Dov’è il ritratto di Mrs Darcy?

pnphmbrock8Dalle lettere sopravvissute alla censura operata dalla sorella Cassandra, sappiamo che Jane Austen amava frequentare le gallerie d’arte.
Considerando la sua abilità nel caratterizzare i suoi personaggi romanzeschi e nel disegnare con maestria la loro personalità, e leggendo qua e là le sue lettere, ho sempre pensato che Jane avesse una predilezione per i ritratti in quanto specchi delle persone reali, in cui osservare ed analizzare con la massima libertà i tipi psicologici più vari.
In Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), mi sembra di averne una prova.

Qualche post fa, abbiamo chiacchierato del ritratto di Darcy nella galleria dei ritratti di Pemberley, e della sua importanza per ciò che ispira nella mente di Lizzy mentre è intenta ad ammirarlo, in un momento cruciale.

Oggi, riprendo questo tema a proposito della creatura romanzesca che Jane Austen amava più di tutte, Elizabeth Bennet, e le cui sembianze ricercò costantemente tra i ritratti che le capitava di ammirare alle mostre.

lizzie-visits-pemberleyLa metafora del quadro come immagine mentale o catalizzatore di elaborazioni mentali ricorre spesso nel romanzo: durante il duello in punta di fioretto che Darcy e Lizzy ingaggiano al ballo a Netherfield (cap.18), Darcy parla di “ritratto fedele” a proposito delle idee che la sua dama si è fatto di lui; e del resto lo “studio di caratteri” (cap.9) a cui Lizzy si dedica con entusiasmo e qualche errore di valutazione, quasi come un alter ego dell’autrice stessa, è l’esigenza della sua mente analitica e avida di conoscenza (e forse di controllare la situazione) di costruire un quadro esatto delle persone – quasi anticipando ciò che oggi chiameremmo “profilo psicologico”!

Sempre a proposito dell’aristocratica galleria, qualche capitolo prima (cap.10) Miss Bingley aveva ironizzato pesantemente su una delle conseguenze del supposto matrimonio dei due invitando Darcy ad appendervi i ritratti di parenti impresentabili e socialmente inferiori come gli zii Philips.

EN – «Oh! yes. – Do let the portraits of your uncle and aunt Phillips be placed in the gallery at Pemberley. Put them next to your great-uncle the judge. They are in the same profession, you know, only in different lines. […]»
IT – «Oh! Sì, fate mettere i ritratti degli zii Philips nella galleria a Pemberley. Sistemateli vicini al vostro prozio, il giudice. Esercitano la stessa professione, in fin dei conti, solo in rami diversi. […]»

Ed aveva continuato sullo stesso acidissimo tono:

EN – «[…] As for your Elizabeth’s picture, you must not attempt to have it taken, for what painter could do justice to those beautiful eyes?
IT «[…]Quanto al ritratto della vostra Elizabeth, non dovete nemmeno tentare di farlo fare poiché quale pittore potrebbe rendere giustizia a quei bellissimi occhi?»

Dal Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) del nipote  James Edward Austen-Leigh pubblicato nel 1870, sappiamo chiaramente che Jane viveva in stretta simbiosi con i suoi personaggi anche dopo la stesura definitiva dei romanzi, ed aveva immaginato molti particolari della loro vita dopo le vicende da lei narrate.
Non mi stupisce dunque di trovare un chiaro riferimento ad Elizabeth ed al suo ritratto in una lettera del 24 maggio 1813 scritta alla sorella Cassandra.

Lizzy reading Jane's letter, di Isabel Bishop

Isabel Bishop (1902-1988), “The Examination of All the Letters which Jane had Written to Her”

EN – Henry & I went to the Exhibition in Spring Gardens. It is not thought a good collection, but I was very well pleased – particularly (pray tell Fanny) with a small portrait of Mrs Bingley (*), excessively like her. I went in hopes of seeing one of her Sister, but there was no Mrs Darcy; – perhaps however, I may find her in the Great Exhibition which we shall go to, if we have time; – I have no chance of her in the collection of Sir Joshua Reynolds’s Paintings which is now shewing in Pall Mall, & which we are also to visit. – Mrs Bingley’s is exactly herself, size, shaped face, features & sweetness; there never was a greater likeness. She is dressed in a white gown, with green ornaments, which convinces me of what I had always supposed, that green was a favourite colour with her. I dare say Mrs D. will be in Yellow. […]
We have been both to the Exhibition & Sir J. Reynolds’, – and I am disappointed, for there was nothing like Mrs D. at either. – I can only imagine that Mr D. prizes any Picture of her too much to like it should be exposed to the public eye. – I can imagine he wd have that sort of feeling – that mixture of Love, Pride & Delicacy.

