Archivi categoria: Ragione e Sentimento

Creatività austeniana tutta italiana!

Navigare nei negozi online di due serie e famose istituzioni austeniane come il Jane Austen House Museum (Chawton) e il Jane Austen Centre di Bath annienterebbe l’autocontrollo di qualunque Austen-dipendente. Oggetti di ogni genere, rivestiti della loro brava aura austeniana, possono avere lo stesso effetto del canto delle sirene sui marinai di Ulisse…
Chissà come reagirebbe Dear Aunt Jane se vedesse quale industria fiorente è diventato il suo nome?
Di fronte a tazze da tè con la sua effigie, borse con cuori rossi inneggianti a Darcy, magliette di cotone con le frasi più belle dai suoi romanzi, posso solo ipotizzare che alzerebbe un sopracciglio, il lampo di rimprovero nel suo sguardo si trasformerebbe subito in guizzo ironico e le labbra si distenderebbero in un sorrisetto divertito appena accennato ma del tutto accondiscendente!
Sì, perché di certo la sua sensibilità ed il suo acume le permetterebbero di riconoscere senza indugi la sincerità dei suoi ammiratori pure in questo bailamme commerciale, che è talvolta senza remore e per questo fastidioso.
Ma qualche tempo fa ho scoperto che c’è una piccola eccezione, tutta italiana e tutta sinceramente austeniana. Da Austen-maniaca, non posso non dedicare un post a questa iniziativa di due giovani Janeite italianissime e davvero brave

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Sense and Sensibility (BBC, 2008)

senseandSensibility_2008In questi primi mesi dell’anno del bicentenario di Sense and Sensibility/Ragione e Sentimento, ho rispolverato più volte questo sceneggiato realizzato dalla BBC nel 2008, che al momento è l’ultimo di una lunga serie di trasposizioni cinematografiche o televisive del primo romanzo pubblicato da Jane Austen. Paragonarlo al famoso e molto amato film del 1995, sceneggiato da Emma Thompson e diretto da Ang Lee, sarebbe un grosso errore – per quanto risulti difficile non farlo!

Chiacchierando con un’assidua e gradita ospite di questo salotto, Giuliana, mi sono resa conto di averne parlato soltanto in un breve trafiletto nella pagina dedicata alle Mie Visioni Austeniane. E così, oggi mi concedo una doverosa chiacchierata più approfondita su questo sceneggiato.
Sedetevi comodi e servitevi di tè e biscotti più volte… Lo sceneggiato dura tre puntate, per quasi tre ore, il mio post poco meno…!

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Marvel (ri)disegna anche Elinor e Marianne

S-2526S_marvel_01Ultima delle due puntate sulla mia esperienza di lettura dei fumetti che la famosa Marvel Comics sta dedicando alle opere di Jane Austen. Seconda puntata: Sense and Sensibility.

Per l’introduzione ai fumetti austeniani della Marvel, e per dare un’occhiata a Pride and Prejudice, vai al post Lizzy a fumetti sembra… Wonder Woman.
(NB:  le immagini di questo post sono tratte dal sito della Marvel o di Comic Book Resources)

(NB 2: nel 2013, questo fumetto, insieme a quelli dedicati a Emma e Northanger Abbey, è stato pubblicato in edizione italiana da Panini Leggi)

Se sintetizzare e tradurre  un qualsiasi romanzo in altro mezzo espressivo è impresa ardua, credo che questo sia particolarmente vero per Sense and Sensibility/Ragione e Sentimento.
Concepito nella prima versione come romanzo epistolare, nella versione definitiva conserva molto della sua originaria natura, tant’è vero che molti avvenimenti importanti sono già accaduti nel passato e vegono lungamente narrati dai personaggi.
Inoltre, è un romanzo che mi permetto di definire “d’azione” perché in ogni pagina accade sempre qualcosa di determinante e la trama (e con essa, i personaggi) sono sempre in movimento, in ogni senso.

Incanalare questo fiume in piena è senza dubbio un’impresa ardua, come dimostrano il film del 1995, sceneggiato da Emma Thompson, e lo sceneggiato BBC del 2008, sceneggiato da Andrew Davies, che hanno dovuto compiere scelte drastiche nella consueta ed inevitabile opera di adattamento (taglio o modifica radicale di scene, cancellazione di personaggi, ecc.).
Trasformarlo in fumetto dev’essere stato altrettanto complicato per Nancy Butler, scrittrice esperta del mondo austeniano a cui Marvel ha affidato anche questo secondo adattamento, sulla scia del successo ottenuto con i 5 numeri di Pride and Prejudice pubblicati nel 2009.

