Chi ben comincia è dentro all’opera.
Breve riflessione sul primo capitolo del primo romanzo pubblicato.

Sense and Sensibility, copertina di H. ThomsonRileggere Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) per il Jane Austen Book Club di Bologna ha rimesso in moto una quantità di riflessioni, o meglio elucubrazioni in libertà – una parte delle quali riverso oggi in questa breve tazza di tè meditativa dedicata proprio all’inizio del romanzo.

Credo che la prima caratteristica dell’abilità compositiva di JA che salta all’occhio di chiunque inizi a leggere i suoi romanzi sia, per l’appunto, l’inizio, il primo capitolo, per la sua straordinaria capacità di portare il lettore nel cuore dell’azione: l’autrice non si limita soltanto (e scusate se è poco) a dipingere un accuratissimo quadro della situazione ma, addirittura, nel fare ciò prende il lettore saldamente per mano e, nel giro di pochi paragrafi, lo porta baldanzosa dentro quel quadro. Il romanzo diventa subito un grande quadro vivente tutto intorno a noi.
Questo accade fin dall’inizio – intendo l’inizio del destino pubblico di scrittrice – con il primo romanzo pubblicato, Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), che stabilisce immediatamente questa sana, entusiasmante abitudine, che si ripeterà in tutti gli altri romanzi, per la gioia incontenibile dei lettori.
(in realtà, accade fin da un altro inizio, quello vero, primigenio, della Jane Austen scrittrice privata, la dodicenne argutissima che compone il suo primo romanzo, Frederick & Elfrida, incluso negli Juvenilia, di appena otto pagine e già portatore in nuce di tutto quanto sarebbe stato composto negli anni seguenti)
A riprova di ciò, invito i miei sei lettori a fare un divertente esperimento e rileggere il primo capitolo dei sei romanzi canonici. Una folgorazione.
Quando chiudiamo il primo capitolo di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), abbiamo tutte le coordinate del caso per sapere dove siamo, con chi siamo, e in quale situazione. Non solo: ci siamo già formati le nostre brave prime impressioni.

Ragione e Sentimento, BBC, 2008

Elinor e Marianne nello sceneggiato BBC del 2008

Così, accade che nelle prime pagine di questo primo romanzo pubblicato facciamo conoscenza soprattutto con le due protagoniste della storia. Che siano protagoniste ce lo dice il fatto che entrano in scena in modo determinante, non solo con una descrizione breve ed esaurientissima ma con situazioni che concretizzano queste descrizioni e mostrano come le due giovani signorine Dashwood influiscano fin da subito sulla trama.
Elinor fa riflettere la madre sull’opportunità di lasciare subito Norland Park

Mrs. Dashwood fu colpita in modo così acuto da quello sgarbato comportamento, e disprezzò tanto apertamente sua nuora per questo, che, all’arrivo di quest’ultima, avrebbe lasciato per sempre la casa, se non fosse stato per le suppliche della figlia maggiore, che la indussero a riflettere sull’opportunità di andarsene […]

e ne fa le veci di (ex) padrona di casa nei rapporti con gli scomodi nuovi inquilini:

Fanny e John Dashwood nel film del 1995

Anche Elinor era profondamente afflitta, ma ciò nonostante riusciva a lottare, a darsi da fare. Si consultava con il fratello, ricevette la cognata al suo arrivo, comportandosi con lei con le dovute attenzioni, e si sforzò di scuotere la madre a fare altrettanto, incoraggiandola a un’analoga sopportazione.
Marianne, invece, vive in simbiosi con la madre tutto il dolore e lo sdegno che la nuova sistemazione può comportare:

Madre e figlia si incoraggiavano a vicenda nella violenza del loro dolore. Il tormento della sofferenza che all’inizio le aveva sopraffatte, era volutamente rinnovato, cercato, ricreato giorno dopo giorno. Si abbandonavano completamente al loro dolore, cercando di accrescerne la violenza in ogni modo possibile, ed erano risolutamente contrarie persino ad ammettere una consolazione futura.