IT – Henry e io siamo andati alla Mostra a Spring Gardens. Non è considerata un gran che come raccolta, ma è me è piaciuta moltissimo – in particolare (ti prego di dirlo a Fanny) un piccolo ritratto di Mrs Bingley (*), estremamente somigliante. C’ero andata nella speranza di vederne uno della Sorella, ma non c’era nessuna Mrs Darcy; – tuttavia, forse potrò trovarla alla Grande Mostra dove andremo, se avremo tempo; – non ho nessuna possibilità di trovarla nella collezione di Dipinti di Sir Joshua Reynolds che è in mostra a Pall Mall, che pure andremo a visitare. Mrs Bingley è proprio lei, taglia, viso, aspetto e dolcezza; non c’è mai stata una somiglianza più grande. È vestita di bianco, con ornamenti verdi, che mi hanno convinta di ciò che avevo sempre immaginato, ovvero che il verde era il suo colore preferito. Credo che Mrs D. sarà in Giallo. – […]
Siamo stati sia alla Mostra che da Sir J. Reynolds, – e sono rimasta delusa, perché in tutte e due non c’era nulla che somigliasse a Mrs D. – Posso solo immaginare che Mr D. valuti troppo qualsiasi Ritratto di lei perché gli faccia piacere vederlo esposto in pubblico. – Posso immaginare che lui abbia questo genere di sentimenti – questo miscuglio di Amore, Orgoglio e Delicatezza.

(*) come giustamente ricordato dal commento di Gabriella, più sotto, si tratta di Portrait of a Lady, conosciuto anche come Portrait of Mrs Q., di Jean François-Marie Huet-Villiers (1772-1813). Vedi qui i dettagli.

tony_tanner_jane-austenE’ quasi impossibile aggiungere altro a queste parole!
Ma vorrei citare alcune considerazioni del critico e studioso Tony Tanner, il cui libro Jane Austen più volte citato nei miei post è una fonte continua di riflessioni.

Jane di certo non si aspettava di trovare alcun ritratto di Lizzy tra quelli di Sir Joshua Reynolds o di altri pittori fautori del “Grand Style” che tendevano a correggere le imperfezioni o minimizzare i tratti personali a favore di caratteristiche più generiche, omologate dal modello classico. Dice Tanner:

EN – Elizabeth is not a type. Indeed she has that kind of independent energy which is most calculated to disturb a typological attitude to people. She wants recognising for what she is and not what she might represent.
IT – la traduzione è mia – Elizabeth non è riconducibile ad uno schema. Semmai, possiede quel tipo di energia indipendente che sembra perfetta nel disturbare l’atteggiamento schematico delle persone. Ella pretende di essere riconosciuta per ciò che è e non per ciò che potrebbe rappresentare.

E come non dargli ragione quando afferma:

EN – She is fortunate in attracting the discerning eye of Darcy […] for he alone of the men in the book is equipped to do justice to all her real qualities.
IT – la traduzione è mia – È fortunata ad attirare lo sguardo perspicace di Darcy […] poiché egli soltanto tra gli uomini del libro ha le capacità necessarie a rendere giustizia a tutte le sue vere qualità.

Nella nostra fantasia, Mr Darcy ha di certo trovato un pittore (o una pittrice?…) capace, come lui, di cogliere queste imperfette eppure meravigliose qualità di Lizzy… Così come non dubitiamo che that mixture of Love, Pride & Delicacy lo abbia spinto a conservare e proteggere questo immenso tesoro in quello scrigno altrettanto prezioso che è Pemberley, proiezione materiale del suo cuore.


