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Silvia Ogier

Informazioni su Silvia Ogier

(Bologna, Italy) - Diplomata Traduttrice e Interprete e laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha lavorato come traduttrice e da anni si occupa di marketing e comunicazione aziendale. Il suo maggiore interesse libresco è la letteratura scritta dalle donne. Ha letto Jane Austen per la prima volta a vent’anni (Orgoglio e Pregiudizio). Nel dicembre 2010 ha aperto il blog monografico Un tè con Jane Austen e nel 2013 ha fondato Jane Austen Society of Italy (JASIT), di cui è presidente.

A Chawton House, a due passi dal cottage, alla scoperta degli angoli preferiti di Jane

Chawton House
Foto: Petra Zari, 2016

L’altra notte ho sognato di essere tornata in Austenland…
…proprio come lo scorso anno, quando in un tè delle cinque di un giugno particolarmente caldo, mi sono abbandonata a uno dei ricordi più cari tra quelli portati a casa dal viaggio commemorativo Sulle Tracce di Jane Austen che Jane Austen Society of Italy (JASIT) ha organizzato nel 2017, e che ho avuto il piacere di condividere con una trentina di socie/i dell’associazione. Il sogno che avevo raccontato qui riguardava in particolare la mia prima visita a Steventon, il villaggio rurale dello Hampshire dove Jane nacque e visse fino a 25 anni, una manciata di case e una chiesa sprofondate nella campagna inglese più selvaggia e lussureggiante che si possa immaginare. [Link in fondo al post]
Il ricordo si era concluso mentre risalivo sul pullman perché da lì, infatti, la comitiva di Soci JASIT si sarebbe recata nella cittadina di Basingstoke, dove Jane e la sua famiglia andavano di frequente, per poi riprendere la strada verso Alton per un’ultima emozionante tappa, Chawton House, la dimora signorile di proprietà del fratello ricco, Edward, a pochi passi dal cottage dove Jane visse gli ultimi intensissimi otto anni con la madre, la sorella Cassandra e l’amica di famiglia Martha Lloyd. Ed è proprio alla Great House, come la chiamava lei, che avevo promesso di portarvi in una seconda rievocazione di quella giornata memorabile – resa ancora più indimenticabile da un sorprendente caldo scandalosamente asfissiante, una vera anomalia meteorologica per l’Inghilterra.

E poiché ogni promessa è debito, soprattutto se viene fatta davanti a una tazza di tè e riguarda una meta di viaggio austeniana rivista/rivissuta come in un sogno, oggi vi invito a seguirmi in questa seconda, fondamentale parte di quella memorabile giornata.
In questa estate che sta finendo con le immancabili piogge che portano verso l’autunno (un mese particolarmente austeniano), dovremo rituffarci in quella incredibile canicola così poco britannica del 22 giugno 2017. Perciò, attrezzatevi con cappello di paglia e ventaglio e preparatevi a seguire con me le tracce di Jane perché andiamo a prendere un tè alla Great House di Chawton e, naturalmente, a scoprire un altro luogo ad altissima energia austeniana.

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All’inseguimento dei manoscritti di Jane Austen, in giro per il mondo | Da Due Pollici D’Avorio, Jane Austen Society of Italy (JASIT)

Viaggiare nel mondo di Jane Austen, di nuovo! Sì, ma come? Per il secondo numero della rivista dell’associazione culturale Jane Austen Society of Italy (JASIT) Due Pollici D’Avorio, uscito nel giugno del 2015, ovvero in una stagione che invita a muoversi e inevitabilmente favorisce il pellegrinaggio letterario dei Janeite nei luoghi austeniani, ho pensato a quale altro viaggio appassionante, dopo la storia del cottage di Chawton raccontata nel primo numero in rappresentanza di tutti i luoghi austeniani, potessi proporre per coniugare vita-opere-luoghi senza cadere nella facile (per quanto bellissima) trappola dell’itinerario cinematografico.
Le location dei film e degli sceneggiati sono stupende e visitarle è un ottimo pretesto per ripercorrere le storie austeniane raccontate dagli adattamenti per lo schermo nonché per immergersi nell’atmosfera storica che quei luoghi custodiscono. Si tratta, del resto, di uno dei viaggi che ho promesso a me stessa di compiere appena possibile (ad esempio, posso forse esimermi dal visitare Chatsworth House, la sontuosa dimora del Peak District che pare sia stata il modello di Jane per la sua – e nostra – Pemberley, e come tale utilizzata nel film Orgoglio e Pregiudizio del 2005?)
Ma il mio intento, nello scrivere un nuovo articolo per i Soci di JASIT in quel giugno di qualche anno fa, era restare saldamente dentro Austenland – quella creata da Jane e non dalla nostra interpretazione moderna del suo mondo.
La soluzione era semplicissima e ben visibile agli occhi di chiunque: Austenland è innanzitutto un luogo di parole vergate sulla carta da una penna fine come un cesello.

