A Chawton House, a due passi dal cottage, alla scoperta degli angoli preferiti di Jane

Chawton House
Foto: Petra Zari, 2016

L’altra notte ho sognato di essere tornata in Austenland…
…proprio come lo scorso anno, quando in un tè delle cinque di un giugno particolarmente caldo, mi sono abbandonata a uno dei ricordi più cari tra quelli portati a casa dal viaggio commemorativo Sulle Tracce di Jane Austen che Jane Austen Society of Italy (JASIT) ha organizzato nel 2017, e che ho avuto il piacere di condividere con una trentina di socie/i dell’associazione. Il sogno che avevo raccontato qui riguardava in particolare la mia prima visita a Steventon, il villaggio rurale dello Hampshire dove Jane nacque e visse fino a 25 anni, una manciata di case e una chiesa sprofondate nella campagna inglese più selvaggia e lussureggiante che si possa immaginare. [Link in fondo al post]
Il ricordo si era concluso mentre risalivo sul pullman perché da lì, infatti, la comitiva di Soci JASIT si sarebbe recata nella cittadina di Basingstoke, dove Jane e la sua famiglia andavano di frequente, per poi riprendere la strada verso Alton per un’ultima emozionante tappa, Chawton House, la dimora signorile di proprietà del fratello ricco, Edward, a pochi passi dal cottage dove Jane visse gli ultimi intensissimi otto anni con la madre, la sorella Cassandra e l’amica di famiglia Martha Lloyd. Ed è proprio alla Great House, come la chiamava lei, che avevo promesso di portarvi in una seconda rievocazione di quella giornata memorabile – resa ancora più indimenticabile da un sorprendente caldo scandalosamente asfissiante, una vera anomalia meteorologica per l’Inghilterra.

E poiché ogni promessa è debito, soprattutto se viene fatta davanti a una tazza di tè e riguarda una meta di viaggio austeniana rivista/rivissuta come in un sogno, oggi vi invito a seguirmi in questa seconda, fondamentale parte di quella memorabile giornata.
In questa estate che sta finendo con le immancabili piogge che portano verso l’autunno (un mese particolarmente austeniano), dovremo rituffarci in quella incredibile canicola così poco britannica del 22 giugno 2017. Perciò, attrezzatevi con cappello di paglia e ventaglio e preparatevi a seguire con me le tracce di Jane perché andiamo a prendere un tè alla Great House di Chawton e, naturalmente, a scoprire un altro luogo ad altissima energia austeniana.


A chi può fare almeno un pellegrinaggio austeniano nella vita, c’è un’unica tappa che raccomando sempre di includere perché non deve in alcun modo mancare nell’itinerario: si tratta ovviamente del cottage di Chawton, l’ultima casa di Jane Austen, l’amatissima dimora che negli ultimi otto anni della sua vita divenne la fucina letteraria in cui i sei romanzi vennero plasmati e mandati per il mondo. Non si può (assolutamente non si può!) non vedere la “stanza tutta per sé” che Jane si era ritagliata nell’angolo della dining room più vicino alla finestra e più lontano dalla porta, un occhio sul via vai della strada fuori e uno sulla vivace vita di casa dentro, ed entrambi sul tavolino di mogano dove riusciva – in modo quasi miracoloso – ad isolare i suoi pensieri per ri-creare il mondo e l’umanità nel suo microcosmo letterario.
Da Elinor Dashwood fino ad Anne Elliot, passando per Elizabeth Bennet, Fanny Price, Emma Woodhouse e Catherine Morland, tutte le sue splendide protagoniste sono nate lì. Mettere i piedi dove li metteva Jane, muoversi tra le mura che l’hanno vista e sentita (se solo potessero parlare!), stare fisicamente dentro a ciò che la circondava mentre viveva e scriveva e concepiva le sue creature è per ogni Janeite che si rispetti un’occasione irrinunciabile per conoscerla di persona.
In questa raccomandazione, mi rendo conto solo oggi che spesso dimentico colpevolmente di aggiungere una nota della massima importanza. Questo prezioso incontro ravvicinato, infatti, non potrebbe dirsi completo se non venisse seguito dalla visita alla splendida Chawton House, la villa elisabettiana che dista a meno di dieci minuti di passeggiata lungo la quieta ed alberata Gosport Road che si apre davanti al cottage. Si tratta della casa padronale che faceva parte della proprietà posseduta dal fratello Edward. Data la vicinanza, Jane vi si recava di continuo, anche solo per passeggiare nel parco o per leggere in pace nella stanza che preferiva.