Note molto utili e doverose
– la fonte di ispirazione per questa riflessione è di Tony Tanner, nel saggio Knowledge and Opinion in Jane Austen (2007, Palgrave & Macmillan)
– ma anche di Giuseppe Ierolli, traduttore ed esperto austeniano, nell’introduzione a Orgoglio e Pregiudizio (2011, ilmiolibro.it), dal quale sono tratte anche tutte le citazioni dal romanzo
– e sul suo sito trovate qualche idea dei possibili ritratti dei personaggi di Jane Austen
– informazioni su Sir  Joshua Reynolds nel sito del JA Centre di Bath


Nota poco poetica, ma necessaria
Chiedendo mille scuse alla cara Zia Jane, aggiungo soltanto che il supposto rifiuto di Mr Darcy di esporre al pubblico un qualsiasi ritratto della sua amata Lizzy è talmente consono al personaggio ed alla sua vita romanzesca che è stato ripreso e svolto (con dovizia di particolari di gusto molto discutibile) persino in un derivato di grande successo (negli Stati Uniti, almeno), Mr Darcy Takes a wife di Linda Berdoll, che ho avuto occasione di leggere in compagnia delle mie complici di ardimentose avventure austeniane, Miss Claire e Georgiana1792, che non avranno mancato di notare questa correlazione. (Ciao care!)

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

12 pensieri su “Dov’è il ritratto di Mrs Darcy?

  1. AvatarGabriella

    Interessantissimo topic, Sylvia!
    Nella mia lunga carriera di lettrice di sequel e spin-off, sono sicura che il ritratto della dama dal vestito giallo, non è stato ripreso solo da Mrs Berdoll… se solo ricordassi chi altro ne ha parlato… Beh, se non altro tali autrici dimostrano di essere a conoscenza della lettera di Zia Jane, quindi sono perdonate almeno in parte, non credi?

    Invece, riguardo al ritratto di Mrs Bingley di cui si parla nella medesima lettera, direi che è davvero impressionante la sua somiglianza con Susannah Harker, la Jane Bennet di Pride and Prejudice 1995

    http://www.jausten.it/forum/forum028.jpg

    http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTzaj5NTfTmmvS8vUOHMc-1B7TB4T9-sBBSALQb9otsyxrXWROJIg

    Georgiana

    Rispondi
  2. AvatarIrene

    Ciao carissima.
    Che bel post! Mi ha fatto tanto riflettere, e mi ha messo molta molta curiosità. Anche io credo che Darcy non avrebbe fatto vedere a nessuno il ritratto della sua adorata Lizzie, lo avrebbe custodito gelosamente nel suo studio, così da poterlo guardare ogni volta che desiderasse e sicuro che nessun altro potesse godere di quella vista meravigliosa, resa ancor più bella ai suoi occhi dall’immenso amore.

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  3. Avatarsylvia-66

    @Gabriella/Georgiana: ottima integrazione, il link al ritratto citato dalla lettera!
    (mi rendo conto solo ora che sarà meglio inserirlo nel post per maggiore chiarezza e comodità di chi legge)
    Sto passando al vaglio i miei ricordi legati ai derivati da P&P, per un attimo ho pensato a Pamela Aidan ma dovrei spulciare i libri. Ricordo bene un nastro di fili colorati.. ma anche una minuiatura.. Mah, forse confondo un po’ di cose…

    @Irene: ben ritrovata, carissima Cugina! Oggi ho spinto un po’ sul pedale del romanticismo, temo, ma non sono riuscita a trattenermi. Mi fa piacere che il post ti abbia incuriosita!