Lettera di Jane a Cassandra Austen, dic. 1798
Lettera scritta da Jane Austen alla sorella Cassandra, 24-26 dic. 1798

Dunque, perché non compiere il viaggio più smaccatamente austeniano di tutti e partire all’esplorazione di questo mondo di carta ed inchiostro andando a vedere i manoscritti di Jane Austen che ancora oggi sono conservati ai quattro angoli del pianeta?

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La lunga, emozionante storia della casa di Jane Austen a Chawton | da Due Pollici d’Avorio, Jane Austen Society of Italy (JASIT)

Nel 2015, sul primo numero della rivista dell’associazione culturale Jane Austen Society of Italy (JASIT) Due Pollici D’Avorio, uscito nel febbraio di quell’anno, scelsi di inaugurare questa appassionante avventura editoriale raccontando una storia avvincente come un romanzo, che avrebbe portato lettrici e lettori nel cuore pulsante del mondo di Jane Austen, ovvero il cottage di Chawton, nella contea dello Hampshire.
La scelta si impose da sola, del tutto spontaneamente, mentre pensavo a come dare inizio alle pubblicazioni della rivista di JASIT: inevitabilmente, non potevo che cominciare proprio là dove tutto ebbe inizio, dove Jane Austen, ritrovando finalmente solidità e ispirazione, sprigionò la forza creativa propulsiva per rivedere i romanzi già scritti, redigerne di nuovi e, soprattutto, mandarli per il mondo e regalarci sei capolavori senza tempo.

Chawton cottage, tavolino di Jane Austen

Fu sul leggendario (e ancora oggi esistente) tavolino della dining room di Chawton che Jane diede forma alle sue creature – osservando il mondo e la sua varia umanità che scorrevano davanti ai suoi occhi, dentro e fuori quella casa che fu il suo punto privilegiato di rilevazione dei moti dell’animo umano e delle dinamiche sociali.
E che oggi è luogo di pellegrinaggio letterario a cui giungono, carichi di gratitudine e curiosità, stuoli di appassionati e studiosi da ogni parte del mondo.

Ma come siamo arrivati a quello che oggi è un gioiello museale che conserva intatta l’atmosfera e l’energia della casa di Jane Austen?
(…a tal punto – ve lo assicuro – che, aggirandosi per le stanze ed il giardino, ci si aspetta, con ferma convinzione, di vederla spuntare da un momento all’altro da dietro una porta, con lo sguardo penetrante e la cuffietta d’ordinanza che non riesce a trattenere alcune ciocche di capelli, segno evidente di un animo gentilmente ribelle…)

Servitevi una fragrante tazza di tè ed accomodatevi con me per un fantastico viaggio nel tempo e nello spazio del cuore pulsante di Austenland.

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Una spada laser per Jedi Jane. Le sci-fi connections di Jane Austen, icona pop.