Pertanto, quel 22 giugno 2017, insieme ai Soci JASIT, fu davvero memorabile perché, dopo la tanto sognata Steventon, ebbi finalmente la possibilità di visitare come si deve anche questo luogo, che avevo già visto nel 2016 ma, per mia imperdonabile & inspiegabile sbadataggine, a ridosso dell’orario di chiusura, ovvero quasi di corsa e senza poter accedere al parco.

Chawton House, entrata
Foto: Petra Zari, 2016

…anche se, proprio grazie a quell’errore, io e la mia paziente compagna di viaggio abbiamo potuto muoverci all’interno della casa in totale solitudine, accompagnate solo dallo scricchiolio delle assi di legno sotto i nostri piedi e dai suoni della campagna circostante. In questo racconto, peraltro, mostrerò anche le testimonianze fotografiche di quella mia prima visita, come indicheranno le didascalie, per mostrare i luoghi in tutta la loro interezza.

Ed ecco i Soci JASIT all’arrivo a Chawton House, nel 2017. Il pullman percorre tutto il viale di accesso fino all’entrata principale – e pare quasi di essere dei gran signori che hanno il privilegio di scendere dalla carrozza proprio davanti al portone (nonostante qualcuno ci abbia già preceduti).

Chawton House, arrivo

Pur con qualche nuvola, nella luce del primo pomeriggio l’edificio e il parco sono sfolgoranti: un benvenuto davvero intenso e promettente, superato solo dall’accoglienza calorosa di Gillian Dow, direttrice della biblioteca nonché docente di letteratura inglese all’Università di Southampton e una dei massimi studiosi di Jane Austen. Sarà lei la guida d’eccezione dei Soci JASIT in questa visita a casa di Edward Austen Knight, mentre la nostra bravissima guida italo-inglese, Roberto Di Gioacchino, farà da interprete per i soci che non conoscono l’inglese.

Di Chawton, Jane amava moltissimo non solo il “suo” cottage ma anche la House, dove si recava di frequente ogni volta che voleva e poteva, ed era contenta di avere il fratello Edward e la sua famiglia così vicino quando vi soggiornavano di tanto in tanto, lasciando temporaneamente la loro dimora di Godmersham nel Kent. Lo rivela una lettera del 3 luglio 1813 al fratello Frank:

Il piacere di averli qui è così grande, che se non fossimo le migliori Creature al Mondo non ce lo meriteremmo. – Andiamo perfettamente d’accordo, pranziamo insieme molto spesso, e ci vediamo sempre per qualche ora tutti i giorni. Edward sta benissimo, ed è felice quanto ogni Austen nato nello Hampshire possa desiderare. Non si è dimenticato di Chawton. – Parla di creare un Giardino nuovo; quello attuale è brutto e in una posizione infelice, vicino a quello di Mr Papillon; – ha intenzione di averne uno nuovo, in cima al Prato dietro la casa. Ci fa piacere che dimostri e rafforzi il suo attaccamento a questo posto rendendolo migliore.

Chawton House, The Great Hall
Foto: Petra Zari, 2016

È con queste parole di Jane nella mente che facciamo il nostro ingresso nella Great Hall, con il grande caminetto risalente all’edificio originario, di epoca medievale, e le pareti rivestite di legno su cui campeggiano i ritratti di alcune grandi scrittrici, e ci apprestiamo ad ascoltare la storia di questa sontuosa dimora.


L’attuale edificio elisabettiano fu costruito dalla famiglia Knight negli anni ’80 del Cinquecento su quanto rimaneva di quello originario, ed è stato rimaneggiato diverse volte nel corso dei secoli. All’epoca di Jane Austen, i Knight proprietari di Chawton House e di altri possedimenti in quella contea e nel Kent erano senza eredi diretti e, com’era costume a quei tempi per non disperdere il patrimonio familiare, scelsero di adottare un parente maschio a cui lasciare tutto: si trattava, appunto, del fratello maggiore di Jane, Edward, terzogenito del Reverendo George Austen (di cui i Knight erano lontani parenti). L’adozione avvenne nel 1783 e i Knight si premurarono di dare a Edward l’educazione idonea al futuro erede della loro fortuna e del nome di famiglia, ad esempio mandandolo per un anno a fare l’imprescindibile Grand Tour tra Francia e Italia. Edward entrò in possesso dell’eredità nel 1794 e assunse legalmente il cognome Knight nel 1812.
Chawton House è rimasta di proprietà dei suoi discendenti fino alla fine del XX secolo, quando fu acquistata da una fondazione che la ristrutturò aprendola al pubblico come biblioteca e centro di ricerca dedicato, molto opportunamente, alle scrittrici dal 1600 al 1830. Oggi, la casa di Edward dove Jane, lettrice instancabile e scrittrice geniale, era solita passare molto del suo tempo si chiama Chawton House Library.