Le Dashwood dello sceneggiato BBC del 2008

Il capitolo, dunque, si chiude sapientemente dopo queste descrizioni:

Elinor, la figlia maggiore, il cui parere era stato così efficace, possedeva una capacità di comprensione, e una freddezza di giudizio, che la qualificavano, anche se a soli diciannove anni, a dare consigli alla madre, e le davano la facoltà di contrapporsi, con vantaggio per tutti, all’avventatezza di Mrs. Dashwood che conduceva generalmente all’imprudenza. Aveva un cuore eccellente, era affettuosa, e i suoi sentimenti erano forti, ma lei sapeva come governarli, una qualità che la madre doveva ancora imparare, e che una delle sue sorelle era risoluta a non imparare mai.
Le doti di Marianne erano, per molti aspetti, del tutto simili a quelle di Elinor. Era sensibile e intelligente, ma impaziente in tutto; le sue pene, le sue gioie, non potevano essere moderate. Era generosa, amabile, interessante, tutto meno che prudente. La somiglianza tra lei e la madre era straordinaria.

e con un guizzo ironico affidato alle pennellate con cui Jane Austen dipinge la terza delle giovani Dashwood:

Margaret, la terza sorella, era una ragazza sempre di buon umore e ben disposta, ma dato che aveva già assimilato un buon numero delle romanticherie di Marianne, senza avere il suo buon senso, non prometteva, a tredici anni, di riuscire a eguagliare le sorelle nel corso della sua vita futura.

Le Dashwood nel film Sense and Sensibility del 1995

Ci sono tutte le ottime premesse per una storia avvincente e restiamo preda di una voglia incontenibile di passare subito al capitolo successivo – meglio, ai capitoli successivi…
Ad esaltazione della portata narrativa del primo capitolo dei romanzi, sta l’incipit stesso.
Se quello di Pride and Prejudice (orgoglio e Sentimento) è così folgorante da essere divenuto ormai patrimonio linguistico dell’umanità:

È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie.

…se quello di Northanger Abbey (L’Abbazia di Northanger) mi appare come un monumento all’ironia luminosa come un sorriso – e come i denti ben affilati di tale sorriso – tipica dell’autrice:

Nessuno che avesse conosciuto Catherine Morland nella sua infanzia avrebbe mai immaginato che fosse nata per essere un’eroina. La sua condizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto e la sua indole, era tutto ugualmente contro di lei.

…se quelli di Emma e Persuasion (Persuasione) si offrono al mio sguardo come veri capolavori di ritrattistica romanzesca:

Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle migliori benedizioni dell’esistenza, ed era al mondo da quasi ventun anni con pochissimo ad affliggerla o contrariarla.

Sir Walter Elliot, di Kellynch Hall, nel Somersetshire, era un uomo che, per suo diletto, non prendeva mai in mano altro libro che il Baronetage; lì trovava occupazione per un’ora d’ozio e consolazione in una di tristezza; lì il suo animo si accendeva di ammirazione e rispetto, contemplando le scarse vestigia delle nomine più antiche; lì qualsiasi spiacevole sensazione suscitata da questioni domestiche si trasformava in modo naturale in compassione e disprezzo.

…se quello di Mansfield Park mi suscita un’angoscia strisciante per la precisione chirurgica con cui disegna i confini delle convenzioni e differenze sociali:

Circa trent’anni or sono, Miss Maria Ward, di Huntingdon, con sole settemila sterline di dote, ebbe la fortuna di attrarre Sir Thomas Bertram, di Mansfield Park, nella contea di Northampton, e di essere così elevata al rango di moglie di un baronetto, con tutti gli agi e le prerogative di una bella casa e di una rendita cospicua. Tutta Huntingdon si dichiarò stupita dalla grandezza del matrimonio, e lo zio, l’avvocato, anche lui ammise che le mancavano almeno tremila sterline per poter legittimamente aspirare a tanto.

…posso dire che quello di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento)

La famiglia Dashwood si era da tempo stabilita nel Sussex. Avevano una vasta tenuta e risiedevano a Norland Park, al centro della proprietà, dove, per molte generazioni, avevano vissuto in maniera tanto rispettabile da meritarsi la stima generale dei conoscenti nel circondario.

mi appare come un perfetto primo incipit del primo romanzo pubblicato perché riassume in poche righe la precisione, quasi storiografica e giornalistica, con cui Jane Austen ci vuole lettori perfettamente informati dei fatti che stanno alla base della vicenda in cui sta per immergerci.