Jedi Jane, by Kelly Light
Jedi Jane, by Kelly Light – kellylight.com

Dal mio osservatorio in questo angolo di blogosfera, mi piace guardare e cercare i tanti segni austeniani che scorrono dentro e fuori la Rete perché sono un segno della qualità inossidabile e sempre moderna di Jane Austen, un’autrice di oltre duecento anni fa che riesce a parlare alle persone al di là delle categorie di tempo e spazio, coinvolgendole in un gioco di scambio reciproco di riflessioni e rielaborazioni che portano a sempre nuove e personalissime versioni della figura dell’autrice e di ogni aspetto del suo microcosmo. La Rete, appunto, nella sua totale libertà di espressione e condivisione, pullula di queste creazioni, frutto dell’ammirazione e dell’arte dei Janeite, che sono anche la prova schiacciante della doppia vita di Jane Austen come Autrice del canone letterario & Icona Pop della cultura popolare globale.
Come mi piace sempre ripetere, permettendomi di parafrasare un mio grande concittadino, Pier Paolo Pasolini, Jane Austen è più moderna di ogni moderno – e lo è talmente tanto che la si può proiettare con la più serena disinvoltura anche nel futuro più futuro che c’è, la fantascienza, senza danneggiare né diminuire in alcun modo il suo valore culturale originale.
E inevitabilmente, in questa trasferta nello spazio siderale della fantasia al seguito di qualche Janeite appassionato di questo genere, il mito Jane Austen non poteva non incontrare un altro mito, uno dei più consolidati e famosi: Star Wars (anche se io, che sono grande abbastanza da aver visto il debutto di questa saga al cinema alla fine degli anni ’70, la conosco ancora come Guerre Stellari).

Ora – mi chiederete voi, pazienti avventori della sala da tè più austeniana dell’Universo: che cosa c’entrerà mai Jane Austen con una galassia lontana, astronavi sfreccianti tra stelle e pianeti, un Eroe di nome Luke Skywalker, la Principessa (molto Anti-Principessa) Leia, un super-villain da romanzo gotico e nobili cavalieri Jedi, leggendari quanto la loro potente arma, la spada laser? Molto, moltissimo.
Oggi è il 4 maggio, ovvero il giorno che è universalmente riconosciuto come Star Wars Day per un gioco di parole (che potete scoprire sull’apposita pagina di Wikipedia IT) e non posso esimermi dal raccontarvi una delle incarnazioni contemporanee più originali e argute della vivace afterlife di Miss Austen da Steventon, classe 1775, che pur nella sua apparente lontananza spaziotemporale calcolabile in anni luce, ci restituisce un ritratto dell’autrice divertente e precisissimo. Come una spada laser – quella di Jane.

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Vita e amori dei Janeite contemporanei: Il Club di Jane Austen (film, 2007)

Il Club di Jane Austen, 2007

Nel complesso e travagliato, ma pur sempre entusiasmante, rapporto tra la pagina scritta ed il suo adattamento per lo schermo, chiunque ami leggere avverte di solito l’esigenza di osservare alcune leggi fondamentali, indiscutibili, universali nell’avvicinarsi alla trasposizione: 1) il libro è sempre e comunque migliore del film che ne viene tratto & 2) non si può vedere il film senza aver letto prima il libro da cui è tratto. In modo inesorabile e feroce, semplicemente inorridisce di fronte a qualunque infrazione a queste sacre leggi. Ma ogni legge ha il brutto vizio di possedere, per natura, le sue brave eccezioni – che non possono mancare neppure nell’ormai lunghissimo e proficuo rapporto tra libro e pellicola.

Il film The Jane Austen Book Club (Il Club di Jane Austen) prodotto da Sony Pictures, che nel 2007 fu tratto dall’omonimo libro di Karen Joy Fowler, è un esempio perfetto quanto eclatante del sovvertimento delle due leggi sacre su citate perché: 1) è decisamente meglio del libro & 2) può essere serenamente visto senza nemmeno prendere in considerazione la fonte letteraria. Del resto, il film si discosta talmente dal libro, rielaborandone la materia da cima a fondo, che ci si ritrova di fronte a una diversa realizzazione della stessa idea. Un’idea peraltro bellissima, azzeccatissima, golosissima e, ahimè, sprecata malamente nel libro.
Ho effettivamente conosciuto questa idea seguendo proprio questo percorso poco ortodosso, cioè vedendo il film prima e leggendo il libro poi (per un gioco del destino che ho già raccontato in un tè delle cinque di qualche anno fa: Quando il libro è peggiore del film).