Chawton House, i soci jasit escono dalla dining room

Il gruppo si sposta nella stanza successiva, la grande Dining Room, dove siamo invitati ad accomodarci al tavolo.

Chawton House, The Dining Room
Foto: Petra Zari, 2016

Non c’è posto per tutti quindi mi faccio da parte, per lasciare ai soci viaggiatori la possibilità di riempire la tavolata, e resto in piedi davanti alla grande vetrata che dà sul parco. Gillian annuncia che sono tutti seduti al tavolo originale di Edward, lo stesso al quale sedeva Jane quando pasteggiava qui – come ricorda una lettera del marzo 1815, in cui dichiara:

“Oggi noi quattro Fratelli e Sorelle pranziamo alla Great House. Non è del tutto naturale?”

Chawton House, jasit nella dining room

Ma non c’è tempo per pensare alle citazioni dalle lettere, né al grande ritratto di Edward che ci guarda dalla parete, né ai preziosi tesori nella teca là dietro, con il suo abito di seta del 1789 e uno dei suoi diari di viaggio scritti durante il leggendario Grand Tour in Francia e Italia…

Chawton House, teca con abito e ritratto di Edward Austen Knight

…perché Gillian sorprende l’uditorio con un dettaglio a cui ancora nessuno ha pensato, aggiungendo che, magari, “qualcuno di voi è seduto esattamente al posto di Jane”.
Possono trenta Janeite sfegatati, che da quattro giorni sono sotto l’effetto di un’inesauribile overdose austeniana, restare indifferenti a cotanta dichiarazione? Dalla mia postazione, li vedo tutti, all’unisono, staccare immediatamente le mani dal tavolo e gettarsi all’indietro sugli schienali e mentre esclamazioni e risate rimbalzano da un lato all’altro, qualcuno scosta addirittura la sedia, qualche altro, ripresosi dall’emozione, solleva timidamente la pesante tovaglia come se, sbirciando lì sotto, il tavolo potesse bisbigliare una rivelazione sensazionale.

La nostra attenzione viene dirottata su una parete dove è appeso un quadro di enorme valore documentaristico perché è la famosa silhouette che rappresenta il momento in cui il dodicenne Edward venne presentato dai suoi genitori ai coniugi Knight il giorno in cui decisero di farne il loro erede.

Chawton House, silhouette
Fonte: Chawton House Library

Come sempre durante questo viaggio, il mio compito di chiudere il gruppo diventa un’occasione speciale per quanto breve di prendermi qualche minuto solitario a tu per tu con questa stanza. Dopo la folgorante dichiarazione di Gillian, posso forse esimermi dal sedermi anch’io al tavolo, sollevare la tovaglia e posare rispettosamente una mano sul legno vivo?

Chawton House, dettaglio del tavolo

Saliamo al piano di sopra in un crepitio di legni antichi che rumoreggiano in un concerto di suggestivi scricchiolii sotto i passi di trenta Janeite, intenti a scambiarsi impressioni doverosamente a bassa voce. Dopo la Long e la Tapestry Gallery, entriamo nella splendida Oak Room, una stanza non particolarmente grande ma ben posizionata su un angolo della facciata, con un’ampia vista sul giardino e il viale di accesso, pareti completamente rivestite di legno e un grande caminetto. Ma sopratutto, c’è un dettaglio di grande importanza, ovvero la cosiddetta Reading Alcove.

Si tratta di una piccola stanza quadrata, senza porta, che altro non è che la parte superiore del piccolo portico di ingresso. La finestra a tutta parete offre luce in abbondanza e dà un largo colpo d’occhio sul bel panorama del viale di accesso e, su un lato, della chiesa. Un vero eremitaggio, ideale per leggere – e come tale arredato quando lo vidi per la prima volta nel 2016, con una morbidissima poltrona e un tavolino abbastanza grande per ospitare ciò che serve per leggere, scrivere, pensare, come nelle foto qui sopra (di Petra Zari), mentre durante la visita di quello speciale 2017, l’Alcove ospitava soltanto una statua dedicata a Jane nell’occasione del bicentenario della sua morte:

Chawton House, Reading Alcove 2017

Quale che fosse il suo aspetto all’inizio dell’Ottocento, non sorprende sapere che, secondo quanto tramandato nella famiglia Austen Knight, questa fosse la stanza preferita di Jane alla Great House. Riesce assai facile immaginarla qui, in questa perfetta “stanza tutta per sé”, completamente assorbita dalla lettura di un romanzo, lontano dal trambusto del suo pure amatissimo cottage sull’incrocio trafficato, a pochi minuti di cammino da qui. È a questa stanza e alle ore trascorse qui che associo un breve passo della lettera del 13 giugno 1814, quando afferma:

Sembrava talmente probabile che sarebbe stato un pomeriggio piovoso che sono andata alla Great House fra le 3 e le 4, e mi sono comodamente trastullata per un’ora […].