N.B.: Aggiornamento luglio 2013: questo fumetto è stato tradotto in italiano da Panini. Per saperne di più, leggi il post di Jane Austen Society of Italy sui fumetti Marvel in edizione italiana, ed. Panini Comics.

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Uno straordinario destino?…

Marianne Dashwood was born to an extraordinary fate.
(Marianne Dashwood era nata con un destino straordinario)

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Kate Winslet nel film di Ang Lee del 1995

Quanti pensieri contrastanti, mai risolti e sempre irrisolvibili, suscita il personaggio di Marianne!
(Sì, non è una novità. Forse, è da due secoli che ci scervelliamo tutti, ammiratori ed esperti, su di lei, che pure è così trasparente)
Non so più tenere il conto delle riletture di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento): eppure, dopo tutti questi anni, non so ancora decidermi. O meglio: non riesco a rappacificarmi con la sensazione di dispiacere che provo immancabilmente, puntuale e fastidiosa come un acciacco meteoropatico, quando leggo l’ultimo capitolo.
Ecco, adesso lo dico chiaramente: ogni volta, chiudo il libro e sul momento penso che no, non mi piace affatto il modo in cui la vita si “risolve” per la giovanissima, intrepida, palpitante Marianne! E sì, hanno ragione tutti coloro che sostengono che non esista alcun lieto fine per lei, che lei sia la vittima sacrificale dell’intera opera!
Ma poi, immancabilmente, finisco sempre col credere di sapere perché zia Jane abbia voluto chiudere in quel modo: il raggio di sole, la brezza primaverile, il ruscello gorgogliante, prima o poi trovano un ostacolo che li ferma, li contiene, li instrada. Questa è la vita.
La società in cui vive richiede che Marianne l’Indomita diventi Marianne la Domata. O quasi…
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Senno e sensibilità, più che ragione e sentimento

SenseAndSensibilityTitlePage_672x1101Le parole sono come gli esseri viventi. Non restano mai uguali, l’uso che ne facciamo le modifica nel corso del tempo.

Nel post precedente, 1811-2011 Due secoli di ragione e sentimento, Irene del blog Cipria e Merletti ha giustamente rilevato nel suo commento questa verità universalmente riconosciuta riguardo il titolo Sense and Sensibility: la traduzione italiana non rende il concetto espresso in inglese.
Verissimo.

Dalla sua prima comparsa in territorio italofono, nel 1945, il titolo Sense and Sensibility è stato tradotto innanzitutto con Sensibilità e Buon senso e poi, sempre più spesso, con Senno e Sensibilità, affermatosi per molti decenni. Ma l’italiano moderno, complice l’influenza potentissima dei mezzi di comunicazione di massa (nello specifico, il film di grande successo del 1995, diretto da Ang Lee), ha ormai codificato e consolidato il binomio Ragione e Sentimento che porta alle estreme conseguenze la semplificazione linguistica e rende più immediata la dicotomia dei due opposti in gioco nel romanzo, anche se risulta essere meno coerente con le parole del titolo originale.
Quelle due parole, sense e sensibility, e soprattutto quest’ultima, significano altro, soprattutto se le si considera immerse nel contesto dell’epoca in cui Jane Austen scrisse il romanzo.

Persino per gli anglofoni di oggi le due parole hanno una sfumatura di significato diversa, talvolta sfuggente, tant’è vero che sono un costante oggetto di analisi negli studi su Jane Austen.
Non sono un’esperta linguista ma proverò a chiarire questa differenza.
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1811-2011: due secoli di Ragione e Sentimento

SenseAndSensibilityTitlePage_672x1101Questo 2011 è un anno importantissimo:  sono passati esattamente due secoli dal quel fatidico 1811 che ha permesso a tutto il mondo di conoscere l’opera di Jane Austen. Quell’anno, infatti, per la prima volta la zia Jane vide pubblicato un suo libro e quel libro era Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento).

Quando l’ho letto per la prima volta, ho pensato alle Quattro Stagioni di Vivaldi, ed in particolare all’Estate (in fondo al post, un piccolo assaggio: il 3° mov. Presto, nell’interpretazione dei Solisti Veneti). Questo romanzo è burrascoso proprio come quelle giornate estive dal tempo instabile e imprevedibile, che passano da un estremo all’altro, che cominciano in un modo e procedono in altro modo e non si sa come potrebbero finire ma che, comunque siano andate, tra un improvviso temporale ed un cielo assolato, tra un caldo intenso ed un venticello frizzante, alla fine sono state giornate meravigliosamente piacevoli.