Mi preme precisare che nessuno dei due, tuttavia, dovrebbe mancare nel curriculum di ogni Janeite o, più in generale, di chiunque desideri conoscere il fenomeno Jane Austen e il suo impatto sulla cultura popolare perché entrambi, libro e film, ne sono un’espressione illuminante.
Per quanto mi dolga ammetterlo, il film prevale sul libro. Rispetto a quest’ultimo, infatti, ha innanzitutto il pregio di rendere la presenza di Jane Austen concreta, significativa e costante laddove il libro è clamorosamente lacunoso, ed ha la caratteristica preziosa quanto rara di non dimenticare mai l’intento, semplice e nobilissimo, di essere una commedia romantica di puro intrattenimento, sì, ma di buona qualità.
Per il tè delle cinque di oggi, quindi, non ci siederemo attorno a un tavolo ma sulle poltrone della sala cinematografica per vedere come The Jane Austen Book Club (Il Club di Jane Austen), film Sony Pictures del 2007 scritto e diretto da Robin Swicord, sia riuscito a raccontare la vita di un gruppo di persone che trovano nella lettura dei romanzi di Jane Austen uno strumento per conoscere meglio se stessi, le persone, il mondo, regalandoci così una scoppiettante anatomia dei Janeite.

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Jane Austen illustrata. Isabel Bishop per Pride and Prejudice

Isabel Bishop, Pride and Prejudice, Elizabeth

Lo scorso 28 gennaio, quando il darling child di Jane Austen, Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) ha compiuto 206 anni, ho voluto festeggiare questo notevole compleanno sulla pagina facebook di questa sala da tè & lettura con un brano tratto da una lettera del 4 febbraio 1813, in cui Jane racconta alla sorella Cassandra che cosa pensa della propria opera appena pubblicata:

Tutto sommato comunque mi sento discretamente fiera e discretamente soddisfatta. – L’opera è un po’ troppo leggera, brillante, frizzante; – le manca un po’ d’ombra; – avrebbe bisogno di essere allungata qui e là con qualche lungo Capitolo – pieno di buonsenso se fosse possibile, o altrimenti di solenni e speciose sciocchezze – su qualcosa di scollegato alla trama; un Saggio sulla Scrittura, un’analisi critica su Walter Scott, o sulla storia di Bonaparte – o qualsiasi altra cosa che possa fare da contrasto e riportare il lettore con un piacere ancora maggiore al brio e allo stile Epigrammatico che la caratterizza. – Dubito sul tuo pieno accordo con me su questo punto – conosco le tue rigide Convinzioni.(1)

A corredo di queste parole ricche di sottilissima autoironia, ho scelto delle immagini che esprimessero il più possibile il gioco di chiaroscuri con cui Jane si diverte a ritrarre la sua amata creatura. Sono di Isabel Bishop, pittrice statunitense, per un’edizione illustrata del romanzo pubblicata nel 1976 dall’editore E. P. Dutton di New York.
Presumo che qualche Janeite dall’occhio allenato ad ogni apparizione della Nostra abbia già riconosciuto l’immagine che apre questo articolo: si tratta di quella scelta dalla Bank of England per la nuova banconota da dieci sterline che raffigura Jane Austen dal 2017, anno del Bicentenario della sua morte.
Il tè delle cinque di oggi ci accompagna tra le tavole con cui l’arte dei segni di Isabel Bishop rende omaggio all’arte dei segni di Jane Austen e del suo sfolgorante Pride and Prejudice.

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Kate Beckinsale e Andrew Davies per “Emma”, film ITV del 1996

