità importante per le traduzioni italiane dei libri riguardanti Jane Austen.
Mi ero già rammaricata del fatto che sono introvabili nella nostra lingua i cosiddetti Memoir (ricordi) familiari, cioè le biografie che i familiari di Jane Austen hanno redatto negli anni seguenti la sua premaura scomparsa: questa lacuna ha precluso per troppo tempo a molte persone la possibilità di leggere quel poco che sappiamo di Zia Jane direttamente dalla voce di chi la conosceva bene.
(si vedano in proposito i post dedicati a questi scritti)
Ma il 2012 porta una novità che ritengo importante segnalare proprio perché colma questa lacuna e dà finalmente l’opportunità a chiunque lo desideri di leggere queste importanti biografie familiari anche nella nostra lingua.

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Il vero volto di Jane Austen? (2)

by Cassandra Austen, pencil and watercolour, circa 1810

Ritratto di Jane Austen, eseguito da Cassandra, acquarello e matita, 1810 ca.

La Galleria dei Ritratti di Jane Austen non ha un suo ritratto ufficiale. Ha due soli ritratti autentici ed una miriade di piacevoli variazioni sul tema, solitamente derivati da uno dei due succitati ritratti autentici. E ad oggi il suo vero aspetto non ci è noto con assoluta certezza.
Nel post precedente (Il vero volto di Jane Austen? 1), abbiamo passeggiato tra le sue immagini più famose cominciando da quelle certe e concludendo la visita davanti alla silhouette che abbiamo visto tante volte (anche in questa sala da tè!) ma che mi sono permessa di indicare come capofila della lunghissima serie di immagini non autentiche di Jane Austen.

Oggi, riprendiamo la visita ai ritratti di questa galleria ideale proprio da qui, dalle immagini più incerte di Jane Austen, molte delle quali derivate dallo schizzo appena abbozzato disegnato da Cassandra.
(Curiosa questa analogia con i romanzi di Jane: esattamente come loro, infatti, anche i ritratti sono oggetto di moltiplicazione per partenogenesi!)
Partiamo…

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