Per celebrarlo degnamente, si impone un’esplorazione di tutto quanto riguardi questo romanzo! Come?

Il primo passo è rileggerlo. E qui sono stata clamorosamente ed inconsapevolmente previdente perché ho appena finito di rileggerlo, in originale e per di più in formato audiolibro – un’esperienza che esalta le qualità narrative del testo austeniano.
I passi successivi sono ad ispirazione del momento perciò ognuno sarà libero di fare ciò che desidera. Ecco la mia lista, dove non mancano tappe quasi obbligate.

Mi sono letta il bel saggio di Tony Tanner Secrecy and sickness dal libro Jane Austen dedicato in particolare alla figura di Marianne.

Ho acquistato lo sceneggiato BBC del 2008 e ne ho già programmato la visione (le mie riflessioni e gli approfondimenti sono nella recensione dedicata a questo adattamento).
Lo alternerò con il bellissimo film di Ang Lee del 1995,  sceneggiato da una bravissima Emma Thompson.

senseandSensibility_2008  RagioneESentimento_1995

Poi, cercherò di esplorare i “derivati” da S&S, cioè i prequel/sequel/spinoff, per capire se è il caso di leggere Sense and Sensibility and Sea monsters guardandone il book-trailer (perbacco, la mostrificazione di zia Jane non finisce mai!).
Quanto ai vari Diari di Amanda Grange, dedicati ai personaggi maschili austeniani, dopo quello di Mr Darcy (recensito anche su questo blog), si potrebbe ripetere l’esperienza con il Colonel Brandon’s Diary o quel buon vecchio diavolo di Willoughby e (nota aggiunta il 26/05/2011) più passano i mesi, e più sono tentata. Entro la fine dell’anno, mi impegnerò in un Gruppo di Lettura per celebrare il bicentenario leggendo proprio qualcuno di questi titoli.
Nel frattempo, non mancherò di esplorare il web alla ricerca di riflessioni, celebrazioni, pubblicazioni né mancherò di scribacchiare qualche mio pensierino su queste pagine… (Scopri tutti i post dedicati a Sense and Sensibility)

E allora: buon bicentenario di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) a tutti!

No, indeed, I am never too busy to think of  S&S. I can no more forget it than a mother can forget her suckling child.
(No davvero, non sono mai troppo occupata da non pensare a S&S. Non posso scordarmelo, più di quanto una madre possa scordarsi di allattare un figlio.)

da una lettera di Jane a Cassandra, 25 aprile 1811

Link Utili:
Leggi online Sense and Sensibility in originale inglese
Leggi online Sense and Sensibility in traduzione italiana (di Giuseppe Ierolli, con testo inglese a fronte)
Guarda tutte le illustrazioni di C.E. Brock

Che anno il 1995! Jane, miss superstar di cinema e tv

La Repubblica - 22 gugno 199631 dicembre-1° gennaio: periodo di consuntivi e previsioni nonché di… sgomberi! Ed è grazie a questo vortice energetico tra fine e inizio d’anno che ho ritrovato dei vecchi articoli un po’ ingialliti ma ben ripiegati tra le pagine di alcuni libri.
(Parentesi irrefrenabile: uno dei motivi per cui non riesco ancora ad abituarmi all’idea del libro elettronico è che l’oggetto libro è per me un contenitore di appunti, articoli, sottolineature, punti esclamativi, macchie, odori… Ma va bene, troverò il modo di usarlo così anche virtualmente – ma come fare per gli odori e le macchie?…)

Gli articoli che ho trovato riguardano i film Persuasion (in it. Persuasione) di Roger Michell del 1995 e Sense and Sensibility (in it. Ragione e Sentimento) di Ang Lee sempre del 1995.
Che anno quello, vero?, per la nostra zia Jane, superstar del grande e del piccolo schermo! Oltre al leggendario sceneggiato BBC Pride and Prejudice, uscì anche un leggerissimo ma argutissimo film ispirato a Emma, Clueless (in it. Ragazze a Beverly Hills – che razza di traduzione!).
Gli articoli sono tratti da La Repubblica tra febbraio e giugno del 1996, scritti da Irene Bignardi e Maria Pia Fusco. Ho scelto di mostrare all’inizio di questo post quello che più colpisce nel titolo. Ma, aprendo il post, troverete anche gli altri tre.

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