Emma, ITV, 1996

Dimenticate la Emma bionda e algida di Gwineth Paltrow, o l’altra, sempre bionda ma spumeggiante, di Romola Garai. Qui c’è una Emma vera, cioè dagli occhi nocciola e perfettamente antipatica, proprio come la descrive la sua creatrice, Jane Austen.
Questa Emma vera è quella di una giovanissima Kate Beckinsale che nel 1996 diede vita alla famosa eroina austeniana in un film tv della rete britannica ITV, sceneggiato con la consueta abilità dal Gran Maestro austeniano Andrew Davies (lo stesso che un anno prima aveva sceneggiato il super blockbuster della BBC, Orgoglio e Pregiudizio). Si tratta – ahimè – di una Emma quasi sconosciuta in Italia perché di questo adattamento per lo schermo non è mai stata realizzata/trasmessa l’edizione italiana – peraltro, non mi risulta mai trasmessa in Italia nemmeno l’edizione originale (a meno di trovarla chissà dove online), con la sola eccezione della proiezione avvenuta alla Cineteca di Bologna nel dicembre del 2015 nell’ambito del festival austeniano organizzato dal Jane Austen Book Club di Biblioteca Salaborsa (di cui mi onoro di essere stata artefice e madrina).
Oggi, per la serie “mostra e dimostra”, vi racconterò molto volentieri perché la visione di questo adattamento non può mancare nel curriculum di ogni bravo/a Janeite. Servitevi abbondantemente di tè – e no, niente dolcetti, Mr Woodhouse li ha categoricamente proibiti… fanno male, dice.

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Gli ultimi sorrisi dell’anno: l’autunno di Jane Austen

Persuasion, ITV 2007Nell’anno del bicentenario di Persuasione (Persuasion), l’inizio dell’autunno sembra un’ottima occasione per raccontare una delle qualità più note e dibattute di questo romanzo. Di Persuasione, infatti, si dice sempre che sia autunnale: non solo perché la prima parte del romanzo si svolge nei mesi autunnali ma anche perché il tono e i temi della narrazione hanno il sapore malinconico e quieto della maturità compiuta e della fase discendente della vita.
Siamo all’opposto di quel darling child che Jane Austen stessa riteneva, con la consapevolezza ironica di chi sa di non aver sbagliato nulla, too light & bright & sparkling, troppo leggero, brillante e frizzante, come scrisse il 4 febbraio 1813 alla sorella Cassandra. Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice), infatti, brilla come un sole, il sole della primavera della vita anche se inizia e finisce proprio d’autunno, perché è durante una Pasqua primaverile che tutta la storia arriva a un punto di svolta su cui ruota la fine della prima parte e l’inizio di una nuova fase che porta allo svolgimento finale.
Persuasione brilla come la luna d’autunno, riscalda come il primo fuoco del caminetto, accende lo sguardo come il tappeto di foglie rosso-giallo sotto i nostri piedi. E Jane Austen lo dipinge con pennellate perfette, fino a regalarci il ritratto dell’autunno più azzeccato che abbia mai letto – sì, anche più delle tante, mirabili poesie che i Grandi della letteratura di tutti i tempi hanno dedicato a questa stagione (solo il genio poetico di Emily Dickinson, a mio parere, può essere ancor più perfettamente evocativo delle parole austeniane).
Non è un caso, forse, che il mio romanzo preferito sia in realtà questo binomio, Orgoglio e Pregiudizio & Persuasione: il mio cuore di Janeite è abbastanza grande da poterli amare entrambi con la stessa intensa consapevolezza, perché uno è sfolgorante come il sole e l’altro è ipnotico come la luna, e non potrei fare a meno di nessuno dei due, né preferire l’uno all’altro (si può stare senza sole o senza luna?)…

Il nostro tè celebrativo dell’inizio della stagione della natura che si addormenta dolcemente, dunque, ci porta nel mondo lunare eppur sfolgorante di Persuasione e nell’autunno di Jane Austen.

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Il Salvataggio dell’Eroina secondo Jane Austen: Persuasione, cap. 9