Scendiamo nuovamente al piano terra e, dopo la foto ricordo con tutto il gruppo riunito nella grande Reading Room, concludiamo in bellezza la nostra visita con un cream tea (tè, scones, clotted cream e marmellata di fragole) preparato per noi nella Old Kitchen Tearoom, la sala da tè ricavata nella vecchia cucina, e servito nel piccolo cortile antistante.

E dopo questo ristoro, che ci fa pensare ai tanti tè che Jane deve aver degustato in questa dimora, siamo pronti per visitare lo splendido giardino, che subì diverse sistemazioni anche negli anni in cui la stessa Jane vi passeggiava.

La visita non può dirsi completa senza aver visto anche la chiesa a fianco della House, St. Nicholas Church, dove Jane e la famiglia si recavano per le funzioni religiose e nel cui cimitero sono sepolte la madre e la sorella Cassandra.

St. Nicholas Church, Chawton

Mentre rientriamo al nostro albergo di Alton, sono molto soddisfatta: la giornata più attesa, quella delle novità assolute, mi ha regalato elementi preziosi che hanno arricchito la mia conoscenza di Jane Austen e del suo mondo colmando alcune lacune che, fino a quel momento, mi sembravano una macchia nel mio curriculum di Janeite.

Chawton House, partenza jasit
I Soci JASIT ripartono per Alton

Ora più che mai, il mio consiglio, ancora prima della mia raccomandazione, è visitare Chawton in una giornata, cominciando al mattino con la passeggiata da Alton al cottage, lungo lo stesso percorso che seguiva anche Jane Austen (il cosiddetto Jane Austen Trail) per visitare il cottage con calma fino all’ora di pranzo. Dopo una pausa al Cassanda’s Cup o al Greyfriar’s (entrambi ottimi), basterà una breve passeggiata per raggiungere Chawton House e visitarla interamente, giardino compreso, per tutto il pomeriggio.
Buon viaggio in Austenland, Janeite!


Per saperne di più:
☞ Il tè delle cinque dedicato al luogo di nascita di Jane Austen, Steventon
☞ Il racconto a puntate della visita a casa di Jane Austen, il Chawton Cottage (Jane Austen’s House Museum) e la tea room Cassandra’s Cup
☞ La mappa del Jane Austen Trail a Alton e Chawton
☞ Il sito della Chawton House Library

Nota:
Le citazioni dalle lettere sono nella traduzione di G. Ierolli, da jausten.it

Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.
Silvia Ogier

2 pensieri su “A Chawton House, a due passi dal cottage, alla scoperta degli angoli preferiti di Jane

  1. Avatarpietro bognetti

    Bellissimo articolo. Se ho capito bene Jane creava nell’angolino del suo cottage, mentre avrebbe potuto farlo più quietamente nella Alcove Reading, dove, altrettanto più comodamente, avrebbe potuto schiacciare il suo pisolino quotidiano invece di distendersi su due o tre sedie nella sala da pranzo. Oppure ho capito male?

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  2. Silvia OgierSilvia Ogier Autore articolo

    Caro @Pietro, hai capito bene. O almeno, questa è l’immagine che l’aneddotica tramandata dalla famiglia ci restituisce della fase creativa di Jane Austen. Secondo i ricordi di James Edward e delle nipoti che con lui hanno collaborato (tutti discendenti di James, il fratello maggiore erede della canonica di Steventon), Jane creava pervicacemente immersa nell’incessante vortice di vita quotidiana del cottage, appollaiata sul tavolino nell’angolo della dining room che oggi tutti noi conosciamo. E secondo gli Austen Knight, ovvero i discendenti di Edward, quasi ogni giorno si recava alla Great House per rintanarsi nella Reading Alcove.
    Come è lecito supporre, Jane aveva i suoi angoli preferiti ma di certo lo scrittoio portatile doveva seguirla spesso anche in altri luoghi, ovunque andasse, dentro e fuori casa. Mi piace pensare che anche la quiete della Reading Alcove abbia ispirato qualche pagina dei romanzi.

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