    Rispondi
  4. AvatarAldina

    ciao mia delizia,
    eccomi qua … chiedo perdono per il silenzio ma periodo assai impegnativo, tre settimane di lavori in casa ecc.
    Ho letto con piacere il tuo post come sempre ^.^ interessante argomento, ho finito il secondo Aidan e santa pazienza deve aver preso un gong ad un certo punto mi veniva quasi da ridere (se poi pensi mia deliziosa amica che in contemporanea sto leggendo il libro del gdl che …. va beh!)insomma è stata una penitenza.
    Ho iniziato il terzo e come da tua promessa siamo ritornati sulla nostra amata corrente.
    un bacione grande ed ancor di +
    Aldina
    ps: hai visto che scambi meravigliosi con il book swap *.*

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  5. Avatarsylvia-66

    (reinserisco il commento)
    Comincio subito dalla domanda di @Phoebes – ciaooo!! – (mai sentirsi imbarazzate quando si fanno domande del genere: è segno di curiosità e voglia di conoscenza!).
    Sì, puoi leggere tutte le lettere tradotte in questa edizione. Consiglio sempre le traduzioni di Giuseppe (Ierolli) perché le correda con materiale esplicativo davvero utile per conoscere il mondo austeniano. Guarda anche sul suo sito.

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  6. AvatarMiss Claire

    My dearest!
    (La tua rediviva LizzyP è qui, finalmente!)

    Interessantissimo topic! Davvero un’analisi insolita che apre un punto di vista particolare sui ritratti austeniani. 🙂
    In effetti, il parallelo è validissimo! La Zia, da precisa osservatrice, ha dipinto per noi usando la penna al posto del pennello e l’inchiostro in vece dei colori (sebbene molti ritratti siano ottimamente resi anche nero su bianco…), gli strumenti d’artista sono appena diversi, ma il risultato è parimenti meraviglioso! 😀
    Il successo dei suoi personaggi, anche quelli di contorno, è indiscutibile e decisamente dovuto ai dettagli delle loro personalità, le quali emergono nei comportamenti e nei dialoghi piuttosto che nella semplice descrizione introduttiva…la Zia ne traccia il profilo iniziale con pochi segni sull’esteriorità, colorandoli progressivamente con le loro azioni, i loro pensieri, sino a definirne il ritratto completo molto più avanti dal loro ingresso nella storia, eppure, da quel momento, quei personaggi sono incancellabili per il lettore, quasi li conoscesse da sempre…incredibile! XD
    E’ un pò come la tecnica ad acquarello, pochi segni leggeri a matita sulla carta ruvida, un primo tono indefinito di colore e poi, una fase dopo l’altra, l’aggiunta di nuove velature, di particolari, sino alla definizione del tutto. Il paragone potrebbe valere anche per la tecnica ad olio, stesso procedimento da sbozzo a velature, lasciando sempre la possibilità di “ridipingere” i caratteri lungo la storia, per poi, alla fine, fermarli per sempre sulla tela, così come nella nostra memoria di lettori.
    Riguardo a Darcy, mi trovo concorde con te e con @Irene, ma non penso sarebbe stato mosso dalla gelosia di condividere il ritratto della moglie, piuttosto (riesco ad immaginare) dalla necessità (e volontà) di custodire la chiave del proprio animo, posseduta dalla sola persona al mondo capace di farlo migliorare, se pur, come ben sappiamo, egli stesso abbia operato la medesima magia in Lizzy. 😀

    @Georgiana: My dear, quella è la mia stessa edizione originale di P6P! :* Guarita, cara?!

    @Sylvia: Lo so, dopo questo post infinito, quasi quasi mi preferivi dispersa nel limbo lavorativo!!! PERDONOOOOO!!!! XD

    Rispondi
  7. Avatarsylvia-66

    My dearest MissClaire, come sempre, il tuo contributo è fondamentale. In questo caso, hai fornito dei dettagli di tecnica pittorica che aiutano a capire ancora meglio quanto il lavoro di cesello di Jane Austen sui personaggi che animano il suo microcosmo sia paragonabile a quello del pittore che osserva attentamente e riproduce la realtà, trasfigurata dalla propria sensibilità.
    Grazie!! (le tue emersioni dal limbo lavorativo, invece, sono benvenute, brevi o lunghe che siano!)

    Rispondi
  8. Avatarsylvia-66

    Benvenuta, @Soledoro! (un nome pieno di energia positiva!) Grazie mille per il tuo commento.
    Come vedi, questo blog è frequentato da Janeite incallite tant’è vero che anche nei loro blog non faticherai a trovare pane per i tuoi denti austeniani…
    A presto!

    Rispondi
  9. Pingback: Jane e le sue "creature", dopo la parola fine (1) - Un tè con Jane Austen

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