In Jane Austen non assistiamo mai a scene grandiosamente esplicite. Negli atti di eroismo così come nei colpi di scena, l’autrice non viene mai meno alla tecnica stilistica che la caratterizza e continua a tessere per noi la trama e l’ordito di queste scene con lo stesso finissimo cesello con cui crea ogni opera, in un trionfo di ricerca della perfezione espressiva attraverso la massima economia della parola (less is more, appunto).
Nel mondo austeniano, il vero, grande, sorprendente Salvataggio dell’Eroina non è quello compiuto da un Willoughby che arriva atleticamente a cavallo sotto uno scroscio di pioggia lungo le pendici di una collina del Devonshire per soccorrere Marianne (Jane se la ride di questo genere di gesti): semmai, è quello compiuto da un Mr Knightley che con spontanea nobiltà invita a ballare la giovane e povera orfana Harriet che è appena stata rudemente rifiutata da un maleducato Mr Elton di fronte a tutti gli invitati alla festa al Crown; o da un Mr Darcy che si assenta con discrezione per una manciata di capitoli per mettere a posto tutti i guai dell’Eroina, rassegnandosi ad amarla da lontano in volontario silenzio… Discrezione & Nobiltà d’Animo, non Bicipiti portati dal caso.
In Persuasione, romanzo costellato di piccoli e importanti colpi di scena e di non pochi salvataggi, il capolavoro dell’orchestrazione di questi elementi è senza dubbio il penultimo capitolo del romanzo, quando un’insperata mossa dell’eroe non solo cambia per sempre gli eventi ma ci illumina a giorno su alcuni dettagli apparentemente insignificanti a cui abbiamo assistito fino a quel momento. Di questo meraviglioso capitolo 23 non parlerò mai abbastanza…
È però altrove, al capitolo 9, che possiamo trovare un salvataggio eroicissimo ed emozionante quanto minimale, una scena casalinga del tutto innocente, che nelle sapienti mani di Jane rivela tutta l’eccezionalità sotto l’aspetto ordinario. – Una delle scene che preferisco, forse la mia preferita, nel mondo di Persuasione.
Oggi vi offro un tè nel cottage di Uppercross, dove in un pomeriggio di novembre, dopo pranzo, Anne sta accudendo il piccolo Charles infortunato senza sapere che il suo autocontrollo sta per essere messo a dura prova da una serie di colpi di scena e da un salvataggio sorprendente sul finale, che lascerà lei e noi senza parole in un vortice di emozioni ma con una nuova consapevolezza.

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Persuasione di Roger Michell, 1995: il più perfetto tra gli adattamenti austeniani

Persuasion 1995

Nel corso degli anni, ho parlato di questo film innumerevoli volte, sempre osannandolo e raccomandandolo a chiunque fosse a portata di orecchio, anche se non interessato a Jane Austen, poiché lo ritengo uno dei più bei film mai visti nella mia vita, a prescindere dal suo legame con l’autrice dal cui romanzo è tratto. Anche nei miei tè delle cinque, Persuasione di Roger Michell del 1995 viene citato spesso ed ha una scheda tutta sua nella pagina dedicata agli adattamenti (DA VEDERE) – ma non gli ho mai dedicato un’intera trattazione.
Nell’anno del Bicentenario di Persuasione, ispirata dalla trattazione che questo film ha avuto durante il raduno annuale di Jane Austen Society of Italy JAST a Bologna il 14 aprile scorso grazie alla prof.ssa Donata Meneghelli, docente di letteratura comparata all’università di Bologna ed esperta di cinema, sento irresistibile l’esigenza di soffermarmi più diffusamente non solo sulle sue inestimabili qualità di film tout court ma anche sulla sua importanza nella conoscenza del mondo di Jane Austen, perché questo resta non soltanto un grande film di per sé, nonché uno dei migliori adattamenti austeniani mai realizzati, ma è anche una pietra miliare lungo la strada dell’affermazione di Jane Austen come fenomeno di massa, regina della cultura popolare contemporanea.
Fu infatti questo film ad inaugurare il Biennio delle Meraviglie Austeniane sullo schermo, quando nel 1995-96 il colpo di fulmine di cinema e tv per Jane Austen produsse sei adattamenti tra film e serie tv in soli 24 mesi, e tutti di grande successo. L’impatto fu tale e di tale portata che quel periodo non è più soltanto indicato come seconda ondata di Austen-mania (laddove la prima è quella generata dalla pubblicazione, nel dicembre 1869, della prima biografia sull’autrice, Memoir of Jane Austen, del nipote James Edward Austen-Leigh) ma è anche considerato motore della cosiddetta Austen Renaissance.

Per il tè delle cinque di oggi, dunque, vi invito a parlare di questo Persuasione per scoprire o riscoprire, se lo conoscete già, un film che è un vero gioiello e resta ancora oggi uno degli omaggi cinematografici più preziosi al genio di Jane Austen – e, per me, il “più perfetto” pur nella sua voluta, calcolata imperfezione.

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