L’intero primo capitolo di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) dà, dunque, la tonica a tutto ciò che verrà dopo, compresi gli altri romanzi, poiché sembra quasi invitarci ad abituarci a questi ingressi così netti, così ricchi, così avvolgenti nel microcosmo dei romanzi austeniani. Sembra dire: così è iniziata la conversazione con Miss Austen ed è con questo tono che proseguirà, sempre.

Per saperne di più
– Consiglio vivamente la lettura di una bellissima analisi del carattere di ogni incipit in Come comincia? Gli incipit di Jane Austen, scritta da Giuseppe Ierolli per Jasit.it
– Altre riflessioni su Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) nei tè delle cinque dedicati a questo romanzo.

Nota:
Le citazioni dai romanzi di Jane Austen sono tratte dalle traduzioni di Giuseppe Ierolli (jausten.it)

7 pensieri su “Chi ben comincia è dentro all’opera.
Breve riflessione sul primo capitolo del primo romanzo pubblicato.

  1. Anna68

    Amo gli incipit austeniani: incuriosiscono talmente tanto da far desiderare di procedere immediatamente nella lettura….e di sapere come si concluderà la narrazione….

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    1. LizzyS (Sylvia-66)

      Carissima, ricordo ancora la risata fragorosa che mi strappò l’incipit dell’Abbazia alla prima lettura, e il ritmo baldanzoso con cui arrivai alla fine del primo capitolo. Di lì, ogni rilettura è stata un crescendo.

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  2. romina angelici

    Attribuire tutto al suo pragmatismo o al suo buonsenso sarebbe svilirla ma certo possedeva notevoli capacità di sintesi e padronanza dei tempi e tecniche teatrali. La qualità più ammirevole è secondo me che il seguito non smentisce l’inizio!

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    1. LizzyS (Sylvia-66)

      Sì, una qualità ben collaudata in famiglia (Ah, come vorrei avere una macchina del tempo per andare alla canonica di Steventon ed assistere alle messe in scena della famiglia Austen!)
      Non a caso viene costantemente adattata per lo schermo, grande o piccolo, e per il teatro, anche musicale. Quando la leggo, spesso mi ritrovo a leggere ad alta voce, come trascinata dal ritmo della sua prosa. Credo che questo accada a chiunque la legga..

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  3. MargiPensy

    Ho letto e riletto i Romanzi di Jane Austen e pur conoscendo le trame benissimo ogni volta provo nuove sensazioni e un senso d’attesa come fossi alla prima lettura.
    Ora sto leggendo ” La vita secondo Jane Austen : cosa ho imparato dai suoi romanzi sull’amore, l’amicizia e le cose davvero importanti di William Deresiewicz” e devo dire che mi ha fatto riconsiderare cosa c’è tra le righe della cara zia Jane. Non amo sempre le prefazioni dei romanzi che vogliono spiegare le motivazioni dell’autore, spesso la valutazione personale è fatta con poca cognizione di causa o poca conoscenza psicologica dell’autore, ma devo dire che William Deresiewicz mi ha sorpreso favorevolmente anche perché è una lettura piacevole.Mi piacerebbe conoscere il Vs parere.Grazie mille per il sito fantastico e perdonate il…romanzo. Margherita

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    1. LizzyS (Sylvia-66)

      Grazie, MargiPensy, per essere passata di qui e aver condiviso i tuoi pensieri con me e gli avventori di questa sala da tè austeniana!
      (grazie anche per il giudizio entusiasta sulla suddetta sala da tè 🙂 )
      Personalmente, ho molto apprezzato il libro di Deresiewicz, innanzitutto perché, con molto garbo e un acuto spirito di osservazione, conferma che Jane Austen non è “roba da donne”, come troppo spesso si tende a pensare comunemente, e ognuno, senza distinzione, può trovare qualcosa di se stesso. È molto piacevole pensare che, da giovane studente, l’incontro con Jane Austen lo abbia colpito così profondamente da influire in modo diretto sulla sua vita – di certo ognuna/o di noi ci si riconosce.
      La prima lettura dei romanzi è sempre un’esperienza unica, eppure le riletture aggiungono sempre qualcosa di nuovo a ciò che già sappiamo. Anche questo è un aspetto che unisce tutti i Janeite, e che ci appassiona.
      Non esitare a passare di qui ogni volta che vorrai condividere i tuoi pensieri su Jane Austen. Grazie e buone letture! (quale sarà la prossima lettura austeniana